Nel Comune di Cison di Valmarino torna al centro dell’attenzione il caso dell’ex sito industriale Ex Sibe S.r.l., dove persistono criticità ambientali legate alla presenza di amianto e di materiali inquinanti. Una situazione nota da anni.
Mercoledì 11 marzo i consiglieri comunali di minoranza Giuseppe De Luca, Raffaele Salton e Dante Pilat avevano chiesto la convocazione di un Consiglio comunale, presentando una mozione per ottenere aggiornamenti sullo stato dell’area e sugli interventi previsti.
Secondo una relazione tecnica commissionata dal Comune, la copertura in amianto del fabbricato è stata giudicata in condizioni “scadenti” e richiede controlli annuali, oltre a un intervento di bonifica entro tre anni.
La presenza di amianto deteriorato è stata confermata anche dal Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 2, che ha evidenziato un potenziale rischio per la salute pubblica dovuto al possibile rilascio di fibre pericolose nell’ambiente.
Alla richiesta dei consiglieri sarebbe però seguito inizialmente un muro di silenzio da parte del sindaco di Cison di Valmarino, che aveva deciso di non inserire il tema all’ordine del giorno del Consiglio comunale, sostenendo che la mozione fosse stata “scritta male” e quindi non discutibile in aula.
Una scelta contestata duramente dall’opposizione: “A quanto pare una virgola sbagliata vale più della salute pubblica”.
Solo dopo ulteriori sollecitazioni e richieste di chiarimento da parte dei consiglieri di minoranza, la mozione sarà infine discussa QUESTA SERA alle 19.30 in Consiglio comunale di Cison.
L’invito rivolto alla cittadinanza è quello di partecipare numerosi a una discussione che riguarda la salute pubblica e il futuro del territorio.
L’urbanistica del togliere asfalto e cemento ha finalmente un riconoscimento e può diventare il nuovo corso per il governo del territorio. Mai, nella storia della Repubblica, si è visto uno strumento a favor di ambiente, natura e suolo di questa portata. I Comuni obbligati ad applicare il Pnr ad oggi sono “solo” 2.761 su oltre 7.800. Ma qualsiasi amministrazione può aderire. È il momento di una grande campagna per la vera rigenerazione ecologica.
L’intervento di Paolo Pileri
Lo aspettavamo da 25 anni, forse anche 30, ora c’è. È il Piano nazionale di ripristino della natura, il Pnr, quello senza la “r” di troppo. Quello giusto, insomma. Vi ricordate quanto mi sono speso per presentare il Regolamento europeo per il ripristino della natura? Quello approvato per un voto di scarto grazie alla “santa” disobbidienza civile e politica di Leonore Gewessler, già ministra dell’Ambiente austriaca. Quello che, all’articolo 8 (ecosistemi urbani), impone ai Comuni, dall’agosto 2024 al 31 dicembre 2030, il divieto assoluto di ridurre di un solo centimetro quadrato le aree verdi e la proiezione a terra della chioma degli alberi se non avviando delle azioni di ripristino che consistono -udite, udite- in azioni di depavimentazione e rinaturazione. E dal primo gennaio 2031 si dovrà addirittura aumentare la dotazione di verde e alberature applicando “a manetta” il ripristino della natura.
La depavimentazione prevista dal Pnr è quella corretta, ecologicamente parlando. Non solo nuovi impianti arborei ma scorticamento di aree pavimentate, rigenerazione di suolo (senza importarlo da altre aree) e avvio di coperture vegetali (erbacee, arbustive o arboree).
L’urbanistica del togliere asfalto e cemento ha finalmente un riconoscimento e può diventare il nuovo corso per il governo del territorio da oggi in poi. Mai, nella storia della Repubblica italiana, si è visto uno strumento a favor di ambiente, natura e suolo di questa portata. Il Pnr è la grande occasione per attuare, finalmente e in modo veritiero, l’articolo 9 della Costituzione, nonché l’articolo 117 che prevede la tutela degli ecosistemi. Il Pnr è la più grande scommessa che dobbiamo vincere per fermare il degrado climatico. Non solo, grazie al Piano nazionale di ripristino della natura si apriranno nuovi posti di lavoro, nuove professionalità e l’Italia potrà diventare quel laboratorio di rigenerazione ecologica che sogniamo da anni. Ora dipende da noi, da voi: voi cittadini, voi comitati, voi associazioni, voi sindaci, voi politici.
Più voci si leveranno in questi giorni a favore del Pnr, più questo avrà gambe robuste per camminare e non essere sgambettato da nessuno. Questo è il momento di far pervenire al ministero dell’Ambiente (Mase) e all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) il sostegno di tutti noi.
Come potrete leggere sul sito dell’Ispra, per raggiungere gli obiettivi del Regolamento sul ripristino della natura (1991/2024), il Pnr ha previsto “un insieme di azioni, dette ‘misure’, che l’Italia come gli altri Stati membri si impegna a realizzare per ripristinare gli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce, marini, urbani, agricoli, forestali che risultano degradati nonché per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori e migliorarne la diversità e ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali. Questo insieme di misure è accompagnato da parti ‘satellite’ non meno importanti delle misure stesse: la descrizione della strategia scelta dall’Italia per individuare le misure più adatte al ripristino; una panoramica sugli impatti e i benefici socioeconomici del piano; un’analisi qualitativa delle relazioni fra il ripristino, i cambiamenti climatici e il degrado del suolo; la stima delle esigenze di finanziamento; la descrizione di come si valuterà l’efficacia delle misure”.

Il traguardo a cui dobbiamo giungere anche noi, assieme all’Europa, consiste nel ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e almeno il 20% delle zone marine entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitino di ripristino entro il 2050. Ripeto: mai prima d’ora abbiamo avuto tra le mani una opportunità del genere.
Al momento, secondo i criteri europei, sono “solo” 2.761 i Comuni italiani (su un totale di oltre 7.800) obbligati ad applicare il Pnr. Ma le misure del Piano prevedono la possibilità per qualunque Comune di aderire con un meccanismo volontario. Più che il momento di tirarsi indietro, questo è il momento di fare due passi in avanti e quindi personalmente faccio appello a tutti i Comuni -anche e soprattutto quelli non in elenco- affinché deliberino già da ora la loro adesione volontaria al Pnr (lo si può fare attraverso questa piattaforma). Questo è un gesto politico urgente, opportuno, di interesse generale, lungimirante, necessario in questo momento di crisi ecologica e culturale.
Se vogliamo resistere alle innumerevoli norme e narrazioni che continuano a consentire consumo di suolo e riduzione delle aree verdi, se vogliamo invertire la tendenza, oggi possiamo farlo aderendo senza alcun dubbio al Pnr e inviando, lo ripeto, una manifestazione di approvazione e interesse entusiasta al ministero dell’Ambiente e all’Ispra attraverso la piattaforma. Dobbiamo riuscire a portare in Europa una lista di Comuni aderenti di gran lunga più ampia dell’attuale. Lo dobbiamo al suolo, agli ecosistemi, al clima, alle giovani generazioni, alla salute e al benessere sociale.
Il Mase, con il supporto tecnico dell’Ispra, ha pubblicato il 23 aprile scorso il Pnr e ha avviato formalmente la consultazione pubblica a cui possono aderire i Comuni, le associazioni, i comitati, i cittadini: chiunque voglia intervenire per -chiedo io- migliorare il piano o anche solo -lo chiedo formalmente- per far giungere la propria soddisfazione e il proprio incoraggiamento.
La consultazione è aperta fino al 9 giugno, dopodiché si lavorerà alle richieste pervenute per arrivare ad approvare il Pnr entro l’inizio di settembre, come richiesto dall’Europa. Dobbiamo centrare l’obiettivo ed evitare nel modo più assoluto deroghe e proroghe.
A tutti i Comuni ricordo che i loro piani urbanistici devono essere coerenti con il Piano e il Regolamento europeo per il ripristino della natura, a prescindere dalle norme urbanistiche regionali, perché i regolamenti europei, come il 2024/1991, sono atti legislativi vincolanti, direttamente applicabili ed esecutivi, con efficacia immediata e portata generale, finalizzati anche a garantire l’uniformità del diritto nell’Unione, non richiedendo atti di recepimento nazionale. Pertanto, il Regolamento 2024/1991 introduce obiettivi giuridicamente vincolanti, creando obblighi che prevalgono sulle disposizioni nazionali, incluse le norme urbanistiche locali, anche in assenza di adeguamento degli strumenti urbanistici.
Siccome il regolamento è vigente da agosto 2024 tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate e fatte su aree verdi dovranno essere ribilanciate attraverso azioni di depavimentazione e ripristino ecologico di suolo e vegetazione (non solo quest’ultimo: attenzione), pertanto al momento invito i Comuni all’utilizzo del principio di precauzione secondo il quale sospendere le autorizzazioni edilizie, leggere il Pnr così da riprogettare adeguatamente quanto avevate nel cassetto.
Chiudo dicendo che il Pnr è anche, per quanto riguarda l’articolo 8, un’occasione indiretta per rigenerare le aree dismesse destinando a queste le attese di urbanizzazione che i diversi operatori stanno chiedendo.
Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Dalla parte del suolo” (Laterza, 2024)
Fonte: https://altreconomia.it/
L’esemplare è stato avvistato la scorsa settimana nel comune di Tarzo, a pochi passi dai laghi di Revine. "Questo ritrovamento è un motivo in più per conservare laghi unici nel loro genere".
Nei pressi dei laghi di Revine, in uno degli ambienti umidi più preziosi della provincia di Treviso, è stato fotografato un rarissimo esemplare di raganella blu. Una colorazione insolita per la specie dovuta, con molta probabilità, a un caso di axantismo, un’anomalia cromatica della pelle legata all’assenza del pigmento cutaneo giallo. In colore verde di molte rane, raganelle o rospi, infatti, nasce dall’interazione tra il blu riflesso da alcune cellule e i pigmenti gialli di altre. Ma, negli esemplari in cui questi ultimi mancano, il colore vira appunto sul blu.
Imbattersi in un esemplare di questo genere, ad ogni modo, è estremamente complicato. Nel 2025, i casi di axantismo registrati su iNaturalist, una banca dati per naturalisti, erano circa 300 in tutto il mondo. Le osservazioni riguardavano 36 specie diverse tra rane, raganelle e rospi distribuite in 33 paesi che coprono tutti e sei i continenti. Numeri che rendono bene l’idea di quanto questa anomalia sia poco frequente in natura e del valore eccezionale del ritrovamento.
Le ragioni di questa variazione, contrariamente a quanto si possa pensare, non sono solo genetiche: “Possono influire anche stress termici, quindi il passaggio da temperature molto calde a temperature fredde o viceversa, determinate caratteristiche ambientali come l’inquinamento o una variazione nell’alimentazione che, in casi specifici, può comportare una carenza di pigmenti gialli nella dieta dell’esemplare. La mutazione genetica è solo una delle possibilità”, afferma Laura Nuti, tecnico naturalista.
"La mutazione genetica è solo una delle possibilità”. Laura Nuti
L’individuazione di questo esemplare nell’area di Treviso, inoltre, segna un’importante prima volta per quest’area geografica. Sulla base delle informazioni disponibili su iNaturalist, infatti, un avvistamento di questo tipo non si era mai verificato in provincia di Treviso. Le osservazioni di raganelle blu in altre parti d’Europa e in nazioni relativamente vicine come Bosnia Erzegovina e Slovacchia, però, rendono plausibile un avvistamento anche nel nord Italia, per quella che è senz’altro come una scoperta eccezionale.
Inoltre, non tutti gli esemplari affetti da axantismo tra rane, raganelle e rospi mostrano gli stessi effetti sul colore della pelle. Alcuni esemplari come, ad esempio, quello avvistato ai laghi di Redine sono completamente blu. Altri, invece, possono esserlo solo parzialmente o avere un colore che, pur non essendo blu, vira su tonalità particolarmente scure di grigio. Altri, infine, possono essere caratterizzati da un colore atipico della pelle e da occhi particolarmente scuri.
A partire dalle foto disponibili, però, non è possibile addentrarsi eccessivamente nella tassonomia dell’esemplare individuato a Revine Lago: “Quello che possiamo fare è mantenerci sul genere Hyla. Alcuni elementi, però, sembrano condurre alla specie Intermedia, una delle specie presenti nella zona del ritrovamento”, prosegue Laura Nuti.
L’esemplare è stato individuato e fotografato da Giuseppe Trinca, socio dell’associazione Vallata Sana, che si occupa di tutelare la biodiversità dei laghi di Revine: “Riteniamo molto interessante che una raganella così rara sia stata trovata a pochi passi da dove sono in programma alcuni progetti nei laghi di Revine come, ad esempio, una grande piattaforma galleggiante. Per noi è estremamente importante tutelare la biodiversità dei laghi, e questo ritrovamento è un motivo in più per conservare laghi unici nel loro genere nell’intera provincia di Treviso, essendo laghi naturali”, affermano dall’ente.
"Questo ritrovamento è un motivo in più per conservare laghi unici nel loro genere nell’intera provincia di Treviso, essendo laghi naturali”. Vallata Sana
Gli anfibi, infatti, sono dei bioindicatori molto sensibili dello stato degli ecosistemi: “Monitorarli permette di ottenere un segnale precoce di degrado ambientale, e il loro declino globale è uno degli indicatori più evidenti della crisi della biodiversità”, conclude Laura Nuti.
Fonte: Lo Scarpone - Cai

Non mancare domenica 19 aprile dalle ore 10.30 a Conegliano per festeggiare insieme il " Ritorno alla Terra".
Una giornata ricca di incontri, attività e momenti di condivisione insieme a tanti amici e ospiti. Tra questi sarà presente anche Alessandro Franceschini, che presenterà il suo libro “Non è cibo. L’invasione degli ultra-processati”.

Durante la giornata sarà possibile partecipare a una pausa ristoro con i prodotti dell’orto biologico, preparati dai ragazzi della Comunità Giovanile.
Menù:
La pausa ristoro è a offerta libera e consapevole; i fondi raccolti saranno destinati alle attività istituzionali della Comunità Giovanile ETS.
Data la locazione dell’evento non è consentito il consumo di bevande alcoliche.
Il pomeriggio sarà animato da musica e canti con la voce di Serena Costantini.
È inoltre prevista la presentazione del libro “Non è cibo. L’invasione degli ultra-processati” con l’autore Alessandro Franceschini.
Per i più piccoli sarà attivo il laboratorio “L’orto dei piccoli”, dedicato ai bambini dai 5 ai 10 anni (massimo 20 partecipanti, iscrizione obbligatoria: bit.ly/ortodeipiccoli).
La giornata proseguirà con un incontro dedicato ai boschi in pianura, tra esperienze di riforestazione e conservazione, con Alessandro Arnosti, presidente della Fondazione Natura7.
Per tutta la giornata sarà possibile visitare la serra e l’orto biologico della Comunità Giovanile, oltre a partecipare ai banchetti di scambio semi e incontrare produttori locali.
L’evento si terrà anche in caso di pioggia.
Per info:
COMUNITÀ GIOVANILE CONEGLIANO
Via Ortigara, 133 - Loc. Parè
Info: mail:
tel. 0438 60025 – cell. 3274433771

A Revine Lago ci sono i volontari che rischiano la vita lungo le careggiate per salvare gli anfibi in migrazione, sempre a Revine Lago, qualche centinaia di metri più in alto, finanziati con il nostro denaro c’è chi fa esattamente il contrario.
Nella foto si evidenzia lo scempio compiuto in questi giorni alla pozza in località La Posa nel comune di Revine Lago. La pozza in questo periodo, vede la presenza di migliaia di rospi e rane che depongono le uova per la riproduzione, esattamente come ai Laghi sottostanti.
L’acqua è stata quasi completamente tolta e 2/3 delle sponde con il relativo canneto sono state spianate. Considerando che i filamenti delle uova (la femmina può deporne fio a 5mila) vengono deposti lungo le sponde è verosimile pensare che sono state distrutte tutte, c’è da sperare che gli adulti siano già usciti dall’acqua poiché se così non fosse sarebbero anch’essi morti e sepolti sotto quintali di fango. Avremmo perso così la quasi totale popolazione di anfibi della zona. Un danno ingentissimo che richiederà decenni per essere sanato.
Di seguito le amare considerazioni di tutti noi espresse magistralmente da Stefano, un giovane “Rospista” dedito da qualche anno ai salvataggi a Revine.
La Posa e l’illusione della “pulizia”: quando perdiamo il senso della natura.
C’è un equivoco profondo, quasi invisibile nel nostro modo di guardare il paesaggio e, più in generale, le cose di natura: crediamo che “pulire” significhi migliorare.
Tagliare, svuotare, sistemare, rendere “ordinato”. Eliminare ciò che appare disordinato è un riflesso culturale prima ancora che amministrativo. Da questo riflesso nascono molti dei danni ambientali che continuiamo a infliggere all’ambiente, quindi a noi stessi, spesso senza nemmeno rendercene conto.
Quanto accaduto in località La Posa, a Revine Lago, è l’ultima dimostrazione di questa cecità.
Un piccolo stagno, una “lama”, svuotato, il canneto rimosso. Un intervento probabilmente pensato come manutenzione, forse addirittura come miglioramento. In realtà, un atto che interrompe un equilibrio naturale consolidato e cancella, in poche ore, un ecosistema che si era costruito decenni.
Soprattutto, un intervento compiuto nel momento peggiore possibile: mentre migliaia di anfibi – rane, rospi – stavano completando il loro ciclo riproduttivo. Uova deposte, vite in formazione, intere generazioni cancellate. Non è un’interpretazione: è un dato biologico noto, segnalato da anni, ignorato ancora una volta.
Ma il punto non è solo questo.
Il punto è che continuiamo a non capire cosa abbiamo davanti. Uno stagno non è un vuoto da riempire o da “ripulire”. È un sistema complesso, È biodiversità concentrata. È un nodo di relazioni invisibili che tengono insieme acqua, suolo, insetti, piante, anfibi.
È un luogo fragile, ma straordinariamente efficiente.
Eppure, ai nostri occhi, resta qualcosa di marginale. Un dettaglio. Un elemento secondario del paesaggio.
È qui che si consuma il vero errore: culturale, prima ancora che tecnico. Perché la biodiversità non si difende solo con le leggi o con i finanziamenti. Si difende con lo sguardo. Con la capacità di riconoscere valore dove non è immediatamente evidente. Con la consapevolezza che anche un piccolo stagno riguarda qualcosa di molto più grande.
Gli anfibi, ad esempio, sono tra le specie più sensibili ai cambiamenti ambientali. Dove scompaiono loro, qualcosa si è già incrinato. Sono indicatori biologici infallibili, preziosissime sentinelle. Eppure li trattiamo come irrilevanti “Animaletti”. Già Animaletti, è una parola che ho sentito quando ho provato a raccontare l’attività svolta dal gruppo SOS anfibi. Dice della distanza tra noi e ciò che ci circonda. Dice della nostra incapacità di cogliere le connessioni.
E così accade che, mentre si parla sempre più spesso di sostenibilità, di transizione ecologica, di tutela della biodiversità, sul territorio continuiamo a compiere azioni che vanno nella direzione opposta. Azioni banali, quotidiane, apparentemente innocue, come svuotare una pozza, appunto
La cosa più amara è che non siamo di fronte a un episodio isolato. Già vent’anni fa, nello stesso luogo, erano stati segnalati interventi analoghi e proposte soluzioni semplici: delimitare l’area, informare i visitatori, rispettare i tempi naturali. Nulla di complesso. Nulla di costoso. Solo attenzione. Solo cultura.
Vent’anni dopo, siamo ancora qui. Forse è questo che dovrebbe preoccuparci di più: non tanto l’errore, ma la sua ripetizione. Perché significa che non abbiamo imparato. E allora la domanda è: cosa intendiamo davvero quando parliamo di tutela dell’ambiente?
Se continuiamo a intervenire senza conoscere, a “sistemare” senza comprendere, a semplificare ciò che è complesso, rischiamo di trasformare la protezione della natura in una parola vuota. La verità è che, in molti casi, la scelta più difficile – e più intelligente – è non fare.
Lasciare che un luogo resti com’è. Accettarne l’apparente disordine. Riconoscere che quell’equilibrio, anche se imperfetto ai nostri occhi, funziona meglio di qualsiasi intervento improvvisato.
Non è immobilismo. È consapevolezza.
La Posa oggi è il simbolo di una perdita concreta. Ma è anche un’occasione. Per fermarsi. Per capire. Per cambiare approccio. Perché la biodiversità non si distrugge solo con grandi opere o scelte clamorose. Si perde anche così: un intervento alla volta, una pozza alla volta, un errore alla volta.
P.S. Ricordo che un’analoga situazione ebbi modo di segnalarla vent’anni fa ma evidentemente non hanno imparato nulla.
Cordiali saluti
Adriano De Stefano
Fonte: storiedieccellenza.it

In occasione della Settimana per le Alternative ai Pesticidi (SPAP), promossa a livello europeo da Générations Futures e in programma dal 20 al 30 marzo, Vallata Sana – con il patrocinio del Comitato Marcia Stop Pesticidi – presenta il progetto di biomonitoraggio con le api.

Il regolamento di polizia rurale del Comune di Revine Lago (TV), approvato nel 2016, nato da una raccolta di 850 firme di cittadini che chiedevano maggiore sicurezza e un limite all’espansione dei vigneti nel territorio comunale, è stato progressivamente smantellato nel corso degli anni.
Tra le sue misure più significative vi era il divieto di diserbo chimico su tutto il territorio comunale, introdotto per ridurre l’impatto tossico sull’ambiente e sulla salute pubblica. Negli ultimi mesi del 2024 tuttavia, il diserbo è stato reintrodotto dal Sindaco con la motivazione del decoro dei cimiteri, nonostante siano stati ampiamente documentati gli effetti dei diserbanti chimici sugli ecosistemi e sulla salute.
Un ulteriore passaggio decisivo per la sua cancellazione è arrivato da una recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso di un'azienda di viticoltori contro il Comune di Revine Lago. L’Amministrazione aveva bloccato la realizzazione di un vigneto perché non rispettava la fascia di rispetto di 50 metri prevista dal regolamento di polizia rurale.
I giudici hanno stabilito che le distanze devono essere definite dagli strumenti urbanistici e non da un regolamento comunale. Nel caso specifico prevale quindi il Piano degli Interventi del 2017, che prevede distanze molto più ridotte, pari a 4 o 10 metri.
Di conseguenza, il divieto e l’ordine di rimozione del vigneto sono stati annullati e il Comune è stato condannato a pagare 5.000 euro di spese legali.
A seguito della sentenza, ma anche per una scelta politica anti-ambientale, il Consiglio Comunale ha modificato il regolamento, eliminando la norma che imponeva la fascia di rispetto di 50 metri.
La sensazione diffusa che se ne ricava è che, troppo spesso, i regolamenti comunali non nascano per proteggere concretamente la salute dei cittadini e l’ambiente, ma piuttosto per salvaguardare l’immagine delle amministrazioni, gli interessi economici presenti sul territorio e, più in generale, le politiche promosse dalla Regione Veneto.
Se i regolamenti comunali non possono imporre limiti più restrittivi rispetto agli strumenti urbanistici o alle normative sovraordinate, lo spazio che rimane ai Comuni per adottare misure realmente cautelative per la salute e l’ambiente appare molto ridotto. In molti casi, però, più che i limiti normativi sembra pesare la mancanza di una chiara volontà politica di difendere con decisione l’interesse pubblico.
Questo vale ancora di più in un territorio in cui il Consorzio DOCG del Prosecco, che coinvolge numerosi comuni, finisce inevitabilmente per esercitare una forte influenza sulle scelte urbanistiche, agricole e politiche, con il rischio che siano proprio questi interessi a orientare le regole.
La questione diventa quindi anche politica: quale modello di territorio si vuole costruire e chi decide davvero le priorità. Perché quando salute pubblica, tutela ambientale e interessi economici entrano in tensione, la responsabilità delle istituzioni dovrebbe essere quella di garantire prima di tutto la protezione dei cittadini.
Eppure, troppo spesso, è proprio la salute pubblica a finire in secondo piano.
Associazione Vallata Sana

L’associazione Vallata Sana aderisce alla Settimana contro i pesticidi, l’iniziativa internazionale promossa da Générations Futures che ogni anno richiama l’attenzione sui rischi legati all’uso dei pesticidi e sulla necessità di promuovere pratiche agricole più sostenibili e rispettose dell’ambiente.
In questo contesto, il 20 marzo 2026 a Follina verrà presentato e avviato un nuovo progetto di biomonitoraggio ambientale attraverso le api.
Le api sono infatti considerate eccellenti “sentinelle” dell’ambiente: grazie alla loro attività di bottinatura su un ampio territorio, permettono di raccogliere informazioni preziose sulla presenza di pesticidi e altre sostanze potenzialmente dannose.
Il progetto sarà realizzato nei terreni acquisiti da Vallata Sana nell’ultimo anno, a pochi passi dalle sponde dei Laghi di Revine, in un’area di grande valore naturalistico inserita nei siti SIC (Siti di Interesse Comunitario) e nella rete europea Natura 2000. Un risultato importante, reso possibile grazie ai numerosi contributi e al sostegno di citadini, sostenitori e realtà del territorio che hanno creduto nel progetto dell’associazione e nella tutela della vallata.
Questa iniziativa rappresenta il primo dei progetti che Vallata Sana intende avviare nei terreni recentemente acquisiti, con l’obiettivo di trasformarli progressivamente in uno spazio dedicato al monitoraggio ambientale, alla tutela della biodiversità e alla promozione culturale.
L’appuntamento del 20 marzo a Follina sarà quindi non solo l’avvio di un progetto di biomonitoraggio, ma anche l’inizio di un percorso più ampio di iniziative concrete che Vallata Sana svilupperà nei prossimi mesi per la tutela della salute dell’ambiente e delle persone.

L’Italia è indietro nell’elaborazione del Piano Nazionale di Ripristino, necessario per attuare la Nature Restoration Law. La partecipazione non è ancora stata avviata, pur mancando poco tempo alla scadenza dei termini previsti dal regolamento europeo. Senza il contributo della cittadinanza c’è il rischio che venga predisposto un Piano che non corrisponde alle reali urgenze ambientali che viviamo ogni giorno. Il Forum Salviamo il Paesaggio invita le realtà locali e le cittadine e i cittadini a segnalarci le aree da ripristinare e a sollecitare le istituzioni a contribuire alla definizione del Piano.
Da oltre un anno e mezzo l’Unione Europea ha approvato la Nature Restoration Law (NRL), un regolamento che prevede di ripristinare gli ecosistemi degradati (non solo, dunque, di “tutelarli”) introducendo come obiettivi vincolanti per tutti gli Stati membri:
– il ripristino del 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030;
– il ripristino del 60% delle aree terrestri e marine entro il 2040;
– il ripristino di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050.
Parliamo, dunque, di fiumi, campagne, città, boschi, coste, spazi verdi e territori già compromessi.
Entro il 1° settembre 2026, ciascun paese deve presentare un Piano Nazionale di Ripristino, la cui bozza deve essere predisposta entro la fine di febbraio, piano da realizzare anche con il coinvolgimento diretto delle comunità, di chi i territori li conosce e li abita.
Eppure, sino ad oggi, molti stati europei – Italia compresa – sono indietro nell’attuazione del regolamento e nel nostro paese la partecipazione non è ancora stata avviata.
Se restiamo fermi, c’è il rischio concreto che venga predisposto un Piano lontano dai luoghi e dalle reali urgenze ambientali che viviamo ogni giorno.
Per questo non possiamo aspettare.
Il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio invita cittadine e cittadini, associazioni, comitati, amministratori locali a farsi parte attiva:
La Nature Restoration Law riguarda anche il tuo territorio: un fiume tombinato o imbrigliato, un’area agricola impoverita, uno spazio verde urbano sacrificato, un ecosistema frammentato, una zona naturale, un bosco, una piana alluvionale degradata.
Ripristinare significa restituire vita, funzioni ecologiche, sicurezza e benessere alle comunità.
La natura non si ripristina da sola.
Senza le comunità, non c’è ripristino.
Il tempo è ora.
Che cosa si intende per ecosistema e a cosa si applica la Nature Restoration Law
La Nature Restoration Law adotta una definizione ampia e concreta di ecosistema:
l’insieme vivo e interconnesso di piante, animali, microrganismi, acqua, suolo e aria che interagiscono tra loro in un determinato luogo, rendendolo funzionale alla vita.
Questo significa che il Regolamento non riguarda solo aree naturali “intatte” o già protette, ma anche — e soprattutto — quei luoghi oggi degradati o compromessi che possono e devono essere ripristinati.
La Nature Restoration Law si applica ad un’ampia gamma di ambiti che comprendono molti dei territori che conosciamo e viviamo ogni giorno, riguarda direttamente città, campagne, fiumi, coste, boschi e spazi degradati.
Alcuni esempi:
È proprio da questi luoghi che può partire un reale processo di ripristino, a condizione che cittadini e comunità siano coinvolti in modo attivo.
Vallata Sana ha aderito alla campagna, sostenendo con convinzione l’importanza che i Laghi di Revine vengano presi in considerazione nell’ambito della Nature Restoration Law, affinché possano essere tutelati e valorizzati attraverso interventi concreti di ripristino e protezione dell’ecosistema.

Lunedì 9 marzo 2026 l’associazione Vallata Sana promuoverà un incontro formativo presso le Scuole Medie di Miane, Follina e Tarzo dedicato agli studenti sul tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’uso consapevole del cellulare.
Relatore dell’incontro sarà il professor Ettore Guarnaccia, docente ed esperto di educazione digitale, che guiderà gli studenti in un momento di approfondimento sui temi della responsabilità online, della prevenzione del cyberbullismo, della tutela della privacy e della gestione equilibrata del tempo trascorso sui dispositivi.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di sensibilizzazione volto a rafforzare il ruolo educativo della scuola e della comunità nella formazione digitale delle nuove generazioni. In un contesto sociale in cui la tecnologia occupa uno spazio sempre più centrale nella vita quotidiana, e sempre più medici lanciano allarmi e appelli sul disagio crescente dei giovani legato all'uso eccessivo della tecnologia,diventa fondamentale fornire ai giovani strumenti culturali adeguati e sviluppare una consapevolezza critica che li accompagni verso un utilizzo responsabile e sicuro dei dispositivi digitali.
Nella convinzione che l’educazione culturale rappresenti oggi una priorità strategica per la crescita civile e sociale della comunità, la collaborazione concreta tra associazionismo, istituzioni scolastiche e territorio diventa l’unico strumento efficace.

In questi giorni, (fine febbraio 2026) fa discutere tra i cittadini, che in tanti ci inviano segnalazioni in merito, la promozione di un “giretto” turistico in elicottero per sorvolare i Laghi di Revine. E' il fenomeno Arrogant Air. Un’iniziativa privata presentata come esperienza esclusiva e suggestiva, ma che solleva interrogativi importanti sul rispetto delle aree naturali. L'uso dell'elicottero è sempre più diffuso nelle aree naturali e testimonia perfettamente il conflitto tra lusso individuale e tutela e rispetto della comunità locale e del suo territorio.
Le aree naturali protette, come la nostra dei Laghi di Revine, nascono per difendere ecosistemi fragili, tutelare la biodiversità e garantire un equilibrio tra uomo e natura. Non sono scenografie da sfruttare per iniziative promozionali che rischiano di compromettere proprio ciò che dichiarano di valorizzare.
Il sorvolo in elicottero non è un dettaglio neutro: il rumore, le vibrazioni e l’impatto acustico possono disturbare la fauna selvatica, in particolare l’avifauna che popola canneti e zone umide. In ambienti delicati, ogni pressione aggiuntiva può alterare comportamenti, nidificazioni ed equilibri già messi alla prova dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici.
Non è accettabile incentivare attività che rischiano di trasformare un’area protetta in un palcoscenico per attrazioni ad alto impatto.
Le aree protette non devono diventare strumenti di marketing, ma restare luoghi di tutela concreta, rispetto e responsabilità collettiva.

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