Laghi di Revine Lago

     

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Notiziario

Il principio di precauzione è un vero e proprio parametro di validità delle politiche per l’ambiente.

Il principio di precauzione, codificato nell’art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) e nell’art. 3 ter (comma 1°), del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. (Codice dell’Ambiente), costituisce ormai un autentico parametro di validità delle politiche in materia di ambiente, salute pubblica, sicurezza.

Lo ha delineato con grande chiarezza la sentenza Cons. Stato, Sez. IV, 31 maggio 2023, n. 5377.

Ne parla sull’importante riferimento per il contrasto ai crimini ambientali Osservatorio Agromafie e sulla prestigiosa Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente l’esperto Gianfranco Amendola, uno dei padri del diritto ambientale in Italia.

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By Gruppo d’Intervento Giuridico
Gruppo d’Intervento Giuridico
09 Settembre 2023
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L' impatto ambientale del Progetto " Il borgo aumentato sul lago" proposto dal Sindaco di Tarzo

Nel progetto “Cortili Frattali. Il borgo aumentato sul lago” presentato dal Comune di Tarzo è venuta meno una premessa indispensabile, di carattere metodologico ed ecologico: la pianificazione delle singole attività umane (produttive, agricole, turistiche) sui laghi, proprio per il loro impatto ambientale sinergico sull’intero ecosistema laghi, necessitano di un coordinamento in ragione degli effetti che queste producono sull’equilibrio ecologico complessivo.

Gli interventi 04 e 05 del progetto incidono sull’habitat compreso geograficamente nel Comune di Tarzo ma determinano una riduzione di biodiversità dell’intero ecosistema laghi.

Questo nuovo progetto, se approvato, aggiungerebbe un altro capitolo alla storia urbanistica delle sponde dei laghi. Il suo impatto va considerato come un’ulteriore fase di antropizzazione dei laghi, un processo di urbanizzazione che ha caratterizzato le modalità della loro valorizzazione turistica in una sommatoria di interventi slegati e non coordinati il cui risultato è la contrazione dei diversi habitat presenti.

È enorme l’impatto ambientale in seguito all’allestimento di una piattaforma galleggiante di 1000 mq di cui 600 mq calpestabili (misura 4: cortile frattale) atta ad ospitare eventi e attività culturali e una passerella (misura 5: passerella lungo lago) che per 600 metri correrebbe sull’acqua parallela alla riva e a un prezioso canneto in un tratto del lago di Lago a nord del borgo di Fratta. Prevale negli ideatori del progetto una concezione di fruizione turistica secondo la quale la natura è un “mezzo per” e non “un'entità vitale” con cui mettersi in relazione, rispettandola e accostandosi ad essa in modo discreto, attraverso un turismo dolce, un turismo in punta di piedi, dove l’esperienzialita’ non si realizza attraverso la spettacolarizzazione della location, ma attraverso un contatto percettivo, sensoriale e visivo con i vari elementi che compongono il mosaico della natura dei laghi.

Non c’è stata una comprensione dei valori naturalistici e nemmeno una gestione unitaria nella conservazione degli habitat faunistici e vegetazionali. Lo sviluppo di una urbanizzazione turistica e l’insediamento di strutture ricettive e ricreative hanno creato le condizioni per un continuo restringimento degli habitat faunistici e vegetazionali.

All’istituzione del Parco Regionale di Interesse Locale con deliberazione della Giunta Regionale n. 4034 il 22/12/2009 non è seguita un’assunzione di responsabilità nella tutela e gestione del parco da parte degli enti locali rivieraschi: non si è dato seguito con una struttura di gestione unitaria a tutela dei laghi. Anche il progetto “ Il borgo aumentato sul lago” risente di un equivoco di fondo che ruota attorno all’idea che un parco non sia un luogo dove attuare meccanismi di protezione, conservazione e fruizione guidata di un bene prezioso e fragile, ma che la sua certificazione a parco comporti un aumento dell’ attrattività del luogo e che grazie ad essa si possano quindi innescare dinamiche di frequentazioni locali e turistiche, di opportunità di sviluppo economico sostenibile e, nel progetto del comune di Tarzo, addirittura la creazione di spazi di esposizione, ricreativi e culturali sull’acqua. In tale assioma riduttivo secondo cui “parco=aumento attrattività” le caratteristiche salienti e principali che ne fanno un parco naturale vengono addirittura rimosse. La prima azione o meglio, parafrasando come vengono chiamate le azioni 04 e 05 del progetto, il “primo intervento” da attuare dovrebbe concernere la “conoscenza”, il “monitoraggio” degli aspetti vegetazionali e avifaunistici.

Per questa ragione sono stati sollecitati i comuni rivieraschi ad aderire al bando del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che finanzia proposte progettuali innovative degli enti pubblici impegnati nel monitoraggio, preservazione, valorizzazione e ripristino della biodiversità in aree protette con lo scopo di realizzare un aggiornamento degli aspetti vegetazionali, floristici, avifaunistici e ittio faunistici del biotopo dei laghi e del terreno circostante (l’ultima ricerca su tali aspetti curata da esperti quali: Cesare Lasen, Sergio Stefani, Silvio De Mori, Francesco Mezzavilla, Vittorio De Savorgnani e altri risale addirittura al 1989).

Sono passati quindi più di trent’anni da quello studio che faceva il punto sulla ricchezza dei laghi in termini di biodiversità, ma sui laghi il processo di antropizzazione delle sponde, talvolta in forma leggera e in taluni casi in modo impattante è proseguito e la necessità di fare i conti delle specie vegetali (piante di terra e lacustri, fiori, alberi, arbusti, siepi, canneti) e animali (uccelli, specie ittiche, anfibi, rettili, insetti, specie di vertebrati e invertebrati) ancora presenti o in via di estinzione nell’habitat dei laghi di Revine/Tarzo è imprescindibile, a maggior ragione in un parco naturale: la preservazione, la valorizzazione e il ripristino della biodiversità non possono prescindere da un processo di conoscenza e monitoraggio.

D’altronde i valori naturalistici dei laghi erano ben noti alle istituzioni e alle amministrazioni locali se la zona dei laghi sita nel territorio del Comune di Tarzo con Decreto Ministeriale del 12 maggio 1967 veniva dichiarata “zona di notevole interesse pubblico” con vincolo paesaggistico e individuazione di specifica area tutelata (D.Lgs. n.42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio, Artt. 136 e 157).

NO A PIATTAFORME E PASSERELLE SUL LAGO. 

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Redazione
06 Settembre 2023
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Quando le scelte politiche affondano la lama ferendo la biodiversità.

Il geologo Dario Zampieri, dell'Università di Padova sostiene come “il superamento dei nove confini biofisici spinge la Terra al di fuori delle condizioni tipiche dell’Olocene, col rischio di cambiamento irreversibile a scala globale”. Fra i nove processi planetari per i quali è necessario definire dei valori di controllo c’è il “tasso di perdita di biodiversità”.

Nel 2009 si riteneva che tre dei nove processi planetari avessero superato il confine di sicurezza:  cambiamento climatico, interferenza col ciclo dell’azoto e perdita di biodiversità.

Fermare il declino della biodiversità è un’esigenza primaria per la nostra stessa sopravvivenza, soprattutto ora che i cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio la sicurezza, il benessere e la prosperità economica delle comunità umane. Il degrado di specie, habitat ed ecosistemi mette a rischio non solo il presente ma anche il futuro.

Bisogna conservare la natura, ampliare le aree protette, gestirle meglio, metterle in connessione, rafforzandone il ruolo.

Incomprensibile come la “Zona Speciale di Conservazione” (ZSC) SIC codice IT 3240014 dei “laghi di Revine/Tarzo” estesa per 119 ettari, una zona umida e vitale per l’avifauna presente e per quella che può trovare rifugio in futuro, non sia ancora stata considerata “Zona di Protezione Speciale”(ZPS) essendo limitrofa all’adiacente “Zona di Protezione Speciale” (ZPS) della “dorsale prealpina che si estende per 11622 ettari tra Valdobbiadene e Serravalle, SIC codice IT 3240024.

Il Generale del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità Raffaele Manicone ci ricorda che “se l’estinzione delle specie è un fenomeno naturale è la velocità di estinzione delle specie a preoccupare a causa delle attività umane tra le 100 e le 1000 volte superiore rispetto al passato. Non pensiamo solo ai grandi mammiferi ma alle estinzioni di specie sconosciute: insetti, rettili, uccelli. Ad esempio, gli insetti sono fondamentali nell’economia di un foresta, di un bosco, di un ecosistema.” Insetti e piante che a loro volta beneficiano della presenza dei "microrganismi" del suolo che sono l’anello di congiunzione tra la salute del terreno, il benessere degli animali e quello dell’uomo. La biodiversità non è un concetto astratto, è la dimensione della vita biologica sulla terra. Ogni angolo, nicchia, pezzetto di natura può dare il suo contributo, anche quelle rive del lago di Lago che si vogliono occupare di rumore per trasformarle in parco divertimenti.

Nonostante le dimensioni e il peso notevole delle carenze idrogeologiche  e la conseguente necessità di combatterle i laghi di Revine/Tarzo possono dare il loro contributo per la conservazione della diversità biologica e fornire l'acqua e la produttività primaria da cui dipende la vita di numerosi specie di piante, uccelli, piccoli mammiferi, rettili, anfibi, pesci e invertebrati e sono anche importanti depositi di materiale vegetale genetico.

I laghi di Revine/Tarzo e il canale della Tajada sostengono attualmente anche una consistente popolazione di anfibi nella fase critica del loro ciclo vitale, quello della migrazione a fini riproduttivi e ospitano una variegata presenza di specie ittiche.

I laghi di Revine/Tarzo appartengono alla categoria delle “aree umide”.

Le “aree umide” secondo la Convenzione di Ramsar (Iran 1971) e la Convenzione Internazionale sulla diversità biologica (Convenzione di Rio 5/6/92) sono considerate biologicamente tra gli ambienti più produttivi al mondo. Le caratteristiche dell’ecosistema laghi di Revine/Tarzo, la loro critica situazione geomorfologica e idrologica, l’urgenza e la necessità di salvaguardare la loro stessa esistenza biologica rendono inoltre auspicabile la loro inclusione nell’elenco delle aree umide di importanza internazionale.

Anche la richiesta da noi proposta ai comuni rivieraschi di partecipare al bando del PNRR per finanziare l’aggiornamento degli aspetti vegetazionali, floristici, avifaunistici e ittio faunistici del biotopo dei laghi e terreno circostante era finalizzata alla necessità di alzare i livelli di protezione della biodiversità dei laghi e, documentandola, poter così inoltrare al governo italiano una richiesta di riconoscimento ai laghi di Revine/Tarzo di “area umida” ai sensi della Convenzione di Ramsar. Tale convenzione si pone come obiettivo la tutela internazionale delle zone umide mediante la loro individuazione e delimitazione, lo studio degli aspetti caratteristici, in particolare dell'avifauna e la messa in atto di programmi che ne consentano la conservazione degli habitat, della flora e della fauna. La Convenzione di Ramsar è stata ratificata e resa esecutiva dall'Italia con il DPR 13 marzo 1976, n. 448 e il governo italiano, aderendo, si è impegnato a garantire un uso razionale delle “Zone Umide” e il “mantenimento” della loro funzione ecologica.

Fra gli impegni che discendono a carico degli Stati aderenti alla convenzione c’è quello di designare le zone umide del proprio territorio, da includere in un elenco di zone umide di importanza internazionale.

Il Parco Regionale di Interesse Locale dei laghi Revine/Tarzo dovrebbe avere fra i suoi scopi principali il mantenimento delle caratteristiche endemiche che caratterizzano la biodiversità dell’habitat dei laghi. Il raggiungimento di questo scopo prefigura un unico ente di gestione del parco dotato di strumenti e competenze specifiche anche per scongiurare un fenomeno in aumento sui laghi, indotto anche dai cambiamenti climatici, che vede specie floristiche, faunistiche e ittiche “alloctone” soppiantare le specie floristiche, faunistiche e ittiche autoctone.

Le specie alloctone competono con quelle autoctone per le risorse, costringendo in molti casi queste ultime all'estinzione locale.

Gruppo Difesa Laghi

04.09.2023

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04 Settembre 2023
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Revine Lago : opere della Devozione popolare

I Capitelli religiosi di Revine Lago sono una testimonianza storica della devozione popolare.
( clicca le icone per aprire la foto)

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By Roberto Frare
Roberto Frare
21 Agosto 2023
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Revine Lago: immagini di devozione popolare

 

     


   




 


 






 








 


 

 

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By Roberto Frare
Roberto Frare
19 Agosto 2023
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Ferragosto 2023: reportage fotografico

Turismo, sostenibilità ambientale ed economica nelle aree naturali protette, esiste un equilibrio?
Finché non si comprende che affinché i “luoghi” (belli) non diventino “non luoghi” (brutti), va rispettata la loro “capacità di assorbimento antropico”, pena la loro sopravvivenza a lungo termine. Una “capacità di assorbimento antropico” da tarare e gestire con parsimonia in base alle caratteristiche geomorfologiche del luogo, nel caso specifico dei laghi di Revine-Tarzo: dimensioni ridottissime rispetto ad altri laghi, criticità idrologiche (qualità delle acque, habitat lacustre in sofferenza, inquinamento), habitat vegetali e faunistici residuali delle sponde molto ridotti, elevata urbanizzazione delle sponde in rapporto alle dimensioni dei laghi, ecc. Non basta e anzi peggiora la situazione se si intende risolvere il problema facendo nuovi parcheggi, consumando suolo, cementificando e urbanizzando ulteriormente il terreno naturale limitrofo ai laghi che è parte dell’ecosistema laghi. La dimensione dell’ affollamento turistico ( e del marketing territoriale) deve essere tarata sulla dimensione di due piccoli laghetti, anche, se necessario, con regole e divieti.

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By Redazione
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15 Agosto 2023
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Ecoistituto del Veneto Alex Langer: Laghi di Revine Lago ancora in pericolo

Negli anni ottanta i laghi di Revine Lago corsero il pericolo di una trasformazione radicale per diventare un anonimo bacino dedicato al  canottaggio, per cui  sarebbero stati completamente  snaturati e alterati, perdendo per sempre una grande ricchezza naturalistica ma anche archeologica. Tutte le maggiori  associazioni ambientaliste ed anche qualche forza politica  regionale risposero all’appello del comitato locale El Mazzarol che si  impegnò per  evitare  quel progetto distruttivo e il  Ministero per l’Ambiente  bocciò il progetto. 

In seguito i laghi sono diventati SIC, Sito di Interesse Comunitario e ZSC, Zona Speciale di Conservazione di  Rete  Natura  2000, sigle  che  sono  sconosciuti  ai più ma che indicato aree di altissimo valore naturalistico, da tutelare con grande attenzione, ma non sempre questo è tenuto nella dovuta attenzione da  parte di chi, per mandato elettorale, ha il compito,  di amministrare il territorio.

Così il  comune di Tarzo potrebbe  ricevere un finanziamento  pubblico di ben 1,5 milioni di euro del PNRR, piano nazionale di ripresa e resilienza, per interventi in parte discutibili e in parte,  a nostro giudizio,  inaccettabili.

Prima  di  tutto  stupisce la  scelta di  non aver pensato  ad un progetto che  coinvolgesse tutti  i  comuni della Vallata e  quindi  anche  Revine Lago e  Cison. Il comune di Tarzo, da solo, propone di costruire, vicino alla riva ma dentro il lago, una piattaforma di 1000 metri quadri,  forse altre piattaforme invasive  dello  spazio  liquido e una lunga  passerella per passeggiate,  circa 600 metri che poi  potrebbero venire allungati in futuro. 

Già il comune di Tarzo ha dimostrato poca attenzione ecologica  quando è intervenuto con il taglio del canneto in periodo di nidificazione, errore  che  ci  auguriamo non venga più ripetuto in futuro, e ora con il PNRR Borghi propone due manufatti che sulla carta risulteranno sicuramente definiti come sostenibili ma non è così e il loro impatto sull’ambiente non sarà basso ma risulterà rilevante.

A che cosa potrà servire una grande piattaforma in acqua? Fare concerti e discoteca in un ambiente naturale ricco di vita animale,  fragile e da conservare  con grande  cura ? L’Ecoistituo  del Veneto Alex Langer dice di no,  schierandosi a fianco del Gruppo Difesa Laghi,  e si opporrà a questo progetto con il  quale importanti  risorse pubbliche  sarebbero  spese in  modo discutibile  ma  soprattutto insostenibile per l’ambiente  naturale.

Già  ci sono sulle  rive degli edifici abbandonati e anche fatiscenti che non fanno certo una bella figura, perché non partire da quella pulizia che prima o poi  bisognerà fare? Un progetto veramente valido per i laghi dovrebbe promuovere prima di tutto la conservazione di un bene da preservare per le  generazioni  future  e  poi un turismo veramente  sostenibile, valorizzando il  patrimonio  delle  vecchie  case,  eliminando i brutti  edifici in  cemento  degli  anni  60, ma  sopratutto non costruendo nuove opere in acqua. Anche altre parti del progetto del comune di Tarzo sono  molto discutibili,  come interventi su vecchi  edifici e una piccola bellissima chiesa che rischia di risultarne snaturata.

I laghi si trovano ai bordi dell’area Unesco delle  Colline del Prosecco e quindi saranno sempre più frequentati, il valore naturale dei laghi va  conservato non  solo perché le leggi lo impongono ma anche poterli  proporre ad un turismo di qualità. Nel progetto proposto dal comune di Tarzo risulta del tutto trascurato il grande valore archeologico dei laghi, di cui la ricostruzione del villaggio palafitticolo del Livelet dovrebbe essere stata solo l’inizio, quindi  c’è un  lungo percorso tutto da costruire. Il Livelet non è in comune di Tarzo,  ma i laghi costituiscono un’unità e come tali  vanno trattati,  senza campanilismi, i vari  comuni dovrebbero fare squadra. Come non fare il paragone con i vicini comuni di Caneva e Polcenigo, in  Friuli,  dove amministrazioni lungimiranti si sono unite ed hanno sostenuto con forza l’importanza degli scavi archeologici nei Palù della Livenza,  riconosciuti come Patrimonio Unesco per cui hanno  ottenuto finanziamenti importanti per  costruire un museo archeologico proprio sul tema dei villaggi palafitticoli preistorici e i lavori dovrebbero iniziare fra  non molto. Quel nuovo museo darà sicuramente un ulteriore impulso anche al turismo dell’area. Speriamo che ne seguano l’esempio anche le amministrazioni della Valsana, con le quali siamo disposti a dialogare e a cooperare se la via che si  deciderà di seguire sarà quella di una vera e dimostrabile sostenibilità,  non solo enunciata nei progetti.

Ecoistituto del Veneto Alex Langer

Michele Boato e  Toio de Savorgnani

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Ecoistituto del Veneto Alex Langer
13 Agosto 2023
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Il turismo di massa ci tiene in ostaggio: il caso di Favignana

L'estate di Favignana e il turismo di massa "insopportabile"

40mila presenza al giorno.  Sempre più affollata, sempre più “cara” - non in termine d'affetto, ovviamente - Favignana ha ormai perso la propria identità di isola "remota".
Ora,  in estate, è una città turistica con tutti i suoi pregi e difetti. Invasa, con cadenza quotidiana, da turisti sia italiani, sia stranieri. Fioccano le case-vacanza, i negozi di noleggio di bici e scooter e altre attività connesse al turismo che aprono e chiudono in un batter di ciglia, realizzate magari da “forestieri” di passaggio per spremere la “gallina dalle uova d'oro”: il turista.
Tutto è business. Una birra Moretti, per fare un esempio, comprata in un panificio, costa quattro euro. Una bottiglia anonima di vino arriva a sfiorare i 25 euro. Per entrare al supermercato devi fare una fila incredibile sotto al sole che picchia forte. Per sederti al tavolino del bar devi fare una lunga attesa. per passeggiare in piazza devi fare quasi a gomitate. 
Ciò che conta sono i numeri. Le presenze.
Il turismo di massa tiene in ostaggio l'isola. Ciò che conta è fare cassa per la gioia degli operatori economici. Se loro gongolano; i residenti, però, storcono il naso: l'estate per chi vive sull'isola è un incubo. “Hanno svenduto Favignana” è l'opinione di tanti. 
E a lanciare un grido di allarme è anche Maria Guccione, memoria storica dell'isola, cultrice delle tradizioni locali, ristoratrice da 40 anni.

“Favignana – dice - chiede aiuto, chiedono aiuto i favignanesi seri che fanno turismo da una vita e vogliono continuare a farlo senza vederne scadere la qualità”. Un appello: “Amministrazione, serve più controllo . I vigili non bastano? Chiamatene altri e dato che il bilancio comunale è sano che si spendano bene i soldi per garantire a tutti la vivibilità”.

Guccione, che ha il polso dell'isola, fa l'attenta analisi di una realtà con la quale convive tutti i giorni: “Devo trovare il modo per evitare di andare in centro, persino per fare la spesa perché quello che viene definito turismo è diventato insopportabile. Si è perso totalmente il concetto di sostenibilità. Il centro storico di Favignana è inguardabile: un continuum di locali grandi ,piccoli , spesso dall'aria anonima,che offrono di tutto senza che sia possibile distinguere il buono dal cattivo, senza una storia, senza una tradizione, tranne pochi e , purtroppo spesso , senza gestione favignanese”.

Guccione prosegue con la sua disamina: “Suolo pubblico per tutti, anche dove non si può, anche per chi non fa somministrazione, in un caos di espositori,tavoli, sedie, sgabelli, pedane, biciclette abbandonate ,senza alcun rispetto per il pedone a cui spesso viene sottratta anche la porzione di marciapiede cui avrebbe diritto. Un centro snaturato, sovraccarico di licenze , con i locali uno dietro l'altro che spesso dopo qualche stagione cedono l'attività. Un'isola totalmente svilita e mercificata dove non esistono più aree pedonali ma solo suoli pubblici concessi per il lucro dei singoli : un susseguirsi di pedane, tendoni, ombrelloni, sedie, tavoli, senza un minimo senso estetico, dove spesso la mattina alle otto stazionano ancora bottiglie e cartacce della sera prima che il titolare non ha avuto il buon gusto di raccogliere, e in tanta bruttura si sminuisce anche il lodevole tentativo di qualche volenteroso che "osa" abbellire il suo locale con graziosi e colorati vasi da fiori”.

C'è poi l'invasione delle bici. “Impazzano – osserva Guccione - abbandonate nei posti più impensabili o posteggiate dai locatari dove non si dovrebbe per ovviare al fatto che hanno più bici di quanto consentirebbero i metri quadrati del magazzino. E mentre qualche forestiero proprietario di casa a Favignana impazzisce alla ricerca di un falegname o di un elettricista...tutti spremono la gallina dalle uova d'oro di un turismo spesso becero e ormai fuori controllo”. 

Per Guccione, inoltre, “chi abita in centro prega Dio perché gli regali una sordità temporanea che lo salvi dalla musica di Deejay improvvisati e da una musica assordante spesso in cacofonico contrasto con quella del locale accanto. Ma quale turismo culturale, quale turismo sostenibile, quale rispetto della tradizione e dell'identità”.

Un caos che danneggia soprattutto “gli operatori bravi sia in campo alberghiero che della ristorazione. So bene – sostiene Guccione - che i guai vengono da lontano, dalla mancanza di una programmazione seria e da una mancata visione corretta di turismo, ma a questa Amministrazione chiedo di impegnarsi con forza per il controllo e il rispetto delle regole. Il lassismo non paga. Non si può concedere spazi pubblici sottraendo ai residenti ogni vivibilità. Non si può consentire che un camion o un'ambulanza restino bloccati da tavoli e sedie messi dove non dovrebbero stare. E ci vuole più attenzione alla manipolazione del cibo ,al come e al dove”.

"Cerchiamo sempre di ascoltare tutti - spiega il Sindaco Francesco Forgione - e di fare rispettare le regole, soprattutto per l'occupazione di suolo pubblico e la movida. Siamo di fronte ad un'esplosione di turismo di massa, che riguarda non solo Favignana, ma anche la Sicilia, ed, allargandoci, anche regioni molto organizzate, come la Puglia. Noi abbiamo assunto nove vigili stagionali, con un nucleo di polizia marina, per supportare l'Area Marina Protetta. Favignana è però unica, rispetto alle altre isole. La vicinanza con Marsala e Trapani genera un turismo giornaliero da record. Abbiamo punta di 40mila presenze giornaliere.  E neanche la tassa di sbarco molto elevata, cinque euro, pone un freno. Proprio ieri, comunque, abbiamo fatto una riunione con le forze di polizia presenti sull'isola per incentivare i controlli. Circa l'aumento dei prezzi, non c'è dubbio che Favignana rischia molto se diventa un'isola cara. Non è questo il modo di fare selezione".

Fonte: www.tp24.it

13/07/2023

 

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25 Luglio 2023
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L’effetto “WOW” del turistificio industriale

Luca Rota nel suo blog riporta la dichiarazione degli amministratori locali del comune di Vezza  d’Oglio in Val Camonica riguardo un progetto di “ponte tibetano” del costo di due milioni di euro. Per gli amministratori locali  il ponte tibetano è: “un’opera necessaria per creare un effetto WOW che oggi manca al  paese”. 

Da quando i sondaggi hanno scoperto che il 43% degli italiani cerca paesaggi suggestivi e bellezze naturali (e senza porsi alcuna domanda sul perché sta emergendo tale bisogno) anche in Veneto la  ricerca dell’effetto “wow” sembra essere l’unico obiettivo che gli amministratori locali perseguono. Il territorio Veneto  è diventato così come un “enorme capannone territoriale a cielo aperto” di 18345  chilometri quadrati dove si progettano e confezionano prodotti turistici che abbagliano, che fanno, appunto, esclamare: “wow”. La dimensione del consumismo si è  così impadronita  anche del “bisogno di natura” e viene usata in funzione del PIL. La “natura” diventa, in questa visione,  il  “fattore produttivo” di questo “enorme capannone territoriale  a cielo aperto” perdendo le sue due caratteristiche principali:  essere un bene di cui godere e fruire in modalità che non le facciano  perdere la sua anima  ed essere un bene da proteggere per il suo “apporto ecosistemico” e paesaggistico senza intermediazioni tecnologiche  e logistiche. Tale attività produttiva presenta due classi merceologiche: il “prodotto urbanistico wow”  e il “prodotto localizzato wow”. Il primo, confezionato con nastrini e ciocche green, ha una dimensione  macro nei suoi effetti, diciamo di “area vasta”:  si va dall’organizzazione di  grandi eventi dagli effetti mortali  per gli ecosistemi alpini come le Olimpiadi Invernali 2026  in un sito Patrimonio dell'Umanità,  passando per la legge regionale n. 29 del 25 luglio 2019 che consente in zona agricola (in un sito con le bollicine Unesco)  di trasformare in  strutture ricettive  le vecchie casere  con possibilità di ampliamento fino a 120 metri cubi, per finire alla modifica  dell’art. 27 ter “Strutture ricettive in ambienti naturali” della legge regionale 14 giugno 2013 numero 11, che prevede “l’arrivo in quota delle “stanze panoramiche” e la possibilità di realizzare strutture ricettive, alla pari di malghe, rifugi e bivacchi alpini, anche sopra il limite, posto dall’attuale normativa urbanistica regionale  di 1600 metri. La cecità che condiziona tali  amministratori è pari al consenso e all’indifferenza che la maggioranza dei veneti riversa copiosamente verso questo  graduale e diffuso deturpamento del bel paesaggio veneto di un tempo.  

Accanto al “prodotto urbanistico wow”, un prodotto per così dire di “area vasta, c’è il  “prodotto localizzato wow”,  che è più delimitato come spazio, ma diffuso all’interno del “capannone territoriale veneto a cielo aperto”. Vediamo alcuni esempi. Si va dal  consentire (da decenni purtroppo) il parcheggio a pagamento a migliaia di auto ai piedi delle Tre Cime  di Lavaredo  (e i “schei” vanno  al fortunato comune che ospita un tesoro unico naturale di cui non ha alcun merito) alle “big bench”, panchine giganti (confidando, ingenuamente, che chi le ha installate le tolga quando si arrugginirà  il loro fascino e il metallo di cui  sono fatte), per finire ai “ponti tibetani” (mentre magari  si lasciano  andare in rovina muretti a secco e  sentieri di quel territorio non manutenendoli e lasciandoli avvolgere da rovi, acacie e ortiche fino a renderli impenetrabili).  

Davanti al progetto di uno di questi “prodotti localizzati wow”, che prevede  l’allestimento in un laghetto (lago di Lago) di appena 0,5 km2 di una piattaforma galleggiante di 1000 mq di cui 600 mq calpestabili  (misura 4: cortile frattale) atta ad  ospitare eventi e attività culturali e una passerella (misura 5: passerella lungo lago) che per  600 metri lineari correrebbe sull’acqua  parallela alla riva e a un prezioso canneto, un gruppo di   cittadini della comunità dei laghi di Revine/Tarzo  ha risposto: “no, grazie!” Per un attimo mi sono unito  a questa “wowmania”  e mi son detto: wow, meno male che c’è qualcuno che si oppone a questa degenerazione del turismo. 

Allo sfruttamento commerciale della natura, anche  in questo esempio di “prodotto localizzato wow”, si vuole, ovviamente, dopo aver dato una “patina green”, offrire una “giustificazione filosofica” secondo la quale gli interventi sono  finalizzati a ripopolare i borghi di collina e di montagna. Ma la strada che si sceglie va nella direzione opposta: non fermano lo spopolamento e lasciano rovine e scempi irreversibili.

Per rivitalizzare i paesi e i borghi bisogna partire dalla loro storia: una storia da  leggere attraverso i vecchi muri scrostati delle abitazioni vuote dietro i quali si celano identità e umanità perdute. Bisogna andare incontro al vissuto storico, antropologico, alle tradizioni, agli usi e costumi dei paesi e dei borghi  che si stanno spopolando. Per rivitalizzare i paesi e i borghi bisogna partire dalla loro geografia: percorrendo i  sentieri fiancheggiati dai vecchi muretti  a secco in rovina o  le stradine silenziose un tempo piene di vita vissuta. Recuperare il sentimento dei luoghi è un modo per recuperare “vecchie soggettività” e gettare un ponte tra queste e   nuove soggettività giovanili.  Solo costruendo questo “ponte intergenerazionale” i paesi e i borghi possono riprendere  una nuova vita nella “ricerca” di  una “strada alternativa” nell’epoca  odierna “digital-tecnocratica”, ove domina un consumismo di massa, spersonalizzante, drogato da una sovrapproduzione  di  immagini improntate a un edonismo che  nasconde nuove solitudini.  Per  un giovane scorgere l’anima di un luogo può essere un modo per scoprire anche la propria anima, la propria soggettività e trovare il modo di  esprimersi dando vita a luoghi in abbandono.  I vecchi borghi e i vecchi paesi che si stanno spopolando hanno bisogno di intercettare le aspirazioni e le inquietudini dei giovani, di proporre loro un nuovo modo di fare comunità, condividendo  delle rievocazioni che sappiano unire il passato al presente e  rispondere al bisogno di “sentimento” e di “socialità” non solo virtuali delle nuove generazioni. C’è bisogno che i soldi che si spendono per i “prodotti turistici wow” vengano investiti nella incentivazione a giovani coppie per  la ristrutturazione  a scopo residenziale di vecchie abitazioni, nel favorire  forme di  “cohousing” che ben si sposerebbero con l’atmosfera dei borghi,    nei servizi alle famiglie, nella frequenza delle corse dei mezzi pubblici, nel supporto ai negozi di prossimità, insomma:  una serie di misure  che aumentino la qualità della vita e l'aggregazione di  comunità da far rinascere. 

Schiavon Dante

 

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By Dante Schiavon
Dante Schiavon
06 Luglio 2023
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2023.06/ Piattaforme e passerelle galleggianti dentro il lago. No, grazie!

Il Comune di Tarzo (TV) sta preparando un progetto di "valorizzazione" denominato  "Cortili Frattali. Il borgo aumentato sul lago".
Il progetto si articola in  11 "azioni"  che prevedono la valorizzazione del Borgo di Fratta,  la costruzione di una passerella e piattaforme galleggianti dentro il lago.
Alcune parti del progetto in particolare,  l' "Azione 4" e l' "Azione 5" sono profondamente negative sotto l'aspetto paesaggistico, culturale, economico ma soprattutto ambientale.
La piattaforma galleggiante di 1.000mq di cui 600 mq calpestabili e la passerella di 600 metri verranno costruiti  dentro il Lago di San Giorgio ( a nord del Borgo di Fratta)   e passeranno a pochi metri da un delicatissimo canneto, habitat naturale di uccelli, pesci, anfibi e vegetazione. 
Con questo intervento viene minacciata e snaturalizzata una zona ancora non antropizzata dei laghi per adibirla a palcoscenico artificiale  per spettacoli ed eventi con tutto il loro corollario di disturbo alla fauna e inquinamento. 
I laghi sono così destinati a perdere la loro intrinseca bellezza e il loro prezioso patrimonio di biodiversità tutelata dalla ZSC della Comunità Europea per diventare un banale "non-luogo" in linea come la tendenza speculativa  del turismo di massa.
Emerge chiaramente come la  finalità di questo progetto sia  il frutto di una "ossessione per il  turismo", tipica di un certi Amministratori, che mercifica e svende il nostro territorio per un ipotetico sviluppo a costo di distruggere il patrimonio naturale i suoi habitat e la biodiversità.
Il Gruppo Difesa Laghi ritiene che questo progetto rappresenti una compromissione irreversibile dell’ habitat floristico, vegetazionale e avifaunistico che deve essere fermato.
L' importo per la realizzazione del progetto finanziato dal Piano Nazionale Ripresa Resilienza (PNRR) è  pari a 1.586.000 euro, di cui 305.000 euro per il cortile galleggiante e 366.000 euro per la passerella sul lago.
Soldi ben spesi? NO!
I fondi pubblici sono necessari invece per progetti di salvaguardia ambientale, pulizia e rinaturalizzazione delle rive.
CHIEDIAMO che le forze istituzionali e popolari si mobilitino per bloccare questo progetto.
Rilanciamo l'appello ai cittadini, associazione e organizzazioni ad unirsi per la difesa dei Laghi della Vallata.


21.06.2023
Gruppo Difesa Laghi Revine Lago/Tarzo


Prime adesioni 


Associazione Mamme Revine Lago

Gruppo Consiliare Insieme per un Bel Comune ( Revine Lago)

Lipu Vittorio Veneto

Centro Ecologista Vittoriese aderisce e si mobilita a sostegno

Associazione PRE Progetto Riccio Europeo di Treviso

Associazione Democrazia aderisce e sostiene l'iniziativa popolare a tutela dei Laghi.( Pieve di Soligo)

Legambiente Treviso sostiene e aderisce all'azione di valorizzazione naturalistica dei Laghi

Prealpi Cansiglio Hiking

Legambiente Sernaglia 

Apimarca 

Lipu Treviso 

Legambiente Vittorio Veneto

Sezione A.N.P.I "Div.ne N. Nannetti " di Vittorio Veneto

Comunità Laudato Sì Abbazia di Follina

Gruppo di Acquisto Solidale Oderzo

Ecoistituto del Veneto Alex Langer

Associazione Mountain Wilderness  

Per aderire invia un messaggio a > Gruppo Difesa Laghi

 

                  

Foto originali del progetto

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21 Giugno 2023
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Il canneto. Lago di San Giorgio, reportage fotografico 2023

Il canneto svolge un'importante funzione di depuratore naturale delle acque, costituisce un habitat vitale per numerose specie di uccelli migratori, svernanti e stanziali, rappresenta un'area di incubazione/nursery per numerose specie ittiche ed invertebrati.

 

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18 Giugno 2023
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