Laghi di Revine Lago

     

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Notiziario

2021/ Legge aree protette. Il bilancio di Legambiente

In occasione del 30ennale della legge 394/91, Legambiente traccia un bilancio su questi 30 anni di tutela e buone pratiche nella conservazione di habitat e specie.

Più dell’11% del territorio nazionale sottoposto a tutela. Dieci le storie virtuose: dalle faggete vetuste al camoscio appenninico, dalla fioritura della Piana di Castelluccio ai muretti a secco della Cinque Terre al Parco nazionale del Vesuvio. 

Legambiente: “La 394 è una buona legge. Ha permesso all’Italia di realizzare un sistema diffuso su tutto il territorio nazionale per proteggere la biodiversità e promuovere lo sviluppo sostenibile locale. Ora fondamentale aggiornare la normativa e creare nuove aree protette per raggiungere l’obiettivo di tutelare il 30% del territorio e del mare entro il 2030”.

Oggi flash mob in diverse regioni d’Italia per chiedere l’istituzione di 52 aree naturali protette.

E con la campagna unfakenews l’associazione ambientalista smonta alcune bufali ambientali sulle aree protette.

Trent’anni fa nasceva la legge 394/91 sulle aree protette. Una normativa che in questi 30 anni ha fatto nel complesso bene al Paese in termini di crescita di aree protette, tutela e conservazione della biodiversità e habitat, riscoperta dei territori, contribuendo a dare una spinta importante all’economia locale, alla promozione dello sviluppo sostenibile e alla creazione di nuovi posti di lavoro nel settore turistico e nell’economia green. A parlar chiaro è la fotografia scattata da Legambiente nel report dedicato alle legge 394 in cui fa un bilancio, con numeri alla mano, di questi 30anni indicando anche criticità e sfide future da affrontare.

 

Più dell’11% del territorio nazionale è oggi sottoposto a tutela: la legge 394/1991 ha garantito nella Penisola la crescita della aree protette che sono passate dal 3% all’11%.  Si tratta di uno dei sistemi nazionali di tutela della natura più consistente dell’Unione Europea, dove la media dei territori protetti è del 5%. La normativa ha, inoltre, permesso la nascita dell’Ente parco come un nuovo soggetto istituzionale autonomo – oggi sono quasi 200 –; ha consentito di riscoprire territori di pregio fino ad allora marginali che hanno ritrovato interesse e ricevuto risorse pubbliche per invertire le dinamiche di sviluppo. Ad esempio l’istituzione dei Parchi nazionali ha fatto emergere nuove geografie territoriali sconosciute (es. il Cilento o i Monti Sibillini), fatto emergere realtà fino al 1990 conosciute per fatti negativi (es. Aspromonte per i sequestri, l’Asinara per il carcere), invertito la tendenza al degrado e abbandono del territorio (es. Cinque Terre, Vesuvio). E poi ci sono i grandi successi raggiunti nella conservazione di habitat e specie e le storie di valorizzazione del territorio. Dieci le storie virtuose raccontate da Legambiente: si va, ad esempio, dalle faggete vetuste italiane – inserite nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO riconoscendo 13 siti italiani tra i beni seriali transazionali (diffusi in più paesi e nel caso delle faggete sono 18 i paesi) non solo per l’eccezionale valore universale delle faggete ma anche l’efficacia delle azioni di conservazione effettuate dalle aree protette interessate dal riconoscimento – alla tutela del camoscio appenninico salvato dall’estinzione – agli inizi del ‘900 erano 40 esemplari, oggi se ne contano circa 3.000 –  passando alla fioritura della Piana di Castelluccio tutelata dal Parco nazionale dei Monti Sibillini – grazie all’insistenza del Parco si è riusciti a prevenire e regolamentare, questa estate, i flussi turistici nella Piana. E poi i progetti di conservazione dei muretti a secco delle Cinque Terre, il Parco nazionale più piccolo d’Italia, che fanno bene al clima, al turismo e alla viticoltura di qualità per arrivare alla storia del Parco Nazionale del Vesuvio, che ha sede nel Palazzo Mediceo di Ottaviano, per anni dimora del boss della camorra Raffaele Cutolo e poi bene confiscato dallo Stato. Il Parco è presidio di un territorio per troppi anni violato dall’abusivismo edilizio e dalla criminalità organizzata.

Un bilancio quello di questo 30ennale della legge 394/91 nel complesso positivo, ma per Legambiente non bisogna dimenticare alcune criticità come il mancato aggiornamento in questi anni della normativa, la cui riforma è stata interrotta nel 2018. Assenza di modelli partecipativi, scarse risorse tecnico-scientifiche, disomogeneità di fondi e organici tra i parchi nazionali e le altre aree protette sono i punti dolenti di una normativa che deve essere al più presto rivista. E poi c’è l’urgenza di creare nuove aree protette per raggiungere l’obiettivo di tutelare il 30% del territorio e del mare entro il 2030 come chiesto dall’Europa. Per questo oggi l’associazione ambientalista ha organizzato una serie di flash mob territoriali, dalla Lombardia alla Sicilia, per chiedere l’istituzione di 52 aree naturali protette, di cui 26 nuove nella Penisola e altre 26, tra Parchi nazionali e Aree marine protette, in fase istitutiva da tempo di cui si sollecita una rapida conclusione dell’iter.

“Se oggi l’Italia è leader in Europa nell’impegno per la tutela della biodiversità, la presenza e diffusione di specie e habitat di interesse comunitario sul territorio e per la qualità delle aree e dei paesaggi protetti – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazione di Legambiente – il merito è certamente della legge 394/91 che ha saputo “regolare” le esigenze di conservazione della natura con quelle di crescita sostenibile di un complesso sistema di ambiti territoriali protetti. Trent’anni fa noi di Legambiente avevamo visto giusto nel chiedere con forza la creazione di un sistema di aree protette nel Paese e di scommettere sui parchi per tutelare e creare sviluppo, per alimentare quella rete di piccola imprenditoria fatta di produttori agricoli e artigianali di qualità, guide ed educatori ambientali, operatori del turismo slow e quanti altri hanno presidiato anche in questi anni complicati, territori tanto straordinari quanto difficili e marginali. Ora è importante continuare a percorrere questa strada che si è intrapresa, ricordando che la transizione ecologica passa anche da qui. Per questo sarà fondamentale coinvolgere i territori, a partire dalle aree interne, e le comunità locali. Non dimentichiamo che la rete dei parchi ha garantito la tenuta fisica di tanta parte del nostro territorio, nella lotta alle frane e al dissesto idrogeologico, ma anche la tenuta sociale, quel livello cioè di coesione fatto di piccole comunità che continuano ad abitare e a rendere produttivi i luoghi più belli del nostro Paese.”

Numeri aree protette: La superficie protetta in Italia è il doppio della media europea e conserviamo la gran parte del patrimonio di biodiversità (1/3 della fauna e il 50% delle specie floristiche del continente europeo, in territori che non sono wilderness ma contengono oltre 800 mila imprese che operano nei settori dell’agricoltura, pesca, zootecnia, foreste e turismo (bioeconomia). La nostra Penisola in totale conta 871 tra parchi e riserve (nazionali, regionali e locali) e aree marine con oltre 5milioni di ettari di territorio protetto a terra e a mare, e copre una percentuale dell’11% del territorio nazionale, coinvolge tutte le regioni e 2.500 comuni (la gran parte piccoli o piccolissimi) con una popolazione complessiva di 10 milioni di cittadini residenti.

Aggiornamento della legge 394/91: La modifica e l’aggiornamento della legge 394/91 è una necessità evidenziata da più parti, dalla fine degli anni ’90, e un obiettivo che negli anni si è provato a raggiungere ma senza risultati positivi: la discussione sulla riforma organica della legge è iniziata nel 2009 ma è fallita nel 2018, nel mentre per l’associazione ambientalista ci sono stati parziali aggiustamenti fatti autonomamente del Governo e del Parlamento, con modifiche non sempre coerenti e senza nessun coinvolgimento o dibattito nella società, in particolare la governance, che ha visto la riduzione da 12 a 8 i componenti del consiglio direttivo, e la modifica della procedura di nomina del presidente e del direttore, ma senza toccare i nodi veri utili a sanare alcune mancanze della legge dovute al tempo che passa.

Per Legambiente è fondamentale aggiornare la normativa che risente del tempo e delle nuove competenze che si vogliono affidare ai parchi (le funzioni che avevano le province nelle politiche di area vasta, la gestione dei siti natura 2000, la sorveglianza dopo l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stati nell’Arma dei Carabinieri ad esempio), per poter gestire al meglio i successi nel campo della conservazione della biodiversità (si salvano dall’estinzione i camosci ma cresce anche la presenza di cinghiali e di altre specie invasive), per promuovere l’agricoltura biologica e frenare il consumo di suolo e produrre beni e prodotti agricoli riducendo le emissioni in atmosfera e il consumo di risorse naturali. Un capitolo particolare dovrà essere dedicato alle aree marine protette, colmando un gap d’attenzione già presente nella formulazione originaria della legge quadro. Non dimentichiamo che l’Italia oggi dispone della più importante e più estesa rete di aree marine protette del Mediterraneo, con una varietà di ambienti e di eccellenze che spazia dal parco archeologico sommerso di Baia e Gaiola alle ultime dune dell’Adriatico, dai graniti paleozoici e le praterie di Posidonia di Tavolara al coralligeno di Porto Cesareo. Infine in questo processo di aggiornamento della normativa sarà fondamentale garantire una partecipazione e un dibattito pubblico attraverso la terza Conferenza nazionale delle aree protette che chiediamo da anni di realizzare.

“La riforma della legge – spiega Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente – deve ripartire da qui: riconnettere le comunità locali con la natura, la bellezza e la biodiversità, sentendosi allo stesso tempo protagoniste dell’enorme sforzo nazionale e globale che l’Italia e l’intera umanità devono compiere per impedire l’estinzione di massa della biodiversità e il riscaldamento del pianeta, per salvare la casa comune della quale le aree protette sono le fondamenta sempre più indispensabili. Altra sfida importante riguarda l’istituzione di nuove aree protette, come ci chiede da tempo la scienza e l’Europa, per raggiungere l’obiettivo di tutelare il 30% del territorio e del mare entro il 2030. Più biodiversità contro la crisi climatica è un obiettivo raggiungibile e alla portata del nostro Paese, a condizione che si vada oltre le enunciazioni di principio e si proceda in maniera concreta e con la convinzione necessaria. Per questo oggi Legambiente in molte regioni d’Italia ha organizzato una serie di flash mob territoriali proprio per chiedere ciò. Inoltre l’11 dicembre, saremo a Scerni, in provincia di Chieti, con il Forum Appennini per parlare del ruolo strategico che la dorsale appenninica riveste e della road map da mettere in campo da qui ai prossimi anni”.

Unfakenews: Infine in occasione del 30ennale della legge 394, Legambiente con la sua campagna Unfakenews realizzata insieme a Nuova Ecologia, smonta tre bufali ambientali ricordando che: 1) Non è vero che i parchi nazionali impediscono lo sviluppo economico. Nei 24 Parchi nazionali italiani, che interessano circa 1,5 milioni di ettari, pari al 5,1% del territorio nazionale, sono presenti 328mila imprese, di cui il 13,1% sono imprese giovani (under 35) e il 26,8% imprese femminili. Queste realtà sono una parte importante delle imprese della green economy, che impiegano oltre 3 milioni di lavoratori e generano un valore aggiunto di oltre 100 miliardi di euro, pari al 10,6% dell’intera economia del nostro Paese. 2) Non è vero che nessuno vuole i Parchi nel proprio territorio. I comuni dei soli Parchi nazionali sono 550, per una popolazione di 706.058 abitanti. Di questi nessuno preme per uscirne, mentre ci sono Parchi che hanno allargato i loro confini. 3) Se nasce un Parco non si potrà più fare agricoltura. Falso. 752.400 ettari di territorio dei Parchi nazionali (il 50,9% del totale nazionale) è interessato da attività agricole con 55.000 occupati diretti e una diffusione di imprese agricole del 21,4% (a livello nazionale è il 13%). L’agricoltura dei Parchi è un modello di efficacia e competitività per i piccoli produttori che hanno saputo rispondere alla nuova richiesta dei consumatori, i quali sempre di più preferiscono produzioni biologiche e a basso impatto.

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06 Gennaio 2024
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Rispettare i parchi naturali e le riserve integrali

Ad alcuni potrà sembrare un discorso spiacevole, in anni di escursionismo ho sentito pareri discordanti ma in questi ultimi tempi mi sto convincendo della necessità di rispettare le "seppur rigide" norme dei parchi.

Nelle aree parco, spesso ci sembra di percepire che siano più le limitazioni che non i benefici.
Sui classici cartelli informativi, che possiamo trovare ai limiti del parco o nelle pro-loco è facile vedere elenchi come segue:

  • divieto accendere fuochi;
  • divieto di campeggio;
  • divieto di introduzioni di cani;
  • divieto di asportazione di specie vegetali;
  • divieto di asportazione di minerali;
  • divieto di asportazione della legna dal sottobosco;
  • divieto di asportazione e uccisione di insetti:
  • divieto di schiamazzi e apparecchi musicali;
  • divieto di lasciare rifiuti;
  • divieto di uscire dalla rete dei sentieri prestabiliti...

Come cittadini, di fronte a tutte queste limitazioni, ci sembra di vivere una vera e propria vessazione indiscriminata. Ci si chiede di fronte a tali divieti quale possa essere il vantaggio per la comunità. Viene spesso contestato che, se non è possibile visitare alcune aree del parco (ovvero se l'uomo stesso non può farne uso), per quale ragione dovremmo proteggerle e rispettale?
Dobbiamo ricordare che l'esistenza delle aree parco è frutto di una lunga storia, spesso fatta del continuo e depredante sfruttamento del territorio da parte dell'uomo.
Un primo sforzo, per comprendere realmente il senso dell'esistenza delle aree parco, deve partire dalla necessità di togliere l'uomo dalla sua tolemaica centralità per riportarlo all'interno del sistema dei meccanismi ecologici nel quale non può fare a meno di vivere.

A prescindere dall'impianto filosofico, politico e sociale che può giustificare l'esistenza dei parchi è facile convincersi dell'importanza di rispettare i parchi prendendo in considerazione essenzialmente i motivi pratici che sono alla base della loro creazione:

1) Difendere la natura per difendere l'ecosistema dal quale dipendiamo;
2) Conservazione dei biotipi legati al territorio;
3) Mantenimento della varietà e diversificazione genetica intraspecifica dei viventi:

   a) Protezione degli animali dal bracconaggio (quadrupedi, volatili o striscianti che siano...);
   b) Protezione delle specie botaniche protette, rare o via d'estinzione.

4) Protezione delle specie animali più schive e creazione di un ambiente poco antropizzato nel quale consentire di mantenere il carattere “selvatico” della specie;
5) Controllo dell'erosione dei terreni;
6) Protezione dell'integrità dei corsi corsi d'acqua e dei bacini idrografici:

   a) Protezione della qualità, della naturalezza e pulizia delle acque superficiali.
   b) Preservare le falde acquifere (posizione e qualità dell'acqua).

7) Conservazione del valore paesaggistico e panoramico delle aree naturali;
8) Sostenibilità dello sviluppo (lascio alle generazioni future il mondo così come l'ho trovato).

Non si può assumere che l'escursionista sia inoffensivo per l'ambiente naturale dei parchi, non si può neppure assumere che il danno di pochi escursionisti sia poca cosa rispetto ad altri danni provocati dall'uomo.

Dobbiamo presumere, come lo ha dimostrato concretamente il passato, che la civiltà tende a svilupparsi creando dei sottoprodotti di scarto potenzialmente distruttivi per la natura. Autorizzare l'apertura di un sentiero significa dare alle acque di scolo una via preferenziale di fuga che spesso può provocare sia danni ad intere porzioni di crinale montuoso, sia lasciare segni paesaggistici  non proprio piacevoli.

Per questi motivi sento di poter difendere, in qualche misura la wilderness dei parchi che a ben pensarci rimane sempre e comunque assai scarsa...

Scritto da Giorgio Carrozzini

Foto: area Rete Natura 2000 / Laghi di Revine
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05 Gennaio 2024
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L'antropologa Borgna e L'AltraMontagna: "Panchine anche giganti e targhe somigliano a insegne lampeggianti. Bisogna trovare alternative alla religione monoturistica"

L'intervista a Irene Borgna, componente del comitato scientifico: "I montanari che sono andati a studiare o a lavorare altrove e poi hanno deciso di tornare rivelano prospettive e visioni interessanti".

"Una panchina (di ogni dimensione), una targa commemorativa, un oggetto artistico (anche biodegradabile) in un contesto naturale somigliano a invadenti insegne lampeggianti". Queste le parole di Irene Borgna. L'antropologa è tra i componenti del comitato scientifico de L'AltraMontagna. "Sono fastidiose e patetiche nel rivendicare l’attenzione quando lo sguardo ha solo sete di spazio libero, chiede di poter posarsi su altro che non sia un manufatto umano, troppo umano".

Si avvicina la partenza ufficiale de L'AltraMontagna (qui per mettere la pagina Facebook e qui per Instagram), un nuovo prodotto interamente dedicato al mondo della montagna con collaboratori sparsi in tutta Italia e un comitato scientifico alle spalle. Un gruppo di personalità legate alla montagna e alla ricerca, alle scienze umane e all'impegno civile che aiuterà i curatori di questa sezione a sviluppare un'informazione sempre documentata e attenta con un approccio ovviamente sensibile alle tematiche ambientali ma con uno sguardo mai ideologico e ben agganciato alla scienza e ai dati (Qui articolo).

Dopo Marco Albino Ferrari (Qui articolo) e Mauro Varotto (Qui articolo), l'intervista a Irene Borgna, autrice del libro "Cieli neri", premio "Mario Rigoni Stern" nel 2021, per una riflessione dal punto di vista antropologico della relazione uomo, natura, ambiente e montagna. "I montanari che sono andati a studiare o a lavorare altrove e poi hanno deciso di tornare rivelano prospettive e visioni interessanti. È soprattutto a questi interlocutori che merita tendere l’orecchio per individuare alternative rispetto alla religione monoturistica, che vede nel turismo al chilo l’unica prospettiva dei luoghi montani".

Laureata in filosofia e un dottorato di ricerca in antropologia alpina con Marco Aime, guida alpina e divulgatrice Borgna ha fatto della montagna la sua passione e il suo mestiere. L'antropologa nel 2020 ha pubblicato il libro per ragazzi "Sulle Alpi" (Editoriale scienza 2020) e nel 2018 ha raccontato la vita di un montanaro ne "Il pastore di stambecchi" (Ponte alle grazie). E' co-autrice dell'eBook "Montagna femminile plurale" (2014, Zandegù edizioni) e nel 2010 ha scritto il saggio filosofico "Profondo verde" (Mimesis edizioni).

Lasciare una traccia, un segno permanente del nostro passaggio, è un’attitudine profondamente umana. E così anche i territori montani si fanno scrigno di una pluralità di simboli che vanno da quelli di estrazione religiosa (croci di vetta, bandierine tibetane, …), a quelli di carattere turistico (panchinoni, ponti tibetani, voli d’angelo...Sì, perché anche una panchina gigante esprime il desiderio di un’amministrazione di firmare il territorio, di realizzare una struttura che possa rimanere presente anche alla fine del proprio mandato). La montagna contemporanea si fa tuttavia riflesso di una moltitudine di sensibilità. Questa pluralità non potrebbe essere soddisfatta da un’assenza di simboli; dalla rinuncia a installarne di nuovi per consentire a tutte e a tutti una libera interpretazione del territorio?

Sì, sì, sì e ancora una volta sì. È ora di fermarci all’esistente e di smettere di trattare la montagna come se fosse il nostro giardino privato, dove disporre nani di gesso, putti e colonne corinzie a nostro discutibile talento. L’attuale escalation di “tracce permanenti” individuali, collettive o istituzionali inflitte al paesaggio montano è un disastro. È un diritto delle attuali e future generazioni (visto che la crisi ambientale gliene negherà ben altri, purtroppo) quello di poter godere di scorci di paesaggio dove i segni umani sono, se non assenti, almeno funzionali, discreti e integrati nel paesaggio come una mulattiera o un muro a secco.

Una panchina (di ogni dimensione), una targa commemorativa, un oggetto artistico (anche biodegradabile) in un contesto naturale somigliano piuttosto a invadenti insegne lampeggianti, fastidiose e patetiche nel rivendicare l’attenzione quando lo sguardo ha solo sete di spazio libero, chiede di poter posarsi su altro che non sia un manufatto umano, troppo umano. Sulle vette si lasciano un pensiero e un piccolo segno d’inchiostro sul libro di vetta: un rito che ci ricorda che non siamo i primi a passare e che dopo di noi verranno altri simili, altri fratelli che devono poter godere di carta bianca per lo spirito e per la fantasia.

L’antropologia invita a uno slancio di empatia. Per costruire una narrazione più vicina alle necessità di chi abita i territori montani, e non solo a quelle dei turisti; per raccontare un’AltraMontagna, secondo te quanto è importante guardare Alpi e Appennini anche con gli occhi di chi vi risiede?

Questa è difficile. È difficile perché abitando in montagna e studiandola un pochetto, mi sono resa conto che ormai non c’è grande differenza nello sguardo dei discendenti della generazione dei “vinti” di Nuto Revelli rispetto allo sguardo di chi vive in città. Stessa logica di sfruttamento, dove valorizzare il territorio vuol dire farlo rendere: in fondo lo scempio di quelle valli (come quella in cui vivo) inondate dal cemento delle seconde case è stato possibile perché i montanari hanno fatto a gara a vendersi campi e pascoli.

La montagna è asservita ai turisti perché i locali vogliono che questi accorrano numerosi a riempire le casse del settore, anche se la capacità di carico del territorio è superata, persino se i turisti hanno richieste che stravolgono lo spirito dei luoghi e il loro paesaggio.

Però c’è un però grande come una montagna. Esistono sguardi differenti sulle terre alte. Chi svolge mestieri legati alla terra – all’agricoltura, all’allevamento, alla selvicoltura - ha uno sguardo altro, i forestieri che hanno scelto la montagna spesso portano uno sguardo originale, i montanari che sono andati a studiare o a lavorare altrove e poi hanno deciso di tornare rivelano prospettive e visioni interessanti. È soprattutto a questi interlocutori che merita tendere l’orecchio per individuare alternative rispetto alla religione monoturistica, che vede nel turismo al chilo l’unica prospettiva dei luoghi montani.

Fonte: www.ildolomiti.it

Di Pietro Lacasella

 

 

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05 Gennaio 2024
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Questa vita vale un botto? Mi auguro un'esplosione di buon senso

Questo è quello che mi chiedo ogni volta che mi sveglio il primo gennaio di ogni anno e apro gli occhi su un cellulare carico di auguri e uccelli morti.
 
Sì, perché come chiunque quel giorno ricevo i classici messaggi di auguri per un felice nuovo anno e da #ornitologo attivo sui social ricevo le foto degli uccelli trovati morti nei giardini, per strada, sotto alle finestre, accanto alle vetrate. Foto inviate affinché io possa dare un nome all’ennesima vittima della festa: merli, pettirossi, passeri, tortore, codirossi spazzacamini ecc. sono le specie più frequenti.
L’impatto che l’esplosione dei botti ha sugli #uccelli selvatici che abitano le città è impressionante. Basti pensare che lo studio effettuato nel 2017, "Effects of fireworks on birds: A review", pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Science & Technology, stima che circa 100.000 uccelli muoiono ogni anno a causa dei fuochi d’artificio in Svizzera. Questa stima si basa su studi che hanno utilizzato diverse tecniche, tra cui l’osservazione diretta, il ritrovamento di carcasse e l’analisi dei dati di radar.
In precedenza, nel 2002 è stato pubblicato su Journal of Ornithology uno studio dal titolo "Acute effects of fireworks on birds: A review". In questo studio si dimostra che i fuochi d’artificio possono causare una serie di effetti negativi sugli uccelli, tra cui aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, rilascio di ormoni dello stress e disorientamento. In questo studio i ricercatori hanno stimato che circa 200.000 #uccelli muoiono ogni anno a causa dei fuochi d’artificio in Germania.
In Italia non esistono dati ufficiali sulla stima del numero di uccelli vittima del Capodanno, ma sappiamo che l’avifauna per motivi di svernamento si concentra in questo periodo proprio nei paesi mediterranei come il nostro, e alcune specie raggiungono le densità maggiori proprio negli ambienti urbani, per cui il numero di vittime potenziali qui da noi è immenso. Anche la potenza di fuoco messa in campo nelle nostre sovraffollate città è superiore di quella svizzera o tedesca, soprattutto se rapportata alla superficie.
Ovviamente gli uccelli non sono le sole vittime, anche molti altri animali selvatici e domestici patiscono questo modo di festeggiare. Numerosissimi sono i cani e i gatti che fuggono impauriti e non vengono più ritrovati dalle loro famiglie.
Per non parlare dell’inquinamento atmosferico: i fuochi d’artificio rilasciano in atmosfera ossido di azoto e di zolfo, monossido di carbonio e metalli pesanti. Nel 2022 l’ARPA Lombardia ha condotto uno studio sull’impatto dei fuochi d’artificio sull’inquinamento atmosferico. I risultati riportano che il 6% delle emissioni totali di PM10 in Lombardia è prodotto dai fuochi d’artificio esplosi a Capodanno.
Mi chiedo quale sia il senso di aver inserito la #biodiversità nella nostra #Costituzione se poi non riusciamo neanche a rinunciare ad un #petardo per la sua salvaguardia.
Mi auguro per questo 2024 un’esplosione di buon senso.
 

Rosario Balestrieri (Membro del Dipartimento di Comunicazione della Stazione Zoologica Anton Dohrn dove si occupa di divulgazione soprattutto attraverso stampa e social e di Citizen Science)

 
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29 Dicembre 2023
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Le aree protette riducono di 5 volte la perdita di biodiversità tra i vertebrati

Uno studio americano ha analizzato l’andamento delle popolazioni di vertebrati misurando l’efficacia delle politiche di tutela territoriale.

La protezione di ampie porzioni di territorio può contribuire ad arginare la perdita di biodiversità, con risultati ragguardevoli per i vertebrati come anfibi, rettili, mammiferi e uccelli. Lo segnala uno studio condotto dallo Smithsonian Environmental Research Center (SERC) e da Conservation International.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, ricorda come l’attività umana abbia accelerato il tasso di estinzione naturale dei vertebrati di 22 volte. Un fenomeno capace di destabilizzare le reti alimentari mettendo a rischio servizi fondamentali come l’impollinazione, la disponibilità di una dieta sana e il controllo delle malattie.

Nelle aree non protette la popolazione di vertebrati si dimezza in 40 anni

I ricercatori, guidati da Justin Nowakowski, biologo del SERC e autore principale dello studio, i hanno esaminato l’andamento nel tempo di 2.239 popolazioni, sia all’interno che all’esterno delle aree protette in tutti i continenti del Pianeta con l’eccezione dell’Antartide.

In media, i vertebrati sono diminuiti dello 0,4% all’anno all’interno delle aree protette, quasi cinque volte più lentamente degli esemplari che abitavano al di fuori di esse (1,8% all’anno).

A questi ritmi, rilevano i ricercatori, le popolazioni al di fuori delle zone di tutela potrebbero vedere il loro numero dimezzato in soli 40 anni. Per andare incontro allo stesso destino, proseguono gli autori, le aree protette impiegherebbero invece circa 170 anni.

Le crisi gemelle

Secondo Luke Frishkoff, coautore e assistente alla cattedra di biologia dell’Università del Texas ad Arlington, citato in una nota diffusa dal SERC, le politiche di protezione dei territori ci consentono di “guadagnare il tempo necessario per capire come invertire la crisi della biodiversità”. Il problema è al centro dell’attenzione da anni. Anche per via delle sue ricadute economiche.

Alcuni osservatori, infatti, hanno iniziato a definire il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità come “le crisi gemelle che affliggono il sistema finanziario”.

Una recente indagine commissionata dal governo britannico e nota come “The Dasgupta review“, in particolare, ha sottolineato come “il nostro sistema economico sia dipendente dalla biodiversità”. Da tempo, nota ancora l’indagine, i governi hanno riconosciuto come la duplice emergenza legata a clima e varietà delle specie, rappresenti “una minaccia esistenziale per la natura, le persone, la prosperità e la sicurezza”. Politiche di tutela e scelte di investimento in linea con le medesime, di conseguenza, diventano decisive per scongiurare i danni ambientali e le perdite finanziarie.

Il cambiamento climatico sta aggravando il problema

Secondo gli autori alcune classi di vertebrati avrebbero beneficiato maggiormente degli effetti della protezione. Anfibi e uccelli, che in circostanze normali sono chiamati ad affrontare le minacce più grandi all’esterno, avrebbero ottenuto i maggiori vantaggi dalla limitazione dell’impatto umano.

Tuttavia, alcuni fenomeni come la conversione agricola dei terreni vicini avrebbero determinato una diminuzione dei benefici e il cambiamento climatico starebbe aggravando il problema.

Infine un avvertimento: per funzionare bene le aree protette necessitano di un governo stabile ed efficace. “Le nazioni con governi efficienti spesso vedono una migliore applicazione delle leggi ambientali”, sottolinea la nota. “I governi immuni alla corruzione sperimentano più difficilmente l’appropriazione indebita di fondi per la conservazione. E hanno quindi più probabilità di ottenere risorse a livello internazionale”.

Fonte: resoilfoundation.org di Matteo Cavallito

 

 

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22 Dicembre 2023
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Piano acustico Revine Lago: un passo indietro a danno del Territorio

Il 04 ottobre 2023 in sede di Consiglio comunale è stato approvato il nuovo piano acustico con voto favorevole di tutta la maggioranza. Hanno votato contro due consiglieri (Doris Carlet e Francesca Bottega)  e uno si è  astenuto ( Boris Bottega).

Il Comitato Difesa Laghi Revine ritiene estremamente grave e pericolosa la scelta degli amministratori locali di Revine Lago, guidati dal Sindaco Magagnin, di adottare un Piano Acustico che di fatto, impone una riduzione delle norme di tutela acustica nelle zone adiacenti ai Laghi.
Invece che procedere sulla strada della realizzazione del parco nel rispetto della norme di tutela europea già esistenti, il Sindaco procede in senso opposto con piccole manovre di deregulation ambientale, peraltro di dubbia regolarità come evidenziato dal chiaro intervento della Consigliera Carlet:  “Volevo osservare che i laghi di Revine Lago sono un Sito natura 2000, è stato adottato un Piano ambientale dei laghi che va ritenuto superiore ad altri strumenti. Sarebbe necessario, quindi, garantire una tutela rafforzata dei laghi. Con questo piano di zonizzazione acustica, la zona dei laghi subisce una riduzione di tutela. Si tratta di una zona che ha una tutela data dall’UE e questa tutela permette di ottenere dei contributi per poter fare delle cose. Mi chiedo se non fosse necessaria una VINCA (Valutazione di Incidenza Ambientale) per confermare questo piano acustico? Proprio per garantire tutela alla zona dei laghi.”

Noi riteniamo che questo provvedimento sia l'ennesimo tassello di un disegno di "valorizzazione" del Territorio che svende le risorse naturali, patrimonio popolare e bene comune, agli interessi economici dei gruppi di potere legati al business turistico e vinicolo.

Noi riteniamo inoltre che il territorio abbia bisogno di completare la realizzazione del Parco Naturale, di applicare le norme di protezione degli habitat previste dalle Direttive europee e di utilizzare i fondi pubblici disponibili per misure di riconversione e rinaturalizzazione delle sponde e della zona limitrofa, operando per consegnare alle future generazioni questo patrimonio naturale unico e prezioso.

Facciamo appello ai Cittadini, alle forze politiche e sociali del territorio ad unirsi per la difesa dei Laghi e del Parco.

Documento Verbale del Consiglio

Comitato Difesa Laghi di Revine. 16/12/2023

 

 

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16 Dicembre 2023
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Lipu/ maggior tutela dei Laghi di Revine Lago, sì a ZPS.

Contributo a sostegno della candidatura dei laghi di Revine Lago a ZPS (Zona di Protezione Speciale), ai sensi della Direttiva “Uccelli” (2009/147/CE)

In base a quanto noto in letteratura e sulla scorta di indagini faunistiche in corso, effettuate dall'ornitologo Roberto Guglielmi, Delegato LIPU della Sezione di Vittorio Veneto, i laghi di Revine contengono habitat delicati e a rischio - come ad esempio i canneti a Phragmites - i quali ospitano un'avifauna ricca e diversificata, costituita da svariate specie inserite in Allegato I della Direttiva Uccelli (2009/147/CE), tra cui il Tarabuso Botaurus stellaris (svernante nei canneti), il Tarabusino Ixobrychus minutus (migratore transahariano e nidificante nei canneti), la Nitticora Nycticorax nycticorax (migratrice all'interno del bosco igrofilo), la Strolaga mezzana Gavia arctica (migratrice sulla superficie libera dei laghi).

Si ricorda, in tale sede, che la Direttiva Uccelli tutela anche le specie migratrici, e i loro habitat, anche se le suddette specie non si fermano a nidificare nel sito in questione; è altresì vero che, la Rete Natura 2000, necessita, per essere efficace, di corridoi ecologici e stepping zone in uno stato soddisfacente di conservazione, per consentire alle specie di potersi spostare da un sito all'altro.

In tal senso, i laghi di Revine, oltre a dover essere tutelati nella loro integrità ecologica, sia strutturale che funzionale, in quanto esempi unici di laghi naturali in tutto il trevigiano, costituiscono un collegamento tra altre zone umide e/o laghi artificiali situati in continuità, tra le province di Treviso e Belluno, come i laghi di Negrisiola, il lago del Restello, il Lago Morto e il Lago di Santa Croce. Si ricorda, infine, che altri habitat, come il lamineto a Ninfea gialla, pur non essendo inseriti tra gli habitat di interesse comunitario, ai sensi della Direttiva 92/43/CEE, rappresentano per i laghi di Revine il substrato ideale per la nidificazione di specie come lo Svasso maggiore Podiceps cristatus, di cui, stando agli ultimi censimenti della LIPU, Sezione di Vittorio Veneto, è presente una popolazione di non più di 9 coppie (dati aggiornati al 2023), continuamente disturbate da barchini di pescatori, la cui attività andrebbe regolamentata, come prevede la Direttiva Habitat.

Il successo riproduttivo delle suddette 9 coppie di Svassi maggiori si aggira intorno a 1,1 pulli per coppia (Guglielmi, com. pers.), laddove, nei contesti più favorevoli, potrebbe superare i tre pulli per coppia. Si ricorda che la stessa superficie libera dei laghi costituisce un habitat da preservare.


In ultimo, a una manciata di km dal lago di Lago, dove si vorrebbero costruire le passerelle, è stata accertata nel 2021 la nidificazione di una coppia di Nibbio bruno (Guglielmi, 2022), altra specie migratrice e nidificante, inserita in Allegato I della Direttiva Uccelli, che frequenta i laghi per scopi trofici, nutrendosi, tra le altre prede, di pesci morenti o morti, in ciò contribuendo alla rimozione di carcasse e svolgendo il fondamentale ruolo ecologico di "spazzino".

06.12.2023

Lipu- Sezione di Vittorio Veneto

 

 

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07 Dicembre 2023
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Salviamo i Laghi: NO parco giochi, SI parco naturale

La storia recente dei laghi di Revine Lago e Tarzo dimostra come il processo di “antropizzazione ” del territorio proceda quotidianamente in forma strisciante nonostante la sua qualifica di "area protetta", ( prima Sic e poi Zps) e in sfregio alla sua destinazione a Parco naturale.

I segnali sono continui: che si tratti dei fantasiosi progetti di “valorizzazione turistica”, del mancato rispetto della fauna protetta, della mala gestione delle alghe, della mancanza di riconversione delle attività agricole a ridosso delle rive, della presenza di PFAS e di altri inquinanti nelle acque, delle continue deroghe all'uso di barche a motore, dell'organizzazione di concerti ed eventi in area protetta, della proliferazione di parcheggi nelle giornate di punta, della presenza di ecomostri abbandonati, possiamo tutti capire che si va sempre nella direzione contraria alla salvaguardia degli habitat.

Ma soprattutto lo dimostra la mancata istituzione di un Ente di gestione del Parco dei Laghi, mai costituito, e l’esistenza solo sulla carta di un Piano Ambientale dei Laghi svuotato di ogni valenza di conservazione e rinaturalizzazione, e sistematicamente disatteso nelle poche norme esistenti, grazie alle ripetute deroghe concesse a favore di competizioni e attività “sportive".

Tutti gli interventi realizzati fino ad oggi sono sempre stati finalizzati a soddisfare le richieste di un turismo “ mordi e fuggi” a discapito della conservazione dell'habitat.

Si è arrivati così all’oggi dove trova spazio solo un tipo di pensiero, basti pensare al progetto "CORTILI FRATTALI. IL BORGO AUMENTATO SUL LAGO" pensato e presentato  sotto la bandiera della "sostenibilità" che è però utilizzata come una classica foglia di fico per coprire intenti e opere che con la conservazione e la rinaturalizzazione degli habitat non hanno nulla a che fare.

A questo punto risulta chiaro ad ogni cittadino che voglia seriamente prendere atto della realtà e che abbia a cuore la difesa e la conservazione dei Laghi, del Territorio e la difesa dei diritti della popolazione, che questo progetto rientra nella consueta politica della “valorizzazione turistica speculativa”, che rappresenta un passo indietro verso la dimensione del "parco giochi” con conseguenze nocive e controproducenti nel lungo periodo. 

E’ un progetto che porta direttamente alla svendita del territorio, come sta accadendo ovunque domini la ”turistizzazione”, da Venezia, a Cortina, al litorale adriatico.

Le alternative esistono e sono l’unica via razionale, seria e utile da sostenere. Sono quelle che si fondano su piani di conservazione degli habitat e della biodiversità, su interventi di rinaturalizzazione, che nel caso dei Laghi significa soprattutto ripristino delle condizioni naturali delle sponde e delle rive, su politiche di compensazione sociali ed economiche che vadano incontro ai diritti e ai bisogni della popolazione residente.

Per questo chiediamo e ci battiamo affinché progetti come "IL BORGO AUMENTATO SUL LAGO" siano SOSTITUITI con piani di conservazione del bene comune naturale che utilizzi i fondi del PNRR oltre che per la rinaturalizzazione anche per le necessarie compensazioni sociali alla popolazione residente, che significano servizi per la salute pubblica, scuola, trasporti, riconversione delle attività agricole in direzione del biologico e di un biodistretto dei Laghi, secondo lo spirito originario della Legge 394 per i Parchi e le Riserve che è, oggi come ieri, la vera risposta alla crisi sociale e ecologica del territorio.

I Laghi ci chiedono di abbandonare definitivamente la dimensione del parco giochi e di avviare il percorso serio verso un Parco naturale che punti alla rinaturalizzazione e alla bodiversità, e sia utile alla popolazione residente.

Uniamoci per la difesa dei Laghi e per l'istituzione di un vero Parco Naturale opponendoci ad ogni  intervento che vada in direzione contraria.

06/10/2023

Associazione Mamme Revine Lago

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06 Ottobre 2023
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Video/ Sotto la superficie dell'acqua, laghi di Revine Lago - Lago di San Giorgio

Non tutte le piante sotto le acque di un lago sono... alghe. Scrutando le acque di un lago a volte si scorgono delle piante che emergono del tutto o in parte: sono le macrofite acquatiche, un gruppo ecologico al quale appartengono alghe macroscopiche, pteridofite, briofite, angiosperme. La comunità macrofitica rappresenta un importante indicatore ecosistemico, capace di rilevare alterazioni dell'ambiente lacustre.

Riprese fatte da un gruppo di cittadini in diverse punti del lago di San Giorgio (Lago).-Revine Lago

09/09/2023

 

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18 Settembre 2023
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No al progetto " Borgo aumentato sul lago"

Lettera inviata alle Istituzioni
Osservazioni e ragioni per un NO al progetto 04 e 05  previsti dal Progetto PNRR“Cortili Frattali. Il borgo aumentato sul lago.” Presentato dal Comune di Tarzo (PNRR M1C3 Progetto di fattibilità tecnico-economica).


Il “Gruppo difesa laghi di Revine/Tarzo” si sta mobilitando per affrontare la situazione e i rischi di  una distruzione dell'ecosistema laghi, per favorire politiche di conservazione del suo habitat naturale che è unico e importantissimo per la vita faunistica e vegetale, per salvaguardare l'acqua come risorsa vitale e bene comune, per ridisegnare la gestione urbanistica, invertendo lo sviluppo urbanistico e cementificatore a favore della rinaturalizzazione della fascia di riviera, per ripensare il modello di sviluppo fondato sul turismo che nel lungo periodo rischia di diventare inquinante e controproducente.

Prima di analizzare ed esprimere un nostro giudizio di merito sugli interventi 04 e 05 del progetto “Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago” sono necessarie due premesse. La prima, per soffermarci sulla fragilità dei laghi di Revine/Tarzo, una questione metodologica ed ecologica da cui non si può prescindere. L’opportunità di qualsiasi azione umana in un ambito così  fragile deve essere approfondita e valutata con attenzione perché stiamo parlando di un piccolo  ecosistema in crisi idrogeologica ormai da decenni e in cui è in gioco la sua stessa sopravvivenza.

La seconda, anche occupandoci, con le presenti osservazioni, di un progetto urbanistico che coinvolge il lago di Lago e il Comune di Tarzo, riteniamo che qualsiasi intervento debba essere visto come incidente su tutto l'ecosistema laghi in una visione d’insieme per le strette relazioni ecologiche ed idrologiche fra i due piccoli bacini lacuali che esigerebbero per questo un unico ente di gestione con competenze specifiche.

I laghi di Lago e di Santa Maria sono di origine glaciale, dall’equilibrio ecologico delicatissimo e sono tutelati, oltre che per la loro ricchezza biologica e la loro bellezza paesaggistica, anche per il loro precario stato di salute ecologico.

I laghi sono, per le loro caratteristiche specifiche, un caso unico di un tipo di “zona umida naturale” all’interno della regione biogeografica della provincia di Treviso.

Non è di poco conto che siano gli unici due laghi naturali presenti nel territorio della provincia di Treviso e sono monitorati nell’ambito del Piano Regionale di Qualità delle Acque. Il complesso lacustre è situato nelle Prealpi Trevigiane, ad ovest della città di Vittorio Veneto, in un’area di notevole interesse paesaggistico rappresentata da un solco vallivo denominato “Valmareno". Questa valle trae origine dalla Valle Lapisina, che a sua volta è il ramo minore, diretto a sud, della Valle del Piave. I laghi di Santa Maria e di Lago sono collegati tra di loro da un canale di comunicazione stretto e poco profondo. L’emissario, il canale “La Tajada” che dal lago di Lago versa nel Fiume Soligo, è il risultato di un antico intervento di bonifica dell’area. I laghi sono posti a 226 metri di altitudine e hanno avuto origine nel corso dell’ultima glaciazione, sebbene l’attuale conformazione si debba al processo di interramento ad opera di materiale alluvionale proveniente dai versanti delle valli circostanti. Il lago di S. Maria presenta una superficie di 0,4 chilometri quadrati ed una profondità media di 4,3 metri, mentre il lago di Lago presenta una superficie di 0,5 chilometri quadrati ed una profondità media di 7,2 metri.

 

Da sottolineare il peso di questi dati geografici e morfologici nel valutare l’incidenza di qualsiasi progetto su una realtà di così ridottissime dimensioni.

L’ecosistema “laghi di Revine/Tarzo” è un ecosistema fragile anche perché i laghi sono privi di immissari (solo il lago di Lago ha un immissario temporaneo, il torrente Piaveson, che per soli pochi giorni anno dà il suo apporto, mentre il lago di Santa Maria non ha immissari) e sono alimentati principalmente da sorgenti sotterranee di origine carsica che possono risentire degli effetti dei cambiamenti climatici in atto (siccità). Ma, accanto al problema, tendenzialmente in aumento, della diminuzione dell’apporto idrico da parte delle sorgenti carsiche per via dei cambiamenti climatici, a partire dagli anni ’60, anche a causa degli scarichi civili e produttivi afferenti al lago, è andato accentuandosi nel corso del tempo il fenomeno dell’eutrofizzazione con la formazione di alghe che diminuisce l'ossigenazione e così pure gli associati episodi di morie dei pesci. Così i laghi finiscono per essere una comunità ecologica minacciata anche dal fenomeno della eutrofizzazione perché sul fondo di entrambi i laghi si raggiungono condizioni anossiche (assenza di ossigeno) che alterano la qualità dell’acqua. Una situazione critica, già segnalata fin nel lontano 2002 da un rapporto della Provincia di Treviso (Ricerche limnologiche sui laghi di Revine), accentuata oggi dagli effetti dei “cambiamenti climatici” e che a distanza di vent’anni da quel rapporto non ha ancora visto interventi risolutivi ed efficaci. La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) effettuata nel 2012 dalla Commissione Regionale Vas in merito al Piano di Assetto del Territorio Intercomunale (PATI) dei comuni della vallata aveva evidenziato, confermando le analisi del rapporto della Provincia del 2002, la pericolosa diffusione di fenomeni di inquinamento delle acque superficiali e dell’eutrofizzazione. La stessa commissione regionale VAS esaminando il PATI aveva disposto un “supplemento di istruttoria” in ordine alle azioni del PATI relative al sito di interesse comunitario (SIC) SIC IT 3240014 “Laghi di Revine”.

Questo fenomeno continua ad essere monitorato dall'Agenzia ARPAV del Veneto nei vari “Rapporti sullo stato delle acque”.

Il “Gruppo difesa laghi di Revine/Tarzo” ha chiesto al Comune di Tarzo e Revine Lago di aderire al bando del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che finanzia proposte progettuali innovative degli enti pubblici impegnati nel monitoraggio, preservazione, valorizzazione e ripristino della biodiversità in aree protette, per un aggiornamento degli aspetti geologici, idraulici, chimico-fisici e biologici dei laghi, in particolare riferimento al “fenomeno eutrofico”.

In cima, e prima di ipotizzare altri interventi con impatti antropici rilevanti, ci deve essere la necessità primaria di individuare le cause e poi gli auspicabili ed eventuali rimedi per contrastare l’eutrofizzazione. I primi e auspicabili interventi devono essere improntati, finanziariamente e amministrativamente, alla “resilienza” nel combattere le seguenti antiche e nuove carenze idrologiche:

1) la “mancanza di immissari”, solo il lago di Lago ha un immissario temporaneo, il torrente Piaveson, che per soli pochi giorni anno dà il suo apporto, ma con l’incertezza del peso dei cambiamenti climatici;

2) l’assenza di ossigeno provocato dalla proliferazione delle alghe dovuta all’apporto di nutrienti (fosforo e azoto) e fertilizzanti delle attività agricole circostanti che contribuiscono all’inquinamento dell’acqua dei laghi;

3) “estati siccitose” dovute ai cambiamenti climatici in atto e che aggravano le condizioni alterando la temperatura.

Perdura quindi da anni, da un lato, una situazione ecologica critica endemica sullo stato di salute dei laghi che ne mette a rischio la stessa sopravvivenza, dall’altro si è sviluppato un processo di frequentazione e antropizzazione delle loro sponde. L’antropizzazione dei laghi è un fenomeno assolutamente da contenere allo scopo di salvaguardare la loro funzione di “nicchia ecologica”, tanto unica quanto fragile, senza dimenticare come le piccole dimensioni dell’ecosistema laghi di Revine Lago/Tarzo non si presti a ulteriori urbanizzazioni oltre a quelle già esistenti.

Nel 1978, 45 anni fa, una pubblicazione, edita dall'amministrazione comunale di Revine, lanciava un monito alla comunità gravitante sui laghi, quello di evitare di stravolgere in modo irreversibile l’uso dei laghi e delle sue risorse, le loro caratteristiche morfologiche.

Si legge: “Il bisogno di favorire e consentire l’uso corretto di queste “risorse finite” fa sì che occorra operare una prima divisione del territorio in funzione della vocazione all’ insediamento che ogni area presenta ed in relazione alla morfologia, alle caratteristiche geofisiche ed idrogeologiche”. Si legge poi, in questa pubblicazione del 1978: “Troppo  spesso il turismo si risolve in un approccio all’ambiente circostante con gli stessi schemi mentali ed organizzativi che hanno contribuito a rendere la città invivibile. Il tutto viene poi gestito senza tener minimamente conto che il turismo com’è attualmente (siamo nel 1978) concepito e organizzato, si configura in una domanda di beni atti allo svago e al divertimento, senza quindi interessi particolari per la tutela, la conoscenza e la preservazione dell’ambiente”. Parole preveggenti di quello che è successo per decenni e che, con gli interventi 04 e 05 del progetto “Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago”, si vuole perpetuare sul  tratto più naturale rimasto del lago di Lago. Il “Gruppo difesa laghi Revine/Tarzo”, a distanza di quarantacinque anni da quella pubblicazione, con le presenti osservazioni constata amaramente come quei moniti siano stati ignorati.

La storia urbanistica dei laghi degli ultimi sessant’anni ha visto un aumento esponenziale della frequentazione turistica lungo le sue sponde che ha raggiunto, negli ultimi anni, il suo “picco di presenze” nei fine settimana del periodo estivo e non solo. La cosiddetta “valorizzazione turistica” ha comportato l’antropizzazione della maggior parte delle sue sponde. Nasce soprattutto da questa oggettiva constatazione il “no” ad ulteriori forme di sfruttamento dei laghi e dei suoi habitat vegetazionali, avifaunistici e floristici in una porzione di sponda naturale non ancora antropizzata, dove invece andrebbe realizzata un’operazione di “ripristino integrale” della sua “naturalità” e della sua “biodiversità”. La zonizzazione del Parco Regionale di Interesse Locale dei laghi della vallata, operata nel 2010 dal Piano Ambientale e consultabile nella TAV P1 dello stesso, divide il territorio dei laghi in “Zone di riserva naturale orientata” (A) in cui viene prevista la massima protezione, “Zone di riserva naturale speciale”(B1) in cui viene prevista una antropizzazione controllata, “Zone di penetrazione”(D) in cui non esistono vincoli. Quello che rende superata quella classificazione del 2010, a distanza di 13 anni, è il livello raggiunto dall’antropizzazione della maggior parte delle sponde dei laghi. Antropizzazione che si è sviluppata nonostante esista una “dichiarazione di notevole interesse pubblico”, vincolo paesaggistico con individuazione di specifica area tutelata con D.M. 12 maggio 1967 della zona dei laghi di Lago e di Santa Maria sita nel territorio del Comune di Tarzo, D.Lgs. n. 42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio, Art. 136.

 

Antropizzazione che si è sviluppata nonostante i laghi Revine/Tarzo siano diventati nel 2012 un Sito di Interesse Comunitario (SIC IT 3240014) nell’ambito di Rete Natura 2000 e il 21 giugno 2018 siano diventati “Zona Speciale di Conservazione” (ZSC) con i relativi obblighi per gli stati membri di elaborare misure di conservazione e di adottare le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali.

L’area umida dei laghi, inoltre, possiede tutte le “caratteristiche avifaunistiche” per essere considerata “Zona di Protezione Speciale” (ZPS), può cioè entrare a far parte di una rete coerente di “Zone di Protezione Speciale” che è il primo passo per l’applicazione della direttiva nr. 2009/147/CEE sulla “salvaguardia dell’avifauna selvatica”(Direttiva Uccelli) che si integra all'interno delle disposizioni della “Direttiva Habitat”.

Da segnalare come come la “Zona Speciale di Conservazione” (ZSC) SIC codice IT 3240014 dei “laghi di Revine/Tarzo” estesa per 119 ettari, una zona umida l vitale per l’avifauna, non sia ancora stata considerata “Zona di Protezione Speciale” (ZPS) essendolimitrofa all’adiecente “Zona di Protezione Speciale” (SIC codice IT 3240024), quella della “dorsale prealpina che si estende per 11622 ettari tra Valdobbiadene e Serravalle. Un’unica e competente struttura di gestione del Parco Regionale di Interesse Locale dei laghi della vallata avrebbe già inoltrato, opportunamente e scientificamente documentata, la richiesta alla Commissione Europea (tramite la Regione) di considerare l’area dei laghi “Zona di Protezione Speciale” (ZPS) e farla rientrare così, sia nell’ambito della “Direttiva Uccelli”, sia nell’ambito della “Direttiva Habitat” del Sito di interesse Comunitario (SIC codice IT 3240014) dei laghi di Revine/Tarzo.

Solo contenendo l'antropizzazione delle sponde, l’inquinamento luminoso e l’inquinamento acustico i laghi possono rendere possibile l’aumento della presenza della comunità di uccelli: migratori, svernanti, di passo, che possono trovare acqua, cibo, rifugio e un luogo ideale di nidificazione. L’aumento della frequentazione turistica ha trasformato la maggior parte delle aree in prossimità delle sponde del lago, classificate dal Piano Ambientale come “riserva naturale speciale” (B1), in una perimetrale e diffusa “zona di penetrazione” (D). Percorrendo per intero l’anello ciclo-pedonale dei laghi che si snoda lungo le loro sponde si succedono attualmente strutture e percorsi che per lunghi tratti rendono di fatto le aree interessate “zone di penetrazione” (D), si succedono così: il Parco Didattico Archeologico del Livelet, il lido balneabile di Lago, il percorso ciclo pedonale che taglia un canneto e che arriva al Camping Riva d’oro, all’ ex Bar Riva d’oro (ecomostro da demolire), il lido balneabile del lago di Santa Maria, il percorso ciclo pedonale che giunge all'ex bar Riviera(che in una sua riqualificazione potrebbe diventare Casa del Parco, museo etnografico, centro visite guidate delle Zone di riserva naturale orientata(A), il percorso ciclo pedonale che dall’ex Bar Riviera giunge al lido balneabile Va’ dee femene, il Camping Al Lago e infine l’area area attualmente considerata Zona di riserva naturale speciale (B1j a nord del borgo di Fratta interessata dagli interventi 04 e 05 del progetto “Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago”.

Guardando la Tav. P1 del Piano Ambientale si nota come sono aumentate le “zone di penetrazione” (percorsi ciclo pedonali, accessi alle rive, loro vicinanza ai lidi balneabili e alle strutture ricettive e ricreative, ecc.), anche se classificate come “zona di riserva naturale speciale (B1), lungo quasi tutto il perimetro spondale dei laghi. La zona individuata per gli interventi 04 e 05 del progetto “Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago”, per le sue caratteristiche ecologiche presenti e potenziali, andrebbe trasformata da “zona di riserva naturale speciale”(B1) a “zona di riserva naturale orientata”(A). Tale trasformazione consentirebbe di unirla, aumentando il livello della biodiversità e il valore ecologico dell”area, alla Zona di riserva naturale orientata(A), al cui interno si trova un importante boschetto igrofilo, posta a sud del Parco Didattico Archeologico.

Desta non poche preoccupazioni l’impatto ambientale degli interventi 04 e 05 del progetto “Cortili Frattali. Il borgo aumentato sul lago” sulla conformazione urbanistica che si verrebbe a creare sul lato ovest del lago di Lago. Facendo la sommatoria degli interventi già effettuati in passato per rendere fruibili turisticamente le sponde dei laghi e degli interventi 04 e 05 del progetto “Cortili frattali.Il borgo aumentato sul lago” si formerebbe un significativo e deturpante trittico insediativo: a nord la zona di penetrazione (antropizzata) del lido di Lago, a ovest la zona di penetrazione (antropizzata) del Parco Didattico Archeologico del Livelet, a sud una passerella galleggiante lunga 600 metri lineari e una piattaforma galleggiante di 1000 metri di cui 600 calpestabili. Un ulteriore effetto negativo sarebbe il deterioramento della valenza ecologica della “Zona di riserva naturale orientata”(A) che ha al suo interno un boschetto igrofilo, le macchie boscate, le vegetazioni riparie, le siepi, che costituisce un habitat importante per le specie faunistiche, avifaunistice e vegetazionali e che finirebbe ristretta fra il Parco Didattico Archeologico del Livelet e l’area spondale individuata dagli interventi 04 e 05 del progetto “Cortili frattali. Il borgo aumentato suo lago”. Si perderebbe l’opportunità di realizzare una sinergia ecologica fondamentale per raggiungere l’obiettivo del ripristino della biodiversità nei laghi, possibile con la rinuncia agli interventi 04 e 05 del progetto e la trasformazione dell’area spondale e del suo canneto da “Zona di riserva naturale speciale”(B1) a “Zona di riserva naturale orientata”(A).  Si realizzerebbe un’alleanza ecologicamente funzionale  tra la zona attualmente classificata dal Piano Ambientale come  “Zona di riserva naturale orientata”(A) con il suo bosco igrofilo, le macchie boscate, le vegetazioni riparie, le siepi con le sponde e i canneti presenti nell’area interessata dal progetto e attualmente classificata come “Zona di riserva naturale speciale”(B1).    Risulta evidente l’effetto dirompente degli interventi 04 e 05 del progetto sulla già limitata porzione di “naturalità integrale" complessiva delle sponde dei laghi e l’aver progettato delle strutture galleggianti non elimina, per le modalità necessarie per raggiungerle e farle funzionare, l’impatto ambientale sia sul suolo a nord del borgo di Fratta e sulla vegetazione di terra (alberi, macchie boscose, siepi, prati, fiori, arbusti), sia l’impatto ambientale sulla vegetazione d’acqua (canneti e piante acquatiche). Risulta altrettanto evidente nella documentazione relativa al progetto come prevalga in esso una “concezione utilitaristica” dei pochi tratti naturali dei laghi sopravvissuti a decenni di sfruttamento turistico delle loro sponde, una concezione secondo la quale, i laghi vengono considerati, non per la loro intrinseca bellezza o per essere una preziosa riserva di biodiversità, ma per la loro funzione di sfondo a spettacoli ed eventi con tutto il loro corollario di “disturbo antropico” e “compromissione irreversibile” dell’habitat floristico, vegetazionale e avifaunistico. Nella presentazione del progetto, inoltre, è molto approssimativa e vaga la descrizione dell’impatto logistico e tecnico delle strutture (nuovo consumo di suolo per parcheggi, accessi pedonali su terra per raggiungere le strutture, galleggianti, ancoraggi e accessi alla struttura galleggiante, impiantistica elettrica, cavidotti, inquinamento acustico e luminoso,ecc.),

Manca una visione d’insieme ecologica e paesaggistica, frutto della mancanza di una gestione unitaria da parte di un ente preposto e competente che sappia contemperare le diverse esigenze, senza mai dimenticare che qualsiasi intervento progettato in un punto dei laghi deve relazionarsi ecologicamente con gli altri punti dei laghi e con l’intero ecosistema lacustre. I laghi di Revine/Tarzo costituiscono un “ecosistema in sofferenza” e, nonostante la loro fragilità idrogeologica, i cambiamenti climatici in atto e i prevedibili prolungati periodi di siccità e rialzo della temperatura che stanno mettendo a rischio la loro stessa sopravvivenza biologica, hanno bisogno dell’uomo, che, dopo averli sfruttati, deve ingegnarsi per aumentare la loro “resilienza”.

I laghi di “Revine Lago/Tarzo” sono un Sito di Interesse Comunitario (SIC IT 3240014), appartengono a Rete Natura 2000. A tali siti, individuati ai sensi della direttiva nr. 92/43/CEE a “salvaguardia degli habitat naturali e

seminaturali, la fauna e la flora” e ai sensi della direttiva nr. 09/147/CEE sulla “salvaguardia dell’avifauna selvatica”, la recente pronuncia della Corte di Cassazione (la n. 27466 del 15/7/2022) in materia di “aree naturali protette” attribuisce loro la qualifica di aree naturali protette “alla pari” di parchi naturali, riserve naturali nazionali, regionali.

Tale recentissima pronuncia della Cassazione non fa che accrescere le motivazioni che hanno portato alla costituzione del “Gruppo difesa laghi Revine/Tarzo” che ritiene il progetto "Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago” presentato dal Comune di Tarzo un'ulteriore e pesante intervento di antropizzazione delle residue aree di naturalità dei laghi, sia nel loro numero, sia nelle loro già ridottissime estensioni: un progetto che puo’ compromettere irrimediabilmente il fragile equilibrio che tiene in vita i nostri laghi, la loro bellezza e la loro naturalità.

Va ricordato come i laghi di Revine/Tarzo in base all’articolo 6 della Direttiva Habitat aggiornata dalla Commissione Europea il 21 giugno 2018 sono diventati “Zona Speciale di Conservazione” (ZSC) essendo trascorsi 6 anni dall’adozione degli elenchi dei SIC dell’Unione Europea e che gli stati membri sono tenuti a elaborare misure di conservazione e ad adottare le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali. La comunicazione della Commissione Europea del 21.11.2018, gestione dei siti Natura 2000, guida all'interpretazione dell’art. 6 della Direttiva “Habitat” 92/43/CEE, al paragrafo 1 afferma: “In un sito si verifica una situazione di degrado dell'habitat quando la superficie del tipo di habitat o dell'habitat delle specie all'interno del sito viene ridotta, oppure la struttura e le funzioni specifiche necessarie al mantenimento a lungo termine dell'habitat o dello stato delle specie ad esso associate vengono ridotte rispetto alla situazione iniziale o ripristinata.

Questa valutazione è effettuata in funzione degli obiettivi di conservazione del sito e del suo contributo alla coerenza della rete.” Il progetto “Cortili frattali. il borgo aumentato sul lago” purtroppo rientra in questa fattispecie perché riduce ulteriormente e gravemente la superficie del tipo di habitat o dell’habitat del tipo di specie ad esso associate.

Come dispone l’articolo 2 lo scopo generale della “Direttiva Habitat” è contribuire a salvaguardare la biodiversità attraverso la conservazione degli habitat naturali. Le misure adottate a norma della direttiva sono volte a garantire che le specie e i tipi di habitat contemplati raggiungano "uno stato di conservazione soddisfacente" e ad assicurare il "mantenimento” o il “ripristino” in uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat naturali e delle specie di fauna e flora selvatiche di interesse comunitario, ossia se ne assicuri la sopravvivenza a lungo termine in tutta la loro area di ripartizione naturale nell'UE.

Con il progetto “Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago” ci si allontana dall’obiettivo del “mantenimento” e ancora di più dalla necessità (opposta agli effetti che produce il,modello di valorizzazione turistica proposto) del “ripristino” di quella naturalità già compromessa lungo la maggior parte delle sue rive.

L'articolo 3, della Direttiva Habitat 02/43/CEE al paragrafo 3, stabilisce che "laddove lo ritengano necessario, gli Stati membri si sforzano di migliorare la coerenza ecologica di Natura 2000 grazie al mantenimento e, all’occorrenza, allo sviluppo degli elementi del paesaggio che rivestono primaria importanza per la fauna e la flora selvatiche, citati all’articolo 10. Anche qui il progetto “Cortili Frattali. il borgo aumentato sul lago” è in chiaro disallineamento dalla normativa ambientale europea.

Allo sviluppo degli elementi del paesaggio che rivestono primaria importanza per la fauna e la flora selvatiche, citati all’articolo 10 della Direttiva Habitat 92/43/CEE non si è affatto lavorato negli ultimi anni da parte del Comune di Tarzo: manca infatti l’aggiornamento sullo stato di conservazione e sulla presenza di specie floristiche, vegetazionali, delle specie acquatiche e dell’avifauna presenti nel lago, impegni che a maggior ragione ricadono sul Comune di Tarzo quale “ente co-gestore” del Parco Naturale Regionale di Interesse Locale.

La tutela e conservazione delle specie vegetazionali,faunistiche, ittio-faunistiche passa attraverso una gestione competente e la disponibilità di risorse per la manutenzione del sito resa difficile anche dagli effetti dei cambiamenti climatici con la comparsa di alcuni fenomeni naturali involutivi preoccupanti come la diffusione di specie alloctone aliene.

L’obiettivo generale del raggiungimento di uno stato di conservazione soddisfacente per tutti i tipi di habitat e le specie di cui agli allegati I e II della direttiva Habitat deve tradursi in obiettivi di conservazione a livello di sito.

L'articolo 6 è un elemento chiave del capo "Conservazione degli habitat naturali e degli habitat delle specie" della Direttiva Habitat 92/43/CEE. Esso fornisce il quadro generale per la conservazione e la protezione dei siti con disposizioni proattive, preventive e procedurali e riguarda i siti designati a norma della direttiva Habitat. Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo.

Sui laghi di Revine-Tarzo, dunque, essendo diventati, in base all’art.6 della Direttiva Habitat, una “Zona Speciale di Conservazione” devono essere operati interventi di ripristino della naturalità innalzando i livelli di protezione del Sito di Interesse Comunitario: tutte attività che il Comune di Tarzo non ha intrapreso in questi anni.

Una situazione di degrado dell’habitat può verificarsi con l’attuazione del progetto “Cortili liquidi, il borgo aumentato sul lago” del Comune di Tarzo che prevede l’installazione di una passerella in legno con relative opere edilizie e infrastrutturali (impianti, gettate dì calcestruzzo, plinti, tubazioni, cavidotti, impianti di illuminazione, strada di accesso, inquinamento acustico durante i lavori e acustico e luminoso nell’esercizio a scopo ricreativo, sportivo e culturale della struttura) in una zona rimasta allo stato naturale o seminaturale rispetto alla quasi totalità delle sponde antropizzate.

La perturbazione di una specie in un sito è determinata da eventi, attività o processi che contribuiscono, all'interno del sito, a un declino a lungo termine della popolazione della specie, a una riduzione o al rischio di riduzione della sua area di ripartizione naturale e a una riduzione dell'habitat disponibile. Questa valutazione è effettuata in funzione degli obiettivi di conservazione del sito e del suo contributo alla coerenza della Rete Natura 2000.

La significatività degli effetti della realizzazione del progetto "Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago” deve essere determinata in relazione alle particolarità e alle condizioni ambientali del sito protetto interessato dal piano o progetto.

La Valutazione di Incidenza Ambientale non può che incorporare il significato ecologico dell’articolo 10 della Direttiva Habitat che recita:

"Laddove lo ritengano necessario, nell'ambito delle politiche nazionali di riassetto del territorio e di sviluppo e segnatamente per rendere ecologicamente più coerente la rete Natura 2000, gli Stati membri si impegnano a promuovere la gestione di elementi del paesaggio che rivestono primaria importanza per la fauna e la flora selvatiche. Si tratta di quegli elementi che, per la loro struttura lineare e continua (come i corsi d'acqua con le relative sponde o il loro ruolo di collegamento (come gli stagni o i boschetti), sono essenziali per la migrazione, la distribuzione geografica e lo scambio genetico di specie selvatiche."

L’ambiente lacustre dei laghi di Revine/Tarzo, nel tratto interessato dal progetto, con la sua tipica vegetazione, è un habitat di straordinario valore e di grande biodiversità: il bosco igrofilo, i canneti, i saliceti e i tratti di riva rimasti allo stato naturale consentono la vita e il prosperare di numerose specie vegetali e animali.

Non è un caso che nei canneti dei laghi di Revine Lago/Tarzo vivano specie molto rare, localizzate in pochi siti della Pianura Padana. La loro protezione può garantire fonte di cibo per la fauna ed essere terreno di riproduzione e sostentamento dell’avifauna selvatica e della popolazione di anfibi che in migrazione riproduttiva si recano dalla zone di svernamento, situate nelle aree boschive dei rilievi, verso il canale “la Tajada”, il Lago di San Giorgio e il Lago di Santa Maria.

Il progetto disattende le stesse indicazioni del Piano Ambientale tese a garantire: “la protezione delle specie floristiche; il controllo e orientamento evolutivo del canneto e delle macrofite acquatiche; la protezione dei saliceti e di altre formazioni arboree; la protezione delle specie faunistiche, in particolare degli invertebrati acquatici; la protezione delle specie di invertebrati terrestri; la protezione delle specie ittiche autoctone e controllo delle specie immesse; la protezione delle specie di Anfibi (siti di riproduzione, siti di stazionamento degli adulti, aree di migrazione); la protezione delle specie di rettili; la protezione delle specie di uccelli con particolare attenzione a quelle legate all’ambiente lacustre, alle specie saproxiliche (dipendenti dal ciclo di marcescenza del legname) e ai rapaci; protezione dei mammiferi con particolare attenzione ai Chirotteri; la protezione del Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.); la protezione dei saliceti maturi e del canneto consolidato, sperimentando puntualmente le forme di gestione più opportune e compatibili; la realizzazione di corridoi ecologici da e verso altri siti della rete Natura 2000” (Piano Ambientale 1.3.1. Obiettivi di tutela e valorizzazione. Sistema delle acque, suolo e sottosuolo,flora e fauna).

Il mantenimento della naturalità delle rive unito alla presenza, in quel tratto di lago interessato dal progetto, di boschetti igrofili, di pioppeti, di canneti, rappresenta l’obiettivo primario per la tutela e l’auspicabile ripristino di ambiti significativi di biodiversità.

Il “bosco igrofilo” limitrofo all’area interessata dal progetto è composto da alberi e arbusti ben adattati a vivere in terreni saturi d’acqua come il salice bianco, il pioppo nero, l’ontano nero e il salicone. Tale caratteristico habitat costituisce un corridoio ecologico tra l’ambiente terrestre e quello acquatico. Le caratteristiche del bosco igrofilo rappresentano una vera attrattiva per l’avifauna che qui trova rifugio, cibo e un luogo ideale per la nidificazione. Ma non solo. Questi boschi umidi sono frequentati da anfibi, rettili e piccoli e grandi mammiferi.

A proposito di corridoi ecologici da e verso altri siti di rete Natura 2000 la naturalità delle rive dei laghi a primavera consente l’approdo di migliaia di esemplari di rospo comune che si risvegliano dal letargo e scendono dalle colline circostanti verso il canale la Tajada e verso i laghi per completare la loro migrazione riproduttiva.

Il canneto è una pianta che può raggiungere i 4 metri di altezza e che forma fitti raggruppamenti ai margini di acque ferme o poco mosse, consolidando le rive e creando un habitat particolare. Nel canneto diventa così possibile la coesistenza di una elevata varietà di specie animali e vegetali tipiche sia degli ambienti acquatici che terrestri.”

I canneti nell’area oggetto dell’intervento 04 e 05 svolgono un ruolo essenziale per il consolidamento delle rive e degli argini oltre a svolgere un'importante funzione di depurazione naturale delle acque (nei laghi sono presenti forme di inquinamento), costituiscono un habitat vitale per numerose specie di uccelli migratori, svernanti e stanziali, rappresentano un'area di incubazione/nursery per numerose specie ittiche e piccoli mammiferi. Nelle acque poco profonde e con fondali fangosi e temperature più calde, oltre a rifugio e cibo, trovano in questo habitat il luogo ideale per l’accoppiamento e la deposizione delle uova la carpa , il persico reale e il luccio.

La “cannuccia di palude” tipica delle zone umide può raggiungere i 4 metri di altezza, forma fitti raggruppamenti ai margini di acque ferme o poco mosse. Fra le piante che si possono vedere in prossimità di un canneto nei laghi di Revine/Tarzo, oltre alla comune  “mazzasorda” e ai “carici”, c’è la “ninfea bianca” che da maggio a settembre da vita ad una delle fioriture più spettacolari che si possano ammirare.

La specie “selvatica” di “ninfea bianca” è quella con il fiore colore bianco candido, ancora presente nei Laghi della Vallata ma è in forte regressione, sia a causa della distruzione delle aree umide, sia per problemi di inquinamento delle acque e di proliferazione di specie animali esotiche. In tutte le regioni italiane la ninfea bianca è una specie protetta di cui è vietata la raccolta. La sua presenza nei nostri laghi rappresenta dunque un importante contributo alla sua conservazione e diffusione: un tassello di biodiversità.

Grazie alla sommatoria di questi microambienti e alla loro reciproca “compenetrazione ecologica” nel tratto del lago interessato dal progetto “Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago” possono trovare rifugio diverse specie di uccelli: stanziali e nidificanti, svernanti o specie che sostano nelle loro rotte migratorie.

Purtroppo preoccupano i segnali raccolti dall’associazione LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) nel suo importante lavoro di ricerca e monitoraggio sullo stato dell’avifauna gravitante sui laghi, sia essa stanziale, migratrice o di passo, perché evidenziano una riduzione del numero di specie presenti.

Gli “svassi maggiori”, ad esempio, è una delle specie che cerca di nidificare nei laghi ma il disturbo antropico legato alla presenza di piccoli natanti per la pesca in prossimità dei canneti e delle rive esercita una pressione tale che compromette il loro successo riproduttivo.

Gli “smerghi maggiori” sono stati avvistati nei laghi di Revine/Tarzo. Questa specie nidifica in pochi laghi e fiumi prealpini. Al 1996 risale la prima notizia di nidificazione certa in Veneto, al lago del Corlo, nel bellunese. Vanno create le condizioni riducendo ogni possibile forma di disturbo, specie nell’area dove si vuole installare la passerella e la piattaforma galleggiante affinché gli “smerghi maggiori” possano trovare nei laghi un posto per riprodursi.

Nei canneti dei laghi di Revine (TV) vivono anche specie molto rare localizzate in pochi siti della Pianura Padana e delle lagune dell’Alto Adriatico e in forte decremento, a livello nazionale, come il “migliarino di palude”. Questa specie è in forte decremento, come dimostrano moltissimi studi. Eppure, pochi individui svernano ancora nei canneti dei laghi e chiedono attenzione e cura a chi gestisce il Parco Regionale di Interesse Locale affinché possano trovare “stabilmente” le condizioni per svernare.

Anche la “strolaga mezzana” (Gavia arctica), specie nidificante alle alte latitudini in Eurasia, trova al lago di Lago le condizioni per svernare, senza dimenticare l’importanza dei prati circostanti (prati stabili le rive del lago: le “pavoncelle” non si fermerebbero se avessero trovato al posto di quel tipo di habitat un campo ricoperto di vigneti.

Gli abitanti iscritti all’anagrafe dell’avifauna dei laghi sono numerosi: picchio verde, cannaiola, martin pescatore, gallinella d’acqua, garzetta, cormorano, airone cenerino,folaga, tarabuso, airone bianco.

Dipende dalle nostre scelte urbanistiche e dalle nostre azioni la permanenza della loro presenza.

La “Direttiva Uccelli” riconosce la perdita e il degrado degli habitat come i più gravi fattori di rischio per la conservazione degli uccelli selvatici e si pone quindi l'obiettivo, attraverso una rete coerente di “Zone di Protezione Speciale” (ZPS) che includano i territori più adatti alla loro sopravvivenza, di proteggere gli habitat delle specie elencate nell'Allegato I e di quelle migratorie non elencate che ritornano regolarmente. La “Zona di Protezione Speciale” (ZPS), SIC codice IT 3240024 della “dorsale prealpina tra Valdobbiadene e Serravalle si estende per 11622 ettari ed è inspiegabile come la “Zona Speciale di Conservazione” (ZSC) SIC codice IT 3240014 dei “laghi di Revine/Tarzo” estesa per 119 ettari, una zona umida limitrofa e vitale per l’avifauna, non sia ancora stata considerata “Zona di Protezione Speciale”.

CHIEDIAMO ALLE ISTITUZIONI IN INDIRIZZO

  1. di esprimere formale diniego alla compatibilità ambientale degli interventi 04 e 05 del “Progetto Cortili Frattali. Il borgo aumentato sul lago”
  2. di realizzare una sinergia ecologica fondamentale per raggiungere l’obiettivo del ripristino della biodiversità nei laghi  con la trasformazione dell’area spondale e del suo canneto, dove si dovrebbero realizzare tali interventi, da “Zona di riserva naturale speciale”(B1) a “Zona di riserva naturale orientata”(A).  Si realizzerebbe così un’alleanza ecologicamente funzionale tra l’attuale zona classificata dal Piano Ambientale come  “Zona di riserva naturale orientata”(A) con il suo bosco igrofilo, le macchie boscate, le vegetazioni riparie e le siepi con le sponde  e i canneti presenti nell’area interessata dal progetto e attualmente classificata come “Zona di riserva naturale speciale”(B1).   

Restiamo a disposizione, dopo aver inoltrato il  presente “Atto  di Intervento” nella procedura di “Valutazione di Incidenza Ambientale" degli interventi 04 e 05 del “Progetto Cortili Frattali. Il borgo aumentato sul lago” in  un sito di Rete Natura 2000 dove è stato posto con decreto ministeriale un “vincolo paesaggistico specifico”,  per ogni ulteriore chiarimento.

GRUPPO DIFESA LAGHI REVINE/TARZO

17/09/2023

 

 

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17 Settembre 2023
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Andare oltre il concetto di vincolo per assumere la centralità della relazione uomo-natura

Il contributo che le istituzioni possono dare per il ripristino della “biodiversità” nei laghi di Revine/Tarzo. 

Il “Parco dei laghi della vallata” ha bisogno di una gestione coordinata e coerente ad opera di un soggetto responsabile dotato di competenze specifiche, con la supervisione della “U.O. Strategia Regionale della biodiversità e dei parchi” della Regione in grado di gestire non delle particelle fondiarie, ma un “ecosistema lacustre” particolare e fragile:

  • per le ridottissime dimensioni,
  • per la sua unicità come unico “lago naturale” nell’intera provincia di Treviso,
  • per l'aleatorietà della immissione idrica dalle sorgenti carsiche,
  • per gli effetti dei cambiamenti climatici e i gravi problemi legati alla siccità,
  • per la carenza di ossigenazione e relative conseguenze sulla vita acquatica e sulla proliferazione algale,
  • per l’antropizzazione e l’inquinamento legati alle attività produttive agricole dei terreni circostanti,
  • per l’antropizzazione dovuta ad una valorizzazione turistica che confonde gli obiettivi di tutela e valorizzazione turistica con obiettivi di sviluppo economico.

Il progetto “Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago” del Comune di Tarzo va nella direzione opposta rispetto all’esigenza di aumentare i livelli di protezione, di conservazione e di rinaturalizzazione delle sponde dei laghi.

A questo scopo ai principali vincoli esistenti:

  • VINCOLO IDROGEOLOGICO-FORESTALE

In base al R.D. 30/12/1923 n. 3267. Tutti gli interventi da realizzarsi dovranno essere

corredati da progetto comprendente anche la relazione geologica o forestale in rapporto

all’entità degli interventi e sono subordinati all’autorizzazione preventiva di cui al R.D.

1126/1926 e della legislazione regionale in materia;

  • VINCOLO PAESAGGISTICO - aree vincolate per legge(ope legis)

D.Lgs. n. 42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio, Artt. 134, 142;

  • VINCOLO PAESAGGISTICO CON INDIVIDUAZIONE DI SPECIFICA AREA

TUTELATA CON D.M. 12 MAGGIO 1967.

D.Lgs. n. 42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio, Artt. 136.

L'intera area dei laghi individuata è soggetta a tutela e valorizzazione ambientale del complesso ecologico e paesaggistico dei laghi in base alla “Dichiarazione di notevole interesse pubblico della zona dei laghi di Lago e Santa Maria sita nel Comune di Tarzo”;

  • ZONA SPECIALE DI CONSERVAZIONE(ZSC) CON DECRETO DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE DEL 27 LUGLIO 2018. La designazione delle ZSC è un passaggio fondamentale per la piena attuazione della Rete Natura 2000 perché garantisce l’entrata a pieno regime di misure di conservazione sito specifiche e offre una maggiore sicurezza per la gestione della rete e per il suo ruolo strategico finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo di arrestare la perdita di biodiversità in Europa;

devono essere aggiunte “altre tutele”:

  • inoltrare al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Direzione Generale per il Patrimonio Naturalistico una richiesta di riconoscimento ai laghi di Revine/Tarzo di “area umida” ai sensi della Convenzione di Ramsar che si pone come obiettivo la tutela internazionale delle zone umide mediante la loro individuazione e delimitazione, lo studio degli aspetti caratteristici, in particolare dell'avifauna e la messa in atto di programmi che ne consentano la conservazione degli habitat, della flora e della fauna. La Convenzione di Ramsar è stata ratificata e resa esecutiva dall'Italia con il DPR 13 marzo 1976, n. 448 e il governo italiano, aderendo, si è impegnato a garantire un uso razionale delle “Zone Umide” e il “mantenimento” della loro “funzione ecologica”. I laghi di Revine/Tarzo appartengono alla categoria delle “aree umide”. Le “aree umide” secondo la Convenzione di Ramsar (Iran 1971) e la Convenzione Internazionale sulla diversità biologica (Convenzione di Rio 5/6/92) sono considerate biologicamente tra gli ambienti più produttivi al mondo. Le caratteristiche di “area umida” dell’ecosistema laghi di Revine/Tarzo, la loro critica situazione geomorfologica e idrologica, l’urgenza e la necessità di salvaguardare la loro stessa esistenza biologica rendono auspicabile la loro inclusione nell’elenco delle aree umide di importanza internazionale.
  • inoltrare, tramite la Regione, la richiesta alla Commissione Europea di considerare l’area dei laghi “Zona di Protezione Speciale” (ZPS) e farla rientrare così sotto la protezione della “Direttiva Uccelli” n. 09/147/CEE sulla lsalvaguardia dell’avifauna selvatica” oltre che della “Direttiva Habitat” n.92/43/CEE a “salvaguardia degli habitat naturali e seminaturali,”@ fauna e la flora” del Sito di interesse Comunitario (SIC codice IT 3240014), proprio perché la “Zona Speciale di Conservazione” (ZSC) SIC codice IT 3240014 dei “laghi di Revine/Tarzo” estesa per 119 ettari, essendo limitrofa all’adiacente “Zona di Protezione Speciale” (SIC codice IT 3240024), quella della “dorsale prealpina che si estende per 11622 ettari tra Valdobbiadene e Serravalle, ne avrebbe tutti i requisiti.

Accanto ai “vincoli” e ad altre “auspicabili tutele” è necessaria una “nuova visione” della “relazione uomo-natura” e della “relazione habitat-vita dei borghi”, dove il “pregio paesaggistico e ambientale” non venga stritolato da una “valorizzazione turistica” attenta solo al ritorno economico, politico-clientelare e di immagine.

Si ribadiscono i “limiti strutturali” dell’ecosistema laghi di Revine/Tarzo che devono essere assunti come bussola dell’agire amministrativo da coloro che hanno l’onere e la responsabilità di gestire questo piccolo patrimonio naturalistico e di operare per un ripristino della sua “natura” e della sua “biodiversità”:

  • l'intrinseca debolezza idrologica dei laghi,
  • le piccolissime dimensioni dell’ecosistema laghi di Revine Lago/Tarzo,
  • il peso dei cambiamenti climatici in atto e l’incertezza legata a possibili prolungati periodi di siccità che si riproporranno in futuro,
  • l’elevato livello di antropizzazione raggiunto dalle rive dei due piccoli laghi.

L’impatto ambientale del progetto “Cortili frattali-il borgo aumentato sul lago” sarebbe estremamente pesante sia sull’avifauna, sia sulla vegetazione presente sul sito individuato dal progetto, ma soprattutto sull'equilibrio biologico generale dell’ecosistema lacustre garantito anche da quel tratto di rive attualmente e fortunatamente non ancora antropizzate.

Diminuisce la biodiversità quando si frammentano piccoli e grandi habitat e piccoli areali, quando si interrompono funzionali collegamenti ecologici tra le piccole nicchie di biodiversità, quando si limitano i servizi ecosistemici dei canneti, quando si interrompe la continuità fra la macchia boscosa e delle rive e il bosco igrofilo.

Ogni angolo di natura, ogni piccola nicchia ecologica, ogni pezzetto di natura può dare il proprio contributo alla biodiversità che non è un concetto astratto, da citare per infiocchettare i discorsi con un po’ di greenwashing, ma una scelta e un’accettazione dei limiti all’agire umano e al loro impatto sulle risorse naturali. Se si fermano gli interventi 04 e 05 del progetto “Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago” avremo operato per il mantenimento e il ripristino della biodiversità, avremmo fatto seguire i fatti alle parole.

L’accettazione dei limiti allo sfruttamento delle risorse naturali dei laghi non è la negazione del “rapporto uomo-natura” o della “relazione habitat-vita di borghi”: è il suo contrario.

Si devono creare le condizioni affinché in futuro questa coesistenza uomo natura si possa perpetuare nel tempo a favore anche delle generazioni future.

Non siamo all’anno zero nello sfruttamento turistico dei laghi, ci sono strutture turistico-ricettive (un camping sul lago di Santa Maria e un camping sul lago di Lago) tre lidi balneabili, due dei quali con esercizi di ristorazione e bar, c’è un parco a tema didattico archeologico con delle costruzioni in legno proprio lungo una sponda del lago di Lago, ci sono percorsi ciclopedonali che per lunghissimi tratti corrono lungo le rive dei laghi e che in alcuni tratti tagliano trasversalmente un canneto, ecc. Nei laghi sono già presenti strutture per lo svago, il divertimento, percorsi ciclopedonali, tutte modalità di “penetrazione antropica” in un ambiente naturale che non si trova sperduto in lande disabitate ma stretto fra borghi abitati. Questa loro collocazione in un “contesto semi-urbanizzato” accentua il bisogno di tutelare, preservare, mantenere le nicchie di biodiversità con il loro carico di specie animali e vegetali. I due laghi devono essere visti nella loro unitarietà e interezza essendo parti di un unico ecosistema e possono essere vissuti in un modo più regolato e controllato. 

La “valorizzazione turistica” non può trasformarsi in una “utilizzazione commerciale della natura”. La valorizzazione turistica deve preservare e aumentare il pregio naturalistico e ambientale di un “sito naturale” e regolare le modalità della sua fruizione e non può dipendere da agenti esterni (eventi, infrastrutture, come nel caso degli interventi 04 e 05 del progetto “Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago”.) che abbassano il “pregio naturalistico” e manomettono le “modalità della sua fruizione”. Si finisce così per usare il “sito naturale” come un’esca attrattivo-commerciale che non ha niente da spartire con l’endemico valore naturalistico e paesaggistico. Tale strumentalizzazione della natura spesso avviene con criteri “usa e getta” che lasciano il “sito naturale” più povero in termini di biodiversità e di bellezze naturali e meno attrattivo per coloro che vorrebbero viverlo e fruirlo in modo rispettoso ed empatico. Quasi sempre il divertimento di massa, l'entertainment sensazionalistico, folgorante, venduto come “esperenziale”, sceglie il luogo non per valorizzarlo ma per usarlo a fini commerciali o di marketing territoriale.

Gruppo difesa laghi Revine/Tarzo

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