I laghi di Revine non si toccano! Il substrato di foglie galleggianti di ninfea gialla, sul quale nidificano gli svassi maggiori, non è altro che un habitat di interesse comunitario, eliminato il quale, gli svassi perdono l'opportunità di nidificare. Meno svassi vuol dire più pesci persico sole, specie alloctona potenzialmente invasiva, di cui lo svasso si nutre ai laghi. Il persico sole può fare piazza pulita degli altri pesci, ma lo svasso e altri uccelli, come l'airone cenerino, glielo impediscono. Pertanto, l'habitat per questi uccelli deve rimanere!




I Laghi della Vallata, comunemente chiamati Laghi di Revine Lago, sono parte di un ecosistema prezioso per la biodiversità. La zona ( 119 ettari) è stata designata quale Zona Speciale di Conservazione (ZSC) della Rete Natura 2000 nel 2018 dal Ministero dell'Ambiente .
La loro difesa non è negoziabile, poiché rappresentano una risorsa indispensabile per la biodiversità, di cui anche l’uomo fa parte. Preservare questi ecosistemi è fondamentale per garantire l'equilibrio naturale e la qualità della vita delle generazioni presenti e future, proteggendo il delicato habitat che ospitano e il benessere delle comunità locali.
Questi laghi sono già aree protette riconosciute dalla Comunità Europea e, grazie all'approvazione della Nature Restoration Law, abbiamo l'opportunità di monitorare lo stato di salute dell'ecosistema lacustre e di intervenire per il loro risanamento (ossigenazione, controllo delle alghe, mucillaggine, specie alloctone, ecc.).
Tuttavia, negli ultimi mesi abbiamo seguito da vicino l'avanzare del progetto "Cortili Frattali: il borgo aumentato sul lago", presentato recentemente dal Sindaco di Tarzo, e di altri progetti "non ufficiali" su entrambe le sponde, che fortunatamente non hanno avuto successo (almeno per ora). Mai, però, abbiamo sentito le due Amministrazioni parlare seriamente di biodiversità, habitat o tutela ambientale (forse qualche post su Facebook li salva?). Al contrario, nei loro profetici discorsi si parla spesso di soldi—tanti soldi, milioni di euro—e turismo.
Ma qual è il dovere di un sindaco rispetto alle leggi e alle iniziative per il ripristino ambientale? E quale può essere l’opinione di un cittadino non esperto, considerando anche la possibilità di disinformazione su questi temi? La risposta a queste domande è cruciale per comprendere il punto di svolta.
La storia di Pinocchio e l'incontro con il Gatto e la Volpe può essere interpretata come una metafora del rapporto tra cittadini e politici in certe situazioni. Nel racconto, il Gatto e la Volpe rappresentano figure ingannevoli che convincono Pinocchio a seppellire i suoi soldi nel Campo dei Miracoli, promettendogli facili guadagni. Pinocchio, ingenuo e desideroso di vantaggi immediati, si fida ciecamente, solo per essere poi tradito e derubato. Allo stesso modo, noi cittadini, specialmente quando non siamo adeguatamente informati o coinvolti, possiamo essere manipolati dai politici. Come Pinocchio, potremmo essere attratti da soluzioni semplici a problemi complessi o da promesse di rapidi miglioramenti, senza considerare i rischi e le conseguenze a lungo termine.
L'ecosistema dei laghi è fragile e complesso; non può essere trattato con superficialità né considerato una mera questione di opinioni. I sindaci hanno la responsabilità di applicare tutte le leggi volte al benessere collettivo e alla sostenibilità. Di conseguenza, devono impegnarsi nell'attuazione della Nature Restoration Law e bloccare l'avanzamento di qualsiasi progetto incompatibile con essa.
Associazione Mamme Revine Lago
21.09.2024

La legge europea per il ripristino della natura, entrata in vigore il 18 agosto 2024, impone ai paesi dell’Ue di ripristinare gli “habitat degradati” dando priorità alle zone di Rete Natura 2000. L’obiettivo di “ripristinare spazi naturali” si salda all’altro obiettivo dell'Unione Europea: la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. Gli Stati nazionali dovranno predisporre e presentare alla Commissione Europea entro due anni dall'entrata in vigore della legge (quindi entro il primo semestre del 2026) dei “piani nazionali di ripristino di habitat degradati”. Le misure individuate devono favorire il ripopolamento di specie animali e vegetali in via di estinzione e migliorare e ampliare gli habitat. Tutto ciò non sta accadendo nell’area dei laghi di Revine, dove i comuni di Revine e Tarzo vogliono ridurre la naturalità in due zone dei laghi sopravvissute alla già pesante antropizzazione. È un evidente “accanimento antropocentrico” nei confronti di due piccoli laghetti, di appena 0,5 km2 il lago di Lago e 0,4 km2 il lago di Santa Maria: il comune di Tarzo con un folle progetto di passerelle e di una piattaforma galleggiante sul lago di Lago, il comune di Revine con una variante al piano degli interventi a ridosso delle rive del lago di Santa Maria. La Soprintendenza e il Servizio Biodiversità della Regione devono quindi, in sede di VINCA (Valutazione di Incidenza Ambientale), considerare e valutare con “estrema attenzione” il livello di antropizzazione già raggiunto dai due piccoli laghi e devono, altresì, negare le autorizzazioni per qualsiasi tipo di insediamento turistico perché ciò comporterebbe nuova e ulteriore frequentazione turistica e il conseguente aumento del disturbo antropico all’avifauna. Le rive dei laghi sono tra gli ambienti umidi più importanti e preziosi in quanto sono siti di riproduzione per pesci, anfibi, uccelli, luogo di sosta e rifugio per l’avifauna migratrice e costituiscono l’habitat ideale per una moltitudine di animali invertebrati. I due interventi hanno in comune lo scopo di artificializzare due zone dei laghi che hanno le caratteristiche naturalistiche che la legge per il ripristino della natura (Restauration Law) mira a preservare e innescano un “potenziale processo di ulteriore degrado” dell’area naturale, proprio quello che la normativa europea vuole combattere. Ma le caratteristiche naturalistiche del “Sito di Interesse Comunitario” (SIC) dei laghi di Revine/Tarzo, diventato dal giugno 2018 “Zona Speciale di Conservazione”(ZSC), vive già oggi una situazione di degrado, dovuta alla mancanza di una loro “gestione scientifico-naturalistica” e tutte le istituzioni (se si esclude l’l’Arpav per gli interventi di monitoraggio costantemente ignorati dal potere politico) ne sono responsabili. Ne sono responsabili, in primis, i comuni di Tarzo e di Revine che hanno mostrato la loro incompetenza nella gestione di una “Zona Speciale di Conservazione”(ZSC) omettendo la richiesta alla Regione per un aggiornamento delle “misure di conservazione” previsto dalla “Direttiva Habitat”. Ma non solo. Gli stessi due comuni non hanno ancora inviato, tramite la Regione, la richiesta alla Commissione Europea di considerare l’area dei laghi “Zona di Protezione Speciale” (ZPS) ai sensi della “Direttiva Uccelli”. All’incompetenza palesata dai due comuni si somma la responsabilità del degrado in atto da tempo sui due piccoli laghi: per il problema della proliferazione delle alghe, per i problemi idrologici dovuti alla scarsa ossigenazione, alla mancanza di immissari e la presenza, accertata dai recenti rilevamenti Arpav, di Pfas contenuti nei pesticidi delle coltivazioni circostanti. Prima di pensare a nuova occupazione di spazi naturali i due comuni e la Regione Veneto devono farsi parte attiva nella ricerca di soluzioni al degrado in atto da anni sull’area naturale dei due laghi e battersi perché eventuali soluzioni rientrino nei “piani nazionali di ripristino della natura” che gli stati nazionali devono presentare alla Commissione Europea entro il primo semestre 2026. Purtroppo manca una conoscenza del fragile equilibrio ecologico dell’ecosistema dei laghi. Se il Ministero dell’Ambiente, la Regione e la Soprintendenza, prima di concedere autorizzazioni per ulteriore antropizzazione delle sponde con il conseguente ulteriore degrado, lasciassero per un momento i loro uffici e venissero a vedere con i loro occhi in quale stato di sofferenza biologica versano i due laghetti potrebbero constatare quanto sia superficiale la rappresentazione degli effetti sull'ecosistema dei laghi dei progetti urbanistici proposti. Se le istituzioni facessero uno sforzo conoscitivo sulle condizioni reali di un sito di Rete Natura 2000, in una visione integrata e d’insieme, scoprirebbero come l’unico intervento da autorizzare sarebbe la demolizione dell’ecomostro del lago di Santa Maria: un “monumento a memoria” di una catena antropica votata al degrado irreversibile dei due piccoli laghetti. Poi, se si parla di “biodiversità” non si può non ricordare come i laghi di Revine e di Tarzo siano l’unico “specchio d’acqua naturale” in provincia di Treviso. Di cosa hanno ancora bisogno le istituzioni per comprendere quali siano le priorità? Perché la popolazione locale non possa avere voce in capitolo, tramite un referendum, circa la realizzazione di tali progetti i cui esiti sono irreversibili. La Restauration Law deve essere un “principio ispiratore per il presente” e non solo un proclama di generici impegni futuri. Cos’è il degrado di un ambiente se non la perdita delle sue caratteristiche originarie e della sua identità biologica.
Dante Schiavon

Già nel secolo scorso si era ripetutamente provato a imbrigliare le acque del torrente Vanoi. Nel 1950 un’eventuale diga era stata proposta con lo scopo di produrre energia idroelettrica. Il progetto venne accantonato per i costi eccessivi e per rischi geologici evidenti. Vi si riprova a fine anni ‘90 del secolo scorso, questa volta con un progetto del Consorzio del Brenta motivando l’opera con la necessità di acqua dell’agricoltura del bassanese. Una diffusa opposizione dei residenti, di tutto l’associazionismo ambientalista e del mondo della cultura della montagna fermò i nuovi progetti. Si erano schierati contro alpinisti, scrittori, attori fra i quali ricordiamo Paolo Rumiz, Marco Paolini, Gianfranco Bettin, Fausto de Stefani, Gian Antonio Stella, Massimo Cacciari, Mauro Corona.
Oggi il Consorzio della Brenta è tornato all’attacco. Grazie ai fondi del Pnrr, al sostegno del Ministero dell’Agricoltura, si è dato vita a un progetto che dovrebbe avere più ricadute, fra loro tutte in contraddizione: scopo irriguo delle coltivazioni della pianura, scopo idroelettrico, invaso di laminazione di piene, area ricreativa – turistica.

Su tavolo vi è un investimento ricco di oltre 200 milioni di euro, si prevedono due ipotesi, un invaso di circa 20 milioni di mc. di acqua e uno di 33 milioni. Un grande lago, lungo circa 4 km, si imporrebbe alla valle del Vanoi distruggendo un ambito naturalistico e paesaggistico miracolosamente oggi ancora integro.
L’agricoltura della pianura padana ha sempre più sete e nei decenni ha consumato in modo indiscriminato tutte le sue risorse idriche. Sperperando, svuotando i pozzi, non investendo nel risparmio e in un utilizzo razionale. A oggi solo il 16% delle colture dell’area del bassanese è irrigata a goccia (nelle vicine Province autonome la percentuale sale al 90%), l’agricoltura è ormai industrializzata con coltivazioni a forte consumo idrico e allevamenti fuori scala.
Come si intende risolvere il problema? Ancora una volta aggredendo la montagna. Nonostante tutta l’area interessata dal progetto risulti a forte rischio geologico, i franamenti dai versanti siano continui, si sia in prossimità di aree protette (Rete Natura 2000) con SIC che garantiscono la riproduzione naturale della trota marmorata (Salmo marmoratus) e il torrente ospiti ancora lo scazzone (Cottus gobio).

Qualora realizzata la diga avrebbe ripercussioni irreversibili anche sul tessuto sociale del territorio, già oggi fragile causa un progressivo spopolamento, sul clima e quindi sugli habitat anche di alta quota.
Qualunque persona razionale in presenza di queste minime osservazioni riterrebbe impossibile imporre una simile opera. Non è così invece per il governo nazionale e per il governo regionale del Veneto. In forza del decreto legge denominato “Siccità”, il 39/2023, l’opera è stata commissariata. Così, a detta dei proponenti, è più semplice per superare i vincoli sui temi ambientali, sociali, della sicurezza, del principio di precauzione. In questo modo lo Stato si appropria di decisioni che spetterebbero ai territori, umiliando i principi di autonomia e di autogoverno, umiliando i percorsi partecipati della democrazia. Nel concreto si è dato il via a una vera e propria guerra dell’acqua. Nonostante si rischi un nuovo Vajont: non è un caso che una montagna in prossimità del previsto lago di chiami Colle Tòc, un nome che dovrebbe far riflettere, ci riporta a quanto accaduto a Longarone nel 1963.

Le popolazioni locali si sono ribellate. Hanno costituito un comitato che raccoglie decine di cittadini attivi, migliaia di firme, hanno il sostegno dell’associazionismo ambientalista nazionale, trovano energie anche in alcune forze politiche. Perché le alternative alla devastante diga ci sono. Infatti il fronte dei NO non è sordo al tema della solidarietà, è consapevole del bisogno di acqua della pianura. Ma al mondo agricolo chiede da subito un diffuso investimento nel risparmio nell’uso della risorsa. E poi di investire risorse (una spesa prevista di un decimo del costo dell’intera opera) investendo lungo la Brenta in casse di espansione, in Aree forestali di infiltrazione (AFI), nel recupero di volumi negli invasi già attivi sul torrente Cismon, in opere di sicurezza idraulica, in una politica che ostacoli il progressivo consumo di suolo libero. In un prossimo convegno verranno illustrate nel dettaglio queste alternative. Nel frattempo associazioni, circoli culturali, cittadini hanno presentato nel merito al governo e al Consorzio del Brenta osservazioni già esaustive.
Luigi Casanova
Fonte: www.mountainwilderness.it
La Legge 4 luglio 2024 n. 95, di conversione del Decreto Coesione, contiene una disposizione (art. 4, comma 7-bis), che vanifica le competenze dei comuni, nelle c.d. aree bianche, in materia di pianificazione territoriale degli impianti radioelettrici: le nuove infrastrutture in tecnologia 5G possono essere installate…”anche in deroga ai regolamenti comunali di cui all’art. 8, comma 6 L. 36/2001”.
Si tratta, come può facilmente immaginare, di una pericolosa sottrazione di prerogative attribuite dalla Costituzione a Regioni ed enti locali in materia di pianificazione territoriale, che rischia di mortificare ulteriormente il ruolo e le competenze dei comuni, in tema di localizzazione degli impianti di telefonia mobile.
Per questo, vari soggetti stanno lanciando sensibili alla tematica un appello ai Sindaci di tutta Italia, per indurli a sollecitare l’intervento della propria Regione, affinché si valuti la possibilità di impugnare presso la Corte Costituzionale la norma in oggetto.
Purtroppo, il tempo sta scadendo, in quanto il 4 settembre è l’ultima data utile per sollevare il tema presso l’Alta Corte.
Lettera da inviare ai Sindaci
Lettera da inviare in Regione
Fonte: isdenews.it

Le immagini impressionanti delle carcasse di pesci galleggianti nella laguna di Orbetello hanno fatto il giro del web e sono state attribuite al caldo anomalo. Ma il fenomeno di anossia che porta i pesci alla morte è dovuto anche ai nutrienti e ai fertilizzanti degli allevamenti, o come nel caso del Lago di Vico, alle coltivazioni intensive

Le immagini impressionanti delle carcasse di pesci galleggianti nella laguna di Orbetello hanno fatto il giro del web e sono state attribuite al caldo anomalo. Ma il fenomeno di anossia che porta i pesci alla morte è dovuto anche ai nutrienti e ai fertilizzanti degli allevamenti, o come nel caso del Lago di Vico, alle coltivazioni intensive.
Come racconta un approfondimento del Fatto quotidiano, la moria di pesci di allevamento che ha fatto scappare i turisti anche dalle popolari spiagge di Feniglia e Ansedonia per i miasmi dalla laguna, ha spinto il sindaco di Orbetello, Andrea Casamenti, lo stato di emergenza regionale, e il presidente della Regione, Eugenio Giani, ad annunciare la richiesta del riconoscimento dello stato di calamità naturale al Governo, come nel 2015 quando morirono oltre 200 tonnellate di pesci.
Ma secondo Il Wwf, che gestisce la Riserva Naturale ‘Laguna di Ponente di Orbetello’, uno dei fattori principali dell’assenza di ossigeno che porta i pesci a morire siano le “tonnellate di azoto che vengono riversate nelle acque della laguna provenendo dai fertilizzanti utilizzati nei campi agricoli e in parte anche dalle attività di acquacoltura”. Come spiega a ilfattoquotidiano.it Giuseppe Nascetti, responsabile del centro Ittiogenico delle Saline di Tarquinia e professore ordinario di Ecologia dell’Università degli Studi della Tuscia, il problema è “l’accumulo di nutrienti nella laguna proveniente dalle attività umane, principalmente l’azoto che arriva dall’agricoltura e il fosforo, perché spesso i depuratori non funzionano e quella è una zona turistica”. I nutrienti, infatti, portano a una proliferazione di alghe, come la valonia aegagropila facilmente deperibile con l’innalzamento termico, che morendo si decompongono producendo ammoniaca e idrogeno solforato che contribuiscono alla moria dei pesci. Gianluca Felicetti, presidente di Lav- Lega antivivisezione, commenta così al Salvagente: “Siamo contrari agli allevamenti di qualsiasi tipo, ergo anche quelli itttici, quello che ci viene da suggerire è che da oggi dovrebbero esserlo anche gli abitanti e le autorità locali”.
Un meccanismo simile è rilevabile anche nel lago di Vico, in provincia di Viterbo, area di coltivazione intensiva di noccioleti, alcuni anche con conferimento a Ferrero. Come il Salvagente racconta da anni, qui le sostanze chimiche hanno devastato la fauna acquatica del lago, tanto che nel maggio 2024, il Consiglio di Stato, su richiesta di ClientEarth e Lipu, ha ordinato alla Regione Lazio di arrestare la distruzione dell’habitat del Lago di Vico, in provincia di Viterbo, e di adottare entro sei mesi di tempo le misure necessarie a contrastare la distruzione degli habitat protetti del lago.
Fonte: ilsalvagente.it -

In seguito al brusco temporale di ieri sera, il servizio idrico in alcune parti del Comune di Revine Lago è stato sospeso, così molti cittadini in tutto l'arco del pomeriggio sono accorsi con taniche, bottiglie, bottiglioni e secchi alla ricerca di acqua.
Fortunatamente a Revine è presente un antico lavatoio settecentesco composto da tre vasche in pietra e da un piccolo tubo ricurvo che lascia ricadere nelle vasche l’acqua proveniente dalla montagna.
Quando la tecnologia si blocca , ci salva la natura!

A Revine Lago torna il glifosato !
Il Sindaco fa girare ... le lancette dell'orologio all'indietro rispetto al 2016 quando venne vietato l'uso dei pesticidi con il Regolamento Comunale. In questi giorni, nel Consiglio comunale del 22 luglio 2024, la nuova amministrazione ha approvato a maggioranza la reintroduzione del diserbo chimico. Il ritorno del glifosato, fortemente voluto dal Sindaco Magagnin della Lega Nord, rappresenta uno schiaffo a tutta la comunità e perfino agli stessi Consorzi del Prosecco che non consigliano più il suo utilizzo da alcuni anni Si tratta di una decisione inspiegabile frutto in buon parte dell'arroganza politica e per un'altra buona fetta dell'ignoranza sbandierata come "senso comune".
Secondo il professor Cipolla, illustre storico, la Legge della Stupidità dice che : " è stupido colui che causa danno agli altri senza trarne vantaggi per se stesso". Delle due l'una, chi impone la reintroduzione, non richiesta, di simili provvedimenti o è stupido o trae vantaggi per sè stesso.
Sono passati sessanta anni da quando una biologa statunitense, Rachel Carson, lanciò il primo allarme sui danni del DDT e sui pesticidi in generale. Dopo lei una enorme letteratura scientifica ha dimostrato che PESTICIDI ED ERBICIDI SONO PERICOLOSI PER LA SALUTE DELL'UOMO E PER L'AMBIENTE. Vanno banditi in Europa e nel mondo.

La cronaca. Un controllo dell'Arpa sulle acque dei laghi di Revine Lago riscontra una presenza di batteri fecali - Escherichia Coli e Enterococchi intestinali- oltre i limiti di legge, batteri che possono causare sintomi e segni con diarrea, nausea, vomito e febbre.
A fronte del fatto, la dichiarazione del primo Cittadino del Comune di Tarzo, nonchè acclamato capo partito con seggio a Roma , come riportata dalla stampa locale è questa: - probabilmente dovuto dal caldo dei giorni scorsi in un punto del lago in cui si crea un’ansa, in cui l’acqua si riscalda e stagna o probabilmente semplicemente perché qualcuno aveva fatto la pipì prima che fosse eseguito il prelievo dell’acqua”.
La pisciatina del Sindaco fòra dal bòcal ! Ci vorrebbe proprio la penna di Rodolfo Sonego per sceneggiare un atteggiamento, una "cultura" , una forma mentis degna della Commedia all'italiana. Come sminuire un segnale ecologico importante, di per sè non gravissimo , d'accordo, ma neppure insignificante, buttandolo in barzelletta. La prima cosa che un Sindaco che si rispetti avrebbe dovuto fare, sarebbe stata ringraziare l'Arpa per il lavoro che fa nonostante tutto. Grazie all'Arpa , ai suoi tecnici e ai lavoratori che in un Paese di pisciatine politiche quotidiane, continuano a fare i loro dovere. Grazie ai Cittadini che vigilano sul loro lago e si battono per difenderlo e conservarlo. I batteri nel lago non sono un buon segnale, bisogna indagare a monte sull'origine della contaminazione, che tante cause: scarichi non conformi ? un malfunzionamento della rete fognaria per troppa pioggia ? derive di sostanze organiche portate al lago dalle acque?
Non si può aspettare i prossimi controlli dell'Arpa senza fare nulla se non insinuare pisciatine nel lago. Bisogna agire secondo una visione seria, razionale ed ecologica. Questo dovrebbe fare un Sindaco oggi. Altro che pisciatine!



Invitiamo a leggere questo reportage dai laghi lombardi e la fine che stanno facendo sotto la pressione della "Valorizzazione turistica" perchè possiamo vedere cosa ci riserva il futuro se questa tendenza verrà incentivata a livello locale ( Laghi di Revine, Val Lapisina, Santa Croce).
Il turismo di massa sui laghi lombardi è esploso nel post pandemia. Non che prima non ce ne fossero di turisti, anzi. Se si va a parlare con chi vive a Laglio, sulla sponda occidentale del lago di Como, la data incriminata è il 2002, quando George Clooney compra casa – la settecentesca villa Oleandra – nel piccolo comune lariano. Da quel momento il lago di Como entra nel radar dei turisti internazionali, ma mantenendosi a livelli numerici definiti da sindaci della zona e abitanti «gestibili». Tolti i picchi delle giornate da bollino rosso, la vita trascorreva sull’orlo dell’equilibrio tra residenti e turisti.
QUALCHE SCIAGURATO SINDACO PENSAVA addirittura di attrarne di più di turisti, con idee tragicomiche come quella della Dubai del Lago. Nel 2014 l’allora sindaco di Varenna prova a convincere i suoi concittadini che il comune sulla sponda lecchese del lago di Como – un borgo da 800 abitanti in quegli anni – poteva diventare una Dubai lacustre, con tanto di atolli artificiali proprio come quelli costruiti al largo della città degli Emirati Arabi, con un resort da 120 posti letto, negozi, ristoranti, un maxi parcheggio per le auto e un porto. La cosa venne poi affossata definitivamente tra le proteste dei cittadini e degli ambientalisti nel 2018 dal nuovo sindaco di Varenna, Mauro Manzoni. Anche senza atolli in stile Dubai, il turismo è però esploso lo stesso nel paesino definito dagli influencer di viaggi di Instagram la perla del lago di Como.
SONO LORO – TRAVEL BLOGGER E SOCIAL influencer – ad aver fatto esplodere il turismo di massa verso Varenna, il Lario e gli altri laghi lombardi dal 2021, quando sono iniziate a cadere le restrizioni anti-Covid. I numeri parlano chiaro. Nel 2023 il lago di Como ha registrato 4,8 milioni di pernottamenti con un tasso del 100% di strutture ricettive piene. Nel 2019 i turisti pernottanti erano stati oltre un milione in meno e non si contano quelli che hanno visitato il lago in giornata dormendo a Milano e spostandosi con il treno o l’auto a noleggio. Nel fine settimana è diventato normale non trovare posti a sedere sui treni in partenza dalla stazione di Milano Centrale diretti a Lecco, Varenna e Sondrio.
SULLA SPONDA COMASCA, MENO SERVITA dalla ferrovia, il tempo passato in coda in auto è più alto di quello che si passerà nella località che si vuole visitare. Spostandosi verso est, la sponda lombarda del lago di Garda nel 2023 ha registrato la cifra record di oltre 9 milioni di turisti, 25 milioni lungo tutto il bacino. L’incremento del consumo di suolo negli ultimi dieci anni è stato del 6,5%, più alto rispetto a quello medio regionale del 5,3%. Spiega Legambiente Lombardia che «negli ultimi sedici anni, dal primo rilevamento effettuato da ISPRA nel 2006, sono andati perduti 276 ettari di suolo, una perdita in gran parte concentrata in due soli comuni: Desenzano e Lonato, che da soli rappresentano ben il 71% del consumo di suolo di tutti i comuni rivieraschi». È così che il Garda è andato oltre i livelli immaginabili di saturazione e cementificazione.
«DOPO IL COVID LA SITUAZIONE è peggiorata» racconta Marina Brunner del circolo Per il Garda di Legambiente. «Anche prima i numeri erano importanti, ma imparagonabili a oggi». A Limone del Garda ci sono mille abitanti e nei primi nove mesi del 2023 sono arrivati un milione e trecentomila turisti. «Le amministrazioni locali non hanno capito che devono mettere un freno al turismo di massa, anzi autorizzano nuovi parcheggi per le auto, nuove strade, alberghi e resort di lusso».
PUNTANDO SUL TURISMO VIP qualche amministrazione comunale pensava di poter selezionare all’ingresso il numero di visitatori, ma la storia è andata diversamente e i flussi sono aumentati anche lì dove sono state aperte strutture a 5 Stelle. «Contemporaneamente i residenti hanno iniziato a mettere in affitto sulle piattaforme digitali le loro abitazioni e il costo al mq è schizzato alle stelle» racconta ancora Brunner. Risultato: i giovani che potrebbero lavorare nel settore turistico non trovano case alla portata dei loro stipendi. Intanto le abitazioni per i turisti aumentano, si costruisce consumando suolo e il traffico auto ha raggiunto livelli mai visti prima. «Da Pasqua a novembre siamo invasi e bloccati dalle auto» dice Brunner
A VARENNA IL SINDACO MAURO MANZONI sta pensando a un numero chiuso per le auto. «Sono contrario al numero chiuso per le persone o ai ticket d’ingresso modello Venezia, ritengo che la bellezza debba restare a disposizione di tutti, non solo di chi ha i soldi» racconta. «Altra cosa sono le auto però, che portano smog, inquinamento e rumore. Chi arriva in macchina a Varenna cerca parcheggio in un piccolo comune che ha una disponibilità limitata di posti auto e non vogliamo aggiungerne altri. Stiamo quindi studiando la possibilità di mettere un numero chiuso per le automobili|. Anche a Varenna il turismo internazionale è esploso dopo il Covid. «L’impatto è stato forte: ambientale, sulla casa, sulla vivibilità. Dopo la pandemia abbiamo interrotto la promozione turistica, ma i social fanno da amplificatore. Gli influencer hanno fatto conoscere Varenna nel mondo. Ora arrivano in massa inglesi, americani, australiani, russi, giapponesi». Il turismo mordi e fuggi degli influencer porta a situazioni paradossali come quelle di chi in mezza giornata vorrebbe visitare Bellagio, Varenna, la villa di Clooney, Lecco e Como, perché su Instagram in 30 secondi ha visto così.
UN ALTRO PROBLEMA DELL’OVERTOURISM è la gestione dei rifiuti. «Da fine anno cambieremo il sistema di raccolta proprio per l’alto numero di persone che arrivano in giornata» dice il sindaco Manzoni. «Hanno stravolto anche la raccolta dei rifiuti e la popolazione residente ne soffre in termini di vivibilità». Sul Garda il problema dei rifiuti è finito anche dentro le acque del lago. «Oltre a stravolgere il ciclo della raccolta e dello smaltimento sono aumentati i valori delle microplastiche nelle acque» dice Marina Brunner. Le analisi effettuate nel lago di Garda indicano tra i componenti principali il polistirene (45,6%), il polietilene (43,1%) e il polipropilene (9,8%). «Va abbassata la quantità di indifferenziato mettendo in condizione i turisti di essere virtuosi» dice ancora Brunner del circolo Per il Garda. «Serve uno sforzo maggiore, siamo in un ambiente piccolo e delicato, soggetto a una pressione antropica e turistica imponente».
UNA PRESSIONE CHE IMPATTA sul territorio e sulla vita di chi lo abita. «Siamo scesi sotto i 700 residenti, il nostro minimo storico. Abbiamo perso il 10% degli abitanti in pochi anni» racconta ancora il sindaco di Varenna Mauro Manzoni. «Il costo delle abitazioni è aumentato, le seconde case sono state riconvertite in affitti brevi. Lo spopolamento porta a una diminuzione dei servizi. Nel centro storico siamo rimasti in 65 abitanti, il resto sono affitti turistici». E così tra una coda per il caffè e una coda per il gelato, le comunità si svuotano e svanisce il senso del vivere insieme.
(Fonte: Roberto Maggioni- Extraterrestre 18/07/24)

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