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Notiziario

Fratta: dalla piattaforma nel lago alla piattaforma fuori dal lago.

Dalla piattaforma nel lago alla piattaforma fuori dal lago, facciamo chiarezza.

Il progetto iniziale

Nel 2023, il progetto prevedeva la realizzazione di una grande piattaforma galleggiante di circa 30 x 30 metri sul Lago di San Giorgio e di una passerella sviluppata all'interno dello specchio lacustre per una superficie complessiva di circa 1.000 metri quadrati. La piattaforma rappresentava uno degli elementi più caratterizzanti dell'intervento: una struttura collocata direttamente sul lago, pensata per ospitare eventi, spettacoli e iniziative pubbliche. La scelta progettuale presentava tuttavia una particolarità non trascurabile: l'opera sarebbe stata realizzata all'interno di un ambiente naturale di elevato pregio paesaggistico e ambientale, ricompreso nel sito Natura 2000 dei Laghi di Revine e Tarzo, un'area sottoposta a specifiche tutele per la conservazione degli habitat e della biodiversità. Ricordiamo che il progetto di fattibilità era già stato pubblicato sul nostro sito nel 2023, consentendo ai cittadini di prenderne visione con largo anticipo. La presentazione ufficiale del progetto da parte del Comune è avvenuta soltanto nel 2025, due anni dopo la diffusione della documentazione da noi resa pubblica.

Le prime criticità 

Con l'avanzare dell'iter autorizzativo sono emerse numerose osservazioni da parte degli enti competenti riguardanti:

  • la localizzazione della piattaforma;

  • i percorsi di accesso;

  • le caratteristiche della passerella;

  • gli appoggi e le opere necessarie per il collegamento alla riva;

  • la compatibilità dell'intervento con il contesto paesaggistico e ambientale.

Va inoltre evidenziato che alcune delle criticità successivamente richiamate dagli enti competenti erano già state segnalate dal nostro Comitato nelle osservazioni trasmesse durante il procedimento. In particolare, erano stati evidenziati aspetti relativi all'inserimento dell'opera nel contesto ambientale, all'impatto sul lago e alla compatibilità dell'intervento con le tutele previste per l'area.

Il punto di svolta

Le grandi strutture previste nel progetto originario, in particolare la passerella all'interno del lago e la piattaforma galleggiante, non hanno ottenuto il via libera degli enti competenti.

La soluzione successivamente autorizzata è stata ricondotta verso la terraferma.

In altre parole, il progetto che viene oggi realizzato non corrisponde più a quello presentato nel 2023, che prevedeva una piattaforma galleggiante e una passerella all'interno del Lago di San Giorgio. L'intervento approvato deriva infatti da una sostanziale revisione della proposta originaria, non per volontà del Sindaco  ma per lo stop arrivato.

Comprendere questa evoluzione è fondamentale per valutare correttamente ciò che era stato proposto inizialmente e ciò che, a seguito delle verifiche e delle prescrizioni degli enti, è stato effettivamente autorizzato e realizzato.

  1. presentazione di una piattaforma e passerella galleggianti nel Lago di San Giorgio;

  2. osservazioni e richieste di approfondimento da parte degli enti competenti;

  3. sospensione e revisione dell'iter autorizzativo;

  4. modifica sostanziale della soluzione originaria;

  5. superamento dell'ipotesi della grande piattaforma e passerella collocata nello specchio d'acqua.

Sebbene sia arrivato il via libera per le strutture previste in riva al lago, alle quali continuiamo a essere contrari, le autorizzazioni rilasciate dagli enti competenti prevedono prescrizioni e condizioni precise che il Comune è tenuto a rispettare durante la realizzazione e la gestione dell'intervento.

 Come spesso accade, la questione non riguarda soltanto ciò che è stato autorizzato, ma anche la volontà di continuare ad antropizzare un'area protetta di elevato valore naturalistico e paesaggistico. La nostra posizione è chiara: riteniamo che interventi di questo tipo non siano coerenti con gli obiettivi di tutela e conservazione che dovrebbero caratterizzare un sito Natura 2000, nato per salvaguardare habitat, biodiversità ed equilibri ambientali particolarmente delicati.  

Vallata Sana 

Comitato Difesa Laghi


Per maggiori info clicca Link e documenti

 

 

 

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20 Giugno 2026
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Fratta, il canneto non c'è più.

Le immagini parlano da sole. A Fratta, sulle sponde dei Laghi di Revine, metri di canneto e alberi sono stati abbattuti per fare spazio alla nuova piattaforma galleggiante finanziata con fondi PNRR e voluta dal sindaco di Tarzo, Bof.

Quello che fino a ieri era un habitat vivo, capace di ospitare uccelli acquatici, insetti, anfibi e la preziosa vegetazione tipica delle zone umide, oggi appare ferito e impoverito. Le fotografie documentano la distruzione di una parte significativa del canneto e la cancellazione di un ecosistema che rappresentava uno degli elementi più preziosi e caratteristici del paesaggio lacustre.

Dopo il Leone Alato, simbolo di una politica che antepone il marketing territoriale alla tutela dell'ambiente, arriva un'altra opera che lascia un segno pesante sull'equilibrio ecologico dei laghi. Un intervento che riaccende il dibattito sul futuro di un'area inserita nella Rete Natura 2000 e riconosciuta per il suo straordinario valore naturalistico.

Da anni denunciamo il rischio di una progressiva trasformazione dei Laghi di Revine: da ecosistema da proteggere a palcoscenico per attrazioni e infrastrutture turistiche. Ogni nuovo intervento sottrae spazio alla natura, riduce la biodiversità e accelera l'erosione di habitat già messi a dura prova da decenni di antropizzazione.

Le foto che accompagnano questo articolo mostrano gli effetti concreti di queste scelte. Dove prima cresceva il canneto e alberi oggi resta uno spazio svuotato, sacrificato per ospitare un'ennesima struttura artificiale, presentata come sostenibile e “green” ma costruita al prezzo della distruzione di ciò che realmente era verde.

La questione va ben oltre la singola piattaforma galleggiante. Riguarda un modello di gestione del territorio che considera la natura un ostacolo da aggirare e non un bene comune da custodire. Riguarda l'incapacità delle istituzioni di conciliare turismo e tutela ambientale, scegliendo sistematicamente la strada più semplice: consumare territorio per creare nuove attrazioni.

Per noi la biodiversità dei Laghi di Revine non è un intralcio allo sviluppo. È il patrimonio più prezioso che abbiamo. Difendere il canneto, gli habitat e gli equilibri ecologici significa difendere il futuro di questo territorio.

Questo non è progresso. Non è sviluppo. Non è valorizzazione.

È l'ennesimo atto di arroganza verso la natura.

È l'idea che tutto possa essere sacrificato in nome della visibilità e del consenso.

È distruzione mascherata da riqualificazione.

Associazione Vallata Sana

Comitato Difesa Laghi

 

 

 

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18 Giugno 2026
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No alla speculazione delle coste sarde! Firma la petizione!

Siamo un gruppo di cittadini del Comune di Loiri Porto San Paolo e con profonda amarezza abbiamo appreso, da fonti ufficiali e attraverso verifiche dirette sul territorio, che uno dei tratti più preziosi della nostra costa rischia oggi di essere travolto dalla speculazione immobiliare.

Cala Finanza  (https://maps.app.goo.gl/3KUYFpNqEptBXASj7 )

Cala Finanza non è soltanto un luogo.  È memoria collettiva, identità, paesaggio, natura viva. Questa splendida cala immersa nella macchia mediterranea custodisce ancora oggi il libero accesso alle spiagge di Cala Builio, Cala Sedalis e fino a Punta Sedalis. Per raggiungerle si percorrono sentieri stretti e ombreggiati, circondati da ginepri, lentischi e mirto, in un paesaggio rimasto intatto nel tempo. Qui i protagonisti sono sempre stati il rumore del mare, il vento tra gli alberi e la vista unica dell’isola di Tavolara.  Ma Cala Finanza non rappresenta soltanto un bene paesaggistico e ambientale di straordinario valore: l’area è anche oggetto di interesse archeologico e di approfondimenti scientifici (una torre bizantina del VII secolo, i resti di un insediamento che sopravvive dalla Tarda Antichità e si trasforma in un approdo medievale e posteriore, durato sino al XIX secolo). Per questo sentiamo il dovere morale di difendere e preservare questo luogo speciale affinché resti patrimonio condiviso delle future generazioni.

 

Cala Fasano o Cala Finanza?? 

Cala Finanza oggi potrebbe anche chiamarsi “Cala Fasano”. Su questa porzione di costa è già presente una grande struttura privata: l’ex Villa Joy, oggi collegata al nome Fasano (anche se è cambiata la proprietà).  Una  villa che rappresenta una struttura turistico-ricettiva di lusso realizzata praticamente a ridosso del mare, con limitazioni di fatto nell’accesso ad alcune spiagge. Una situazione che suscita indignazione e che molti cittadini faticano a comprendere: come è stato possibile trasformare un tratto di costa così delicato in uno spazio sempre più esclusivo?  Purtroppo, ciò che è già stato costruito sembra oggi difficile da mettere in discussione. Ma proprio questa consapevolezza rende ancora più urgente impedire nuove trasformazioni irreversibili.

 

La “Fasanizzazione” continua nel resto del comune … 

Purtroppo l’homo sapiens non si è fermato a questo.  Come se quanto già realizzato non fosse abbastanza, l’attuale proprietà di questa struttura sta  ora tentando di spingere ancora oltre la trasformazione di questo tratto di costa, con un progetto che rischia di stravolgere definitivamente l’equilibrio naturale e paesaggistico della zona.  

Partendo dall'assedio di Cala Finanza ed arrivando fino al litorale meridionale di Porto San Paolo per ettari ed ettari di terreno. 

 

Udite udite signori, un progetto in corso prevede la realizzazione di: 

  • un hotel a cinque stelle da 50 camere;
  • circa 30 ville di lusso;
  • ristoranti e attività commerciali;
  • strutture turistiche; 
  • un porto turistico;
  • un campo da golf da 18 buche… 
  • un gampling 

Urgente il campo di Golf per noi sardi....  strutture famosissime per assorbire tantissima acqua,  a occhio e croce un campo del genere necessita di un bisogno idrico pari a quello di 6.000 persone all'anno, in un paese di 2.000 anime!. 

 

Tutto questo in uno dei tratti più delicati, identitari e paesaggisticamente preziosi della costa gallurese già ricca tra l'altro di strutture di lusso compresi i campi da golf (Olbia , Puntaldia e Pevero). 

Di fronte a progetti di questa portata non possiamo restare in silenzio. Dietro parole come “sviluppo” e “valorizzazione” rischia di nascondersi una cementificazione irreversibile, capace di cancellare biodiversità, accessi liberi al mare e identità territoriali costruite in secoli di storia e natura.

 

Alt! Verifiche del GRIG .

Su questa vicenda si è già acceso un importante faro di attenzione grazie al lavoro del Gruppo d'Intervento Giuridico che ha riscontrato diversi interventi non autorizzati, tra cui:

  • lavori e sistemazioni del terreno privi delle necessarie autorizzazioni;
  • taglio della macchia mediterranea senza titoli paesaggistici;
  • modifiche del suolo in area sottoposta a vincoli ambientali;
  • realizzazione di opere edilizie abusive e sentieri con sradicamento della vegetazione spontanea..
  • pareri tecnici negativi ad ogni livello (Regione autonoma della Sardegna – Direzione generale Pianificazione territoriale e Vigilanza edilizia; Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale; Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Sassari; Regione autonoma della Sardegna – Direzione generale Difesa Ambiente; Regione autonoma della Sardegna – Servizio Tutela del Paesaggio) 
    Qui trovate l’analisi molto accurata: 
  • Loiri Porto S. Paolo, Cala Finanza fra mattoni, tribunali e manifestazioni popolari. | Gruppo d'Intervento Giuridico (GrIG) 


Cosa chiediamo:  annullamento totale del progetto!

Diciamo NO alla svendita delle nostre coste e alla loro progressiva cementificazione.
Diciamo NO a un modello di sviluppo che trasforma il nostro patrimonio naturale in un privilegio riservato a pochi, fatto di hotel a cinque stelle, ville di lusso e strutture esclusive che sottraggono territorio, paesaggio e libertà alla collettività.

Diciamo NO all’overtourism che sta soffocando una Sardegna già profondamente provata, dove l’equilibrio tra uomo e natura è sempre più fragile e dove interi territori rischiano di perdere la propria identità sotto il peso della speculazione e del profitto.

Diciamo di NO alla creazione di ulteriori bisogno di bassa  manovalanza,  camerieri di sala , addetti alle pulizie,  manutentori.. tra l'altro come sempre stagionali per poi andare in disoccupazione il resto dell'anno...  i nostri figli meritano qualcosa di meglio per il loro futuro! 

Diciamo NO alla distruzione della natura, alla cancellazione della macchia mediterranea, all’aggressione di ecosistemi unici e alla compromissione di aree di valore archeologico e storico che appartengono non solo a noi, ma anche alle future generazioni.

Noi non vogliamo vivere circondati dal cemento.
Non vogliamo coste blindate, spiagge privatizzate e paesaggi artificiali.

 

COSA PROPONIAMO
Vogliamo continuare a sentire il rumore del mare, il profumo intenso della macchia mediterranea, tra ginepri, lentischi e mirto.

Vogliamo che questi luoghi restino vivi, autentici e liberi.

Perché la Sardegna non è una merce da vendere al miglior offerente: è la nostra casa, la nostra identità, la nostra storia.

Per questo immaginiamo uno sviluppo diverso, rispettoso del territorio e delle comunità locali.

 

Si potrebbero realizzare:

  • percorsi naturalistici e sentieri di trekking integrati nel paesaggio, senza distruggere la natura;
  • piccole attività imprenditoriali locali — come mini chioschi, noleggio di natanti elettrici o senza motore, piccoli servizi balneari — con strutture leggere, di dimensioni contenute e rimovibili durante l’inverno;
  • una riserva naturale dedicata all’osservazione della fauna e della flora selvatica;
  • cooperative culturali composte da guide certificate, capaci di accompagnare i visitatori alla scoperta autentica del territorio;
    un Museo del Mare collegato alla Riserva Marina di Area Marina Protetta di Tavolara - Punta Coda Cavallo, per valorizzare la storia, l’ambiente e la cultura del mare.

Vogliamo lavorare per uno sviluppo che renda il territorio fruibile e valorizzato, ma senza snaturarlo.

Uno sviluppo in cui noi sardi siamo protagonisti del nostro futuro, e non semplici spettatori,  evitando che i benefici siano per pochi ed in favore di pochi eletti, come si rischia a Cala Finanza! 

Gruppo SOS Cala Finanza

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14 Giugno 2026
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Il voltagabbana di Tarzo

Alla fine è caduta anche l'ultima maschera. Il sindaco di Tarzo, on.Gianangelo Bof, lascia la Lega e approda alla corte di Vannacci. Una scelta che non ci sorprende.

Da anni assistiamo a una politica fatta di slogan, selfie, propaganda personale e promesse, mentre il territorio veniva progressivamente consumato e piegato a interessi di pochi e che poco hanno a che fare con il bene comune.

  Il passaggio a Vannacci appare oggi come il naturale approdo di questo percorso politico. Dalla vecchia poltrona impolverata della Lega a quella in alcantara nera del nuovo movimento: una poltrona che il sindaco considera evidentemente più prestigiosa e più redditizia in termini di consenso, per chi ha sempre dimostrato di avere più attenzione alla propria carriera politica che agli interessi della comunità.  

Questa concezione della politica emerge in modo lampante nel progetto "Borgo Aumentato sul Lago", nato in sordina e portato avanti senza un reale coinvolgimento della cittadinanza. Un progetto presentato come valorizzazione del territorio, ma che nella sua versione originaria prevedeva interventi incompatibili con la tutela di uno degli ecosistemi più delicati della nostra vallata.

È bene ricordare che se non vedremo una passerella ed una piattaforma di 30x30 metrid dentro il lago non è per un improvviso ravvedimento del sindaco. Quelle opere sono state fermate dagli enti competenti. Non dai "soliti ambientalisti", come qualcuno ha cercato di far credere, ma dai pareri tecnici di ARPAV e degli altri organismi preposti alla tutela del territorio, che ne hanno riconosciuto l'incompatibilità con l'ecosistema dei Laghi di Revine.

Anche su questa vicenda, ai cittadini non è mai stata raccontata tutta la verità.

I cittadini meritano trasparenza, non silenzi.

I cittadini meritavano tutela del territorio, non progetto di sfruttamento.

I cittadini meritavano verità., non menzogne.

Il sindaco del “leone" dei Laghi si è rivelato per quello che è……

Noi continuiamo a stare dalla parte dei laghi, della biodiversità e dei cittadini che chiedono verità, trasparenza, partecipazione e rispetto del territorio.

Associazione Vallata Sana

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07 Giugno 2026
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Val Lapisina: nuova cava, nuovi danni.

Un altro progetto ai danni del territorio. La riapertura della cava Androz  in Val Lapisina, una gigantesca estrazione di oltre 1,6 milioni di metri cubi di ghiaia per circa 17 anni di attività.

Nulla di inaspettato, purtroppo. La politica regionale a parole tutela il paesaggio, l'ambiente e gli ecosistemi ma nei fatti non mette mai un limite alla brama di chi vuole scavare, costruire, spianare e disboscare per un profitto che non genera vero progresso.

Il territorio è sottoposto a progetti di sfruttamento, cementificazione, estrazione, urbanizzazione mascherata da "riqualificazione". STA accadendo ai Laghi di Revine, nel Cansiglio, alle Grave di Ciano, in Val Lapisina. Luoghi diversi, uniti dalla stessa logica predatoria: trasformare ambienti naturali, ecosistemi fragili e paesaggi storici in prodotti da sfruttare, vendere e consumare.

Una gran parte degli Amministratori pubblici, d'intesa cone le aziende del settore, presentano questi scempi  usando sempre gli stessi termini,, così come è sempre uguale l’inganno. Parole studiate per mascherare ciò che altrimenti verrebbe rifiutato e combattuto: “riqualificazione ambientale”, “valorizzazione ”, “progresso”, “sviluppo”, “creazione di valore”.

Chiamare “riqualificazione ambientale” un processo di artificializzazione significa insultare il territorio e chi lo vive. Significa sostenere che un bosco, una riva naturale, una zona umida o una grave fluviale non abbiano valore finché non vengono asfaltati, illuminati, recintati, attrezzati e monetizzati. Ma il loro valore esiste già. Il tesoro della Val Lapisina non è sottoterra. Per trovarlo non bisogna scavare ma aprire gli occhi.
Esiste nella biodiversità, nell’acqua che il suolo assorbe, nel clima che regola, nella memoria dei luoghi, nella relazione profonda tra comunità e paesaggio. Esiste anche nella loro apparente inutilità economica, perché non tutto deve produrre profitto per avere diritto di esistere.

Un territorio non è “abbandonato” perché non genera denaro. Un territorio viene abbandonato quando lo si consegna ai progetti di "valorizzazione" affidati ad aziende che arrivano con la valigetta degli investimenti e pretendono  di comprare tutto: terra, silenzio, acqua, boschi e futuro.

Le cave vengono vendute come opportunità economiche. Le infrastrutture turistiche come rilancio del territorio. Le nuove opere come investimenti sul futuro. Ma quale futuro resta dopo la frammentazione degli habitat, dopo la cementificazione, dopo l’aumento del traffico, dell’inquinamento e della pressione antropica?

E se oggi gli investitori possono devastare interi territori è perché trovano Amministrazioni pronte ad aprire le porte e a concedere il lasciapassare.

Il problema non è la mancanza di soldi o di progetti. il problema non è solo una cava, un progetto o un’opera.
Il problema è un modello che considera la natura una merce e il territorio un bene da consumare finché produce profitto.

Difendere il territorio significa difendere la nostra dignità, la salute, l’acqua, il paesaggio e il diritto delle comunità di decidere sul proprio futuro. Difendere questi luoghi oggi è resistenza. Le prime dichiarazioni che abbiamo raccolto dagli abitanti della Val Lapisina sono chiare ed a loro che esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno. 

Assieme a loro lanciamo un appello all'unità e alla mobilitazione perché l’attacco alla Val Lapisina di oggi è il risultato di attacchi precedenti e, purtroppo, non sarà l’ultimo. Chiediamo agli Amministratori pubblici, sindaci, assessori, consiglieri di essere coerenti difensori del territorio e della biodiversità.

 

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22 Maggio 2026
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Appuntamento per conoscere le Grave di Ciano

Sabato 30 maggio dalle ore 8.30 il Geologo Gianluigi Boccalon ci guiderà alla scoperta delle Grave di Ciano.

La forza, la bellezza ma anche le fragilità di questo sito rete Natura 2000  Zona di Protezione Speciale ai sensi della direttiva “Uccelli” e Zona Speciale di Conservazione ai sensi della direttiva “Habitat”,  riconosciuto anche come area Wilderness dall’Associazione Italiana per la Wilderness grazie all’evidente carattere selvaggio dell’area.

Non mancate a questo importante appuntamento.

 

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18 Maggio 2026
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Il caso Amianto a Cison di Valmarino

Nel Comune di Cison di Valmarino torna al centro dell’attenzione il caso dell’ex sito industriale Ex Sibe S.r.l., dove persistono criticità ambientali legate alla presenza di amianto e di materiali inquinanti. Una situazione nota da anni.

Mercoledì 11 marzo i consiglieri comunali di minoranza Giuseppe De Luca, Raffaele Salton e Dante Pilat avevano chiesto la convocazione di un Consiglio comunale, presentando una mozione per ottenere aggiornamenti sullo stato dell’area e sugli interventi previsti.

Secondo una relazione tecnica commissionata dal Comune, la copertura in amianto del fabbricato è stata giudicata in condizioni “scadenti” e richiede controlli annuali, oltre a un intervento di bonifica entro tre anni.

La presenza di amianto deteriorato è stata confermata anche dal Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 2, che ha evidenziato un potenziale rischio per la salute pubblica dovuto al possibile rilascio di fibre pericolose nell’ambiente.

Alla richiesta dei consiglieri sarebbe però seguito inizialmente un muro di silenzio da parte del sindaco di Cison di Valmarino, che aveva deciso di non inserire il tema all’ordine del giorno del Consiglio comunale, sostenendo che la mozione fosse stata “scritta male” e quindi non discutibile in aula.

Una scelta contestata duramente dall’opposizione: “A quanto pare una virgola sbagliata vale più della salute pubblica”.

Solo dopo ulteriori sollecitazioni e richieste di chiarimento da parte dei consiglieri di minoranza, la mozione sarà infine discussa QUESTA SERA alle 19.30 in Consiglio comunale di Cison.

L’invito rivolto alla cittadinanza è quello di partecipare numerosi a una discussione che riguarda la salute pubblica e il futuro del territorio.

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13 Maggio 2026
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Un’occasione storica per attuare la Costituzione. Ecco il Piano nazionale di ripristino della natura.

L’urbanistica del togliere asfalto e cemento ha finalmente un riconoscimento e può diventare il nuovo corso per il governo del territorio. Mai, nella storia della Repubblica, si è visto uno strumento a favor di ambiente, natura e suolo di questa portata. I Comuni obbligati ad applicare il Pnr ad oggi sono “solo” 2.761 su oltre 7.800. Ma qualsiasi amministrazione può aderire. È il momento di una grande campagna per la vera rigenerazione ecologica. 

L’intervento di Paolo Pileri


Lo aspettavamo da 25 anni, forse anche 30, ora c’è. È il Piano nazionale di ripristino della natura, il Pnr, quello senza la “r” di troppo. Quello giusto, insomma. Vi ricordate quanto mi sono speso per presentare il Regolamento europeo per il ripristino della natura? Quello approvato per un voto di scarto grazie alla “santa” disobbidienza civile e politica di Leonore Gewessler, già ministra dell’Ambiente austriaca. Quello che, all’articolo 8 (ecosistemi urbani), impone ai Comuni, dall’agosto 2024 al 31 dicembre 2030, il divieto assoluto di ridurre di un solo centimetro quadrato le aree verdi e la proiezione a terra della chioma degli alberi se non avviando delle azioni di ripristino che consistono -udite, udite- in azioni di depavimentazione e rinaturazione. E dal primo gennaio 2031 si dovrà addirittura aumentare la dotazione di verde e alberature applicando “a manetta” il ripristino della natura.

La depavimentazione prevista dal Pnr è quella corretta, ecologicamente parlando. Non solo nuovi impianti arborei ma scorticamento di aree pavimentate, rigenerazione di suolo (senza importarlo da altre aree) e avvio di coperture vegetali (erbacee, arbustive o arboree).

L’urbanistica del togliere asfalto e cemento ha finalmente un riconoscimento e può diventare il nuovo corso per il governo del territorio da oggi in poi. Mai, nella storia della Repubblica italiana, si è visto uno strumento a favor di ambiente, natura e suolo di questa portata. Il Pnr è la grande occasione per attuare, finalmente e in modo veritiero, l’articolo 9 della Costituzione, nonché l’articolo 117 che prevede la tutela degli ecosistemi. Il Pnr è la più grande scommessa che dobbiamo vincere per fermare il degrado climatico. Non solo, grazie al Piano nazionale di ripristino della natura si apriranno nuovi posti di lavoro, nuove professionalità e l’Italia potrà diventare quel laboratorio di rigenerazione ecologica che sogniamo da anni. Ora dipende da noi, da voi: voi cittadini, voi comitati, voi associazioni, voi sindaci, voi politici.

Più voci si leveranno in questi giorni a favore del Pnr, più questo avrà gambe robuste per camminare e non essere sgambettato da nessuno. Questo è il momento di far pervenire al ministero dell’Ambiente (Mase) e all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) il sostegno di tutti noi.

Come potrete leggere sul sito dell’Ispra, per raggiungere gli obiettivi del Regolamento sul ripristino della natura (1991/2024), il Pnr ha previsto “un insieme di azioni, dette ‘misure’, che l’Italia come gli altri Stati membri si impegna a realizzare per ripristinare gli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce, marini, urbani, agricoli, forestali che risultano degradati nonché per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori e migliorarne la diversità e ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali. Questo insieme di misure è accompagnato da parti ‘satellite’ non meno importanti delle misure stesse: la descrizione della strategia scelta dall’Italia per individuare le misure più adatte al ripristino; una panoramica sugli impatti e i benefici socioeconomici del piano; un’analisi qualitativa delle relazioni fra il ripristino, i cambiamenti climatici e il degrado del suolo; la stima delle esigenze di finanziamento; la descrizione di come si valuterà l’efficacia delle misure”.

Il traguardo a cui dobbiamo giungere anche noi, assieme all’Europa, consiste nel ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e almeno il 20% delle zone marine entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitino di ripristino entro il 2050. Ripeto: mai prima d’ora abbiamo avuto tra le mani una opportunità del genere.

Al momento, secondo i criteri europei, sono “solo” 2.761 i Comuni italiani (su un totale di oltre 7.800) obbligati ad applicare il Pnr. Ma le misure del Piano prevedono la possibilità per qualunque Comune di aderire con un meccanismo volontario. Più che il momento di tirarsi indietro, questo è il momento di fare due passi in avanti e quindi personalmente faccio appello a tutti i Comuni -anche e soprattutto quelli non in elenco- affinché deliberino già da ora la loro adesione volontaria al Pnr (lo si può fare attraverso questa piattaforma). Questo è un gesto politico urgente, opportuno, di interesse generale, lungimirante, necessario in questo momento di crisi ecologica e culturale.

Se vogliamo resistere alle innumerevoli norme e narrazioni che continuano a consentire consumo di suolo e riduzione delle aree verdi, se vogliamo invertire la tendenza, oggi possiamo farlo aderendo senza alcun dubbio al Pnr e inviando, lo ripeto, una manifestazione di approvazione e interesse entusiasta al ministero dell’Ambiente e all’Ispra attraverso la piattaforma. Dobbiamo riuscire a portare in Europa una lista di Comuni aderenti di gran lunga più ampia dell’attuale. Lo dobbiamo al suolo, agli ecosistemi, al clima, alle giovani generazioni, alla salute e al benessere sociale.

Il Mase, con il supporto tecnico dell’Ispra, ha pubblicato il 23 aprile scorso il Pnr e ha avviato formalmente la consultazione pubblica a cui possono aderire i Comuni, le associazioni, i comitati, i cittadini: chiunque voglia intervenire per -chiedo io- migliorare il piano o anche solo -lo chiedo formalmente- per far giungere la propria soddisfazione e il proprio incoraggiamento.

La consultazione è aperta fino al 9 giugno, dopodiché si lavorerà alle richieste pervenute per arrivare ad approvare il Pnr entro l’inizio di settembre, come richiesto dall’Europa. Dobbiamo centrare l’obiettivo ed evitare nel modo più assoluto deroghe e proroghe.

A tutti i Comuni ricordo che i loro piani urbanistici devono essere coerenti con il Piano e il Regolamento europeo per il ripristino della natura, a prescindere dalle norme urbanistiche regionali, perché i regolamenti europei, come il 2024/1991, sono atti legislativi vincolanti, direttamente applicabili ed esecutivi, con efficacia immediata e portata generale, finalizzati anche a garantire l’uniformità del diritto nell’Unione, non richiedendo atti di recepimento nazionale. Pertanto, il Regolamento 2024/1991 introduce obiettivi giuridicamente vincolanti, creando obblighi che prevalgono sulle disposizioni nazionali, incluse le norme urbanistiche locali, anche in assenza di adeguamento degli strumenti urbanistici.

Siccome il regolamento è vigente da agosto 2024 tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate e fatte su aree verdi dovranno essere ribilanciate attraverso azioni di depavimentazione e ripristino ecologico di suolo e vegetazione (non solo quest’ultimo: attenzione), pertanto al momento invito i Comuni all’utilizzo del principio di precauzione secondo il quale sospendere le autorizzazioni edilizie, leggere il Pnr così da riprogettare adeguatamente quanto avevate nel cassetto.

Chiudo dicendo che il Pnr è anche, per quanto riguarda l’articolo 8, un’occasione indiretta per rigenerare le aree dismesse destinando a queste le attese di urbanizzazione che i diversi operatori stanno chiedendo.

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Dalla parte del suolo” (Laterza, 2024)

Fonte: https://altreconomia.it/

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28 Aprile 2026
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Raganella blu al lago di Revine: “Scoperta eccezionale, è estremamente rara”

L’esemplare è stato avvistato la scorsa settimana nel comune di Tarzo, a pochi passi dai laghi di Revine. "Questo ritrovamento è un motivo in più per conservare laghi unici nel loro genere".

Nei pressi dei laghi di Revine, in uno degli ambienti umidi più preziosi della provincia di Treviso, è stato fotografato un rarissimo esemplare di raganella blu. Una colorazione insolita per la specie dovuta, con molta probabilità, a un caso di axantismo, un’anomalia cromatica della pelle legata all’assenza del pigmento cutaneo giallo. In colore verde di molte rane, raganelle o rospi, infatti, nasce dall’interazione tra il blu riflesso da alcune cellule e i pigmenti gialli di altre. Ma, negli esemplari in cui questi ultimi mancano, il colore vira appunto sul blu.

Imbattersi in un esemplare di questo genere, ad ogni modo, è estremamente complicato. Nel 2025, i casi di axantismo registrati su iNaturalist, una banca dati per naturalisti, erano circa 300 in tutto il mondo. Le osservazioni riguardavano 36 specie diverse tra rane, raganelle e rospi distribuite in 33 paesi che coprono tutti e sei i continenti. Numeri che rendono bene l’idea di quanto questa anomalia sia poco frequente in natura e del valore eccezionale del ritrovamento.

Origini e diffusione dell’axantismo

Le ragioni di questa variazione, contrariamente a quanto si possa pensare, non sono solo genetiche: “Possono influire anche stress termici, quindi il passaggio da temperature molto calde a temperature fredde o viceversa, determinate caratteristiche ambientali come l’inquinamento o una variazione nell’alimentazione che, in casi specifici, può comportare una carenza di pigmenti gialli nella dieta dell’esemplare. La mutazione genetica è solo una delle possibilità”, afferma Laura Nuti, tecnico naturalista. 

"La mutazione genetica è solo una delle possibilità”. Laura Nuti

L’individuazione di questo esemplare nell’area di Treviso, inoltre, segna un’importante prima volta per quest’area geografica. Sulla base delle informazioni disponibili su iNaturalist, infatti, un avvistamento di questo tipo non si era mai verificato in provincia di Treviso. Le osservazioni di raganelle blu in altre parti d’Europa e in nazioni relativamente vicine come Bosnia Erzegovina e Slovacchia, però, rendono plausibile un avvistamento anche nel nord Italia, per quella che è senz’altro come una scoperta eccezionale.

Inoltre, non tutti gli esemplari affetti da axantismo tra rane, raganelle e rospi mostrano gli stessi effetti sul colore della pelle. Alcuni esemplari come, ad esempio, quello avvistato ai laghi di Redine sono completamente blu. Altri, invece, possono esserlo solo parzialmente o avere un colore che, pur non essendo blu, vira su tonalità particolarmente scure di grigio. Altri, infine, possono essere caratterizzati da un colore atipico della pelle e da occhi particolarmente scuri. 

A partire dalle foto disponibili, però, non è possibile addentrarsi eccessivamente nella tassonomia dell’esemplare individuato a Revine Lago: “Quello che possiamo fare è mantenerci sul genere Hyla. Alcuni elementi, però, sembrano condurre alla specie Intermedia, una delle specie presenti nella zona del ritrovamento”, prosegue Laura Nuti.

Un segno tangibile di biodiversità

L’esemplare è stato individuato e fotografato da Giuseppe Trinca, socio dell’associazione Vallata Sana, che si occupa di tutelare la biodiversità dei laghi di Revine: “Riteniamo molto interessante che una raganella così rara sia stata trovata a pochi passi da dove sono in programma alcuni progetti nei laghi di Revine come, ad esempio, una grande piattaforma galleggiante. Per noi è estremamente importante tutelare la biodiversità dei laghi, e questo ritrovamento è un motivo in più per conservare laghi unici nel loro genere nell’intera provincia di Treviso, essendo laghi naturali”, affermano dall’ente.

"Questo ritrovamento è un motivo in più per conservare laghi unici nel loro genere nell’intera provincia di Treviso, essendo laghi naturali”. Vallata Sana

Gli anfibi, infatti, sono dei bioindicatori molto sensibili dello stato degli ecosistemi: “Monitorarli permette di ottenere un segnale precoce di degrado ambientale, e il loro declino globale è uno degli indicatori più evidenti della crisi della biodiversità”, conclude Laura Nuti.

Fonte: Lo Scarpone - Cai

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16 Aprile 2026
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Evento/ Giornata "Ritorno alla Terra" a Conegliano.

Non mancare domenica 19 aprile dalle ore 10.30 a Conegliano per festeggiare insieme il " Ritorno alla Terra".

Una giornata ricca di incontri, attività e momenti di condivisione insieme a tanti amici e ospiti. Tra questi sarà presente anche Alessandro Franceschini, che presenterà il suo libro “Non è cibo. L’invasione degli ultra-processati”.

 

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Durante la giornata sarà possibile partecipare a una pausa ristoro con i prodotti dell’orto biologico, preparati dai ragazzi della Comunità Giovanile.

Menù:

  • Pasta di farro al pomodoro (tutto Ortobio ComGiova)
  • Zuppa di verdure con farro
  • Bis di hummus con verdure crude
  • Frittata con le erbe dell’orto biologico con contorno di cappuccio
  • Piatto freddo: formaggio e cappuccio
  • Dolce: torta di mele
  • Caffè

La pausa ristoro è a offerta libera e consapevole; i fondi raccolti saranno destinati alle attività istituzionali della Comunità Giovanile ETS.
Data la locazione dell’evento non è consentito il consumo di bevande alcoliche.

Il pomeriggio sarà animato da musica e canti con la voce di Serena Costantini.

È inoltre prevista la presentazione del libro “Non è cibo. L’invasione degli ultra-processati” con l’autore Alessandro Franceschini.

Per i più piccoli sarà attivo il laboratorio “L’orto dei piccoli”, dedicato ai bambini dai 5 ai 10 anni (massimo 20 partecipanti, iscrizione obbligatoria: bit.ly/ortodeipiccoli).

La giornata proseguirà con un incontro dedicato ai boschi in pianura, tra esperienze di riforestazione e conservazione, con Alessandro Arnosti, presidente della Fondazione Natura7.

Per tutta la giornata sarà possibile visitare la serra e l’orto biologico della Comunità Giovanile, oltre a partecipare ai banchetti di scambio semi e incontrare produttori locali.

L’evento si terrà anche in caso di pioggia.

Per info: 

COMUNITÀ GIOVANILE CONEGLIANO
Via Ortigara, 133 - Loc. Parè
Info: mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – comgiova.it 
tel. 0438 60025 – cell. 3274433771

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15 Aprile 2026
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Revine Lago/ La Posa e l’illusione della “pulizia”

A Revine Lago ci sono i volontari che rischiano la vita lungo le careggiate per salvare gli anfibi in migrazione, sempre a Revine Lago, qualche centinaia di metri più in alto, finanziati con il nostro denaro c’è chi fa esattamente il contrario.

Nella foto si evidenzia lo scempio compiuto in questi giorni alla pozza in località La Posa nel comune di Revine Lago. La pozza in questo periodo, vede la presenza di migliaia di rospi e rane che depongono le uova per la riproduzione, esattamente come ai Laghi sottostanti.

L’acqua è stata quasi completamente tolta e 2/3 delle sponde con il relativo canneto sono state spianate. Considerando che i filamenti delle uova (la femmina può deporne fio a 5mila) vengono deposti lungo le sponde è verosimile pensare che sono state distrutte tutte, c’è da sperare che gli adulti siano già usciti dall’acqua poiché se così non fosse sarebbero anch’essi morti e sepolti sotto quintali di fango. Avremmo perso così la quasi totale popolazione di anfibi della zona. Un danno ingentissimo che richiederà decenni per essere sanato.

Di seguito le amare considerazioni di tutti noi espresse magistralmente da Stefano, un giovane “Rospista” dedito da qualche anno ai salvataggi a Revine.

La Posa e l’illusione della “pulizia”: quando perdiamo il senso della natura.

C’è un equivoco profondo, quasi invisibile nel nostro modo di guardare il paesaggio e, più in generale, le cose di natura: crediamo che “pulire” significhi migliorare.

Tagliare, svuotare, sistemare, rendere “ordinato”. Eliminare ciò che appare disordinato è un riflesso culturale prima ancora che amministrativo. Da questo riflesso nascono molti dei danni ambientali che continuiamo a infliggere all’ambiente, quindi a noi stessi, spesso senza nemmeno rendercene conto.

Quanto accaduto in località La Posa, a Revine Lago, è l’ultima dimostrazione di questa cecità.

Un piccolo stagno, una “lama”, svuotato, il canneto rimosso. Un intervento probabilmente pensato come manutenzione, forse addirittura come miglioramento. In realtà, un atto che interrompe un equilibrio naturale consolidato e cancella, in poche ore, un ecosistema che si era costruito decenni.

Soprattutto, un intervento compiuto nel momento peggiore possibile: mentre migliaia di anfibi – rane, rospi – stavano completando il loro ciclo riproduttivo. Uova deposte, vite in formazione, intere generazioni cancellate. Non è un’interpretazione: è un dato biologico noto, segnalato da anni, ignorato ancora una volta.

Ma il punto non è solo questo.

Il punto è che continuiamo a non capire cosa abbiamo davanti. Uno stagno non è un vuoto da riempire o da “ripulire”. È un sistema complesso, È biodiversità concentrata. È un nodo di relazioni invisibili che tengono insieme acqua, suolo, insetti, piante, anfibi.

È un luogo fragile, ma straordinariamente efficiente.

Eppure, ai nostri occhi, resta qualcosa di marginale. Un dettaglio. Un elemento secondario del paesaggio.

È qui che si consuma il vero errore: culturale, prima ancora che tecnico. Perché la biodiversità non si difende solo con le leggi o con i finanziamenti. Si difende con lo sguardo. Con la capacità di riconoscere valore dove non è immediatamente evidente. Con la consapevolezza che anche un piccolo stagno riguarda qualcosa di molto più grande.

Gli anfibi, ad esempio, sono tra le specie più sensibili ai cambiamenti ambientali. Dove scompaiono loro, qualcosa si è già incrinato. Sono indicatori biologici infallibili, preziosissime sentinelle. Eppure li trattiamo come irrilevanti “Animaletti”. Già Animaletti, è una parola che ho sentito quando ho provato a raccontare l’attività svolta dal gruppo SOS anfibi. Dice della distanza tra noi e ciò che ci circonda. Dice della nostra incapacità di cogliere le connessioni.

E così accade che, mentre si parla sempre più spesso di sostenibilità, di transizione ecologica, di tutela della biodiversità, sul territorio continuiamo a compiere azioni che vanno nella direzione opposta. Azioni banali, quotidiane, apparentemente innocue, come svuotare una pozza, appunto

La cosa più amara è che non siamo di fronte a un episodio isolato. Già vent’anni fa, nello stesso luogo, erano stati segnalati interventi analoghi e proposte soluzioni semplici: delimitare l’area, informare i visitatori, rispettare i tempi naturali. Nulla di complesso. Nulla di costoso. Solo attenzione. Solo cultura.

Vent’anni dopo, siamo ancora qui. Forse è questo che dovrebbe preoccuparci di più: non tanto l’errore, ma la sua ripetizione. Perché significa che non abbiamo imparato. E allora la domanda è: cosa intendiamo davvero quando parliamo di tutela dell’ambiente?

Se continuiamo a intervenire senza conoscere, a “sistemare” senza comprendere, a semplificare ciò che è complesso, rischiamo di trasformare la protezione della natura in una parola vuota. La verità è che, in molti casi, la scelta più difficile – e più intelligente – è non fare.

Lasciare che un luogo resti com’è. Accettarne l’apparente disordine. Riconoscere che quell’equilibrio, anche se imperfetto ai nostri occhi, funziona meglio di qualsiasi intervento improvvisato.

Non è immobilismo. È consapevolezza.

La Posa oggi è il simbolo di una perdita concreta. Ma è anche un’occasione. Per fermarsi. Per capire. Per cambiare approccio. Perché la biodiversità non si distrugge solo con grandi opere o scelte clamorose. Si perde anche così: un intervento alla volta, una pozza alla volta, un errore alla volta.

P.S. Ricordo che un’analoga situazione ebbi modo di segnalarla vent’anni fa ma evidentemente non hanno imparato nulla.

Cordiali saluti

Adriano De Stefano

Fonte: storiedieccellenza.it

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25 Marzo 2026
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Notiziario

  • Fratta: dalla piattaforma nel lago alla piattaforma fuori dal lago.
  • Fratta, il canneto non c'è più.
  • 2026.03/TARZO: Piattaforma sul lago, richiesta integrazione da parte di Arpav
  • No alla speculazione delle coste sarde! Firma la petizione!
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