Nel 2023 l'allora consigliere regionale Andrea Zanoni  scoprì che negli Uffici della Regione Veneto era stato presentato un progetto di "valorizzazione turistica" promosso dal sindaco di Tarzo, l'On. Gianangelo Bof. Fino a quel momento il progetto era stato tenuto nascosto ai cittadini ed è stato grazie all'azione del Comitato Difesa Laghi che è stato portato all'attenzione pubblica.

Nel progetto, tra i vari interventi previsti per il borgo storico di Fratta di Tarzo figuravano anche la realizzazione di una piattaforma galleggiante di circa 1.000 metri quadrati e di una passerella galleggiante lunga circa 600 metri all'interno del Lago di San Giorgio, nel cuore di un'area protetta appartenente alla Rete Natura 2000. 

Durante l'iter autorizzativo emersero numerose criticità evidenziate dagli enti competenti che unite alla mobilitazione del Comitato Difesa Laghi, portarono alla bocciatura della piattaforma e della passerella dentro il lago. 

Ci si sarebbe quindi aspettati che il progetto venisse definitivamente abbandonato. Invece, il Sindaco Bof ha deciso di ripresentarlo modificandone gli aspetti bocciati per farlo passare comunque. Così gli interventi sono stati semplicemente spostati di pochi metri, fuori dall'acqua ma a ridosso della riva, lasciando sostanzialmente immutate le finalità e il potenziale impatto dannoso dell'intervento sull'area protetta dei Laghi. 

Il progetto è finanziato con fondi del PNRR del Ministero della Cultura, nell'ambito della misura "Attrattività dei borghi storici". Vien subito da chiedersi come un progetto destinato alla valorizzazione dei borghi storici finisca invece per finanziare un intervento di forte impatto antropico all'interno di un'area soggetta a specifiche tutele ambientali.  Siamo difronte, qua come in quasi tutte le aree protette del Paese ad un assalto alle risorse naturali per scopi speculativi e di incentivazione dell'overtourism.

Lo scorso anno,  nell'estate del 2025, i cittadini hanno assistito alla comparsa quasi improvvisa del "Leone Alato", una grande installazione artistica in legno collocata sulla riva del lago e inaugurata il 5 agosto da Zaia e dal suo apparato locale.  Un'opera promossa e imposta dall'Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, arrivata senza informazione e confronto con la comunità locale che ora si comprende essere un tassello di un disegno più generale di "urbanizzazione" a scopo turistico. 

Per raggiungere il Leone Alato è stato realizzato un nuovo percorso di accesso largo circa 2,5 metri  (una dimensione più vicina a quella di una strada che a quella di un semplice sentiero ) accompagnato dalla realizzazione di un nuovo parcheggio ed ora di una piattaforma adiacente la cui realizzazione è iniziata una settimana fa ( luglio 2026).

Con l'avvio del cantiere per la nuova piattaforma si aggiungono ulteriori interventi di sopraffazione di un'area già sottoposta a una crescente pressione antropica:  taglio di alberi, trasformazione di prati in parcheggi e piattaforma, perdita di vegetazione spontanea, compresi numerosi esemplari di sambuco. Dove fino a pochi giorni fa trovavano rifugio uccelli acquatici, anfibi, insetti e numerose altre specie, oggi si estende un'area devastata e snaturata.

In questi ultimi due anni tra il Leone Alato, il parcheggio, il sentiero, la piattaforma e le passerelle, si sono visti  passare più scavatori che animali delle specie protette.

In quest'area morirà la biodiversità che un tempo vi viveva, perché pali, galleggianti, alberelli di decoro e l'affluenza turistica non potranno restituirle ciò che è stato perduto.

(  clicca: Fratta, il canneto non c'è più! )

 


Queste foto raccontano una triste storia: quella di un ambiente naturale sacrificato per fare spazio a infrastrutture destinate esclusivamente al divertimento e all'uso dell'uomo. Di culturale, di storico e di identitario non c'è nulla. Ciò che resta è un paesaggio profondamente alterato, modellato non secondo le esigenze della natura, ma secondo i desideri e gli interessi dell'uomo.

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IL NOSTRO MANIFESTO PER LA TUTELA DEI LAGHI

PARCO DEI LAGHI

L'area dei Laghi di Revine, oggi riconosciuta come Zona Speciale di Conservazione (ZSC), deve essere tutelata in stretta connessione con la limitrofa Zona di Protezione Speciale (ZPS IT3240024) della dorsale prealpina, riconoscendone l'unità ecologica e il ruolo fondamentale per la biodiversità.

RILANCIO DEGLI STUDI SCIENTIFICI E DEL MONITORAGGIO

Servono nuove ricerche sulla qualità delle acque, sugli habitat e sulle specie presenti, accompagnate da un monitoraggio costante che consenta di conoscere lo stato reale dell'ecosistema e adottare interventi efficaci di tutela.

RINATURALIZZAZIONE (NATURE RESTORATION LAW)

Canneti, sponde naturali e ambienti umidi rappresentano un patrimonio ecologico insostituibile. Devono essere protetti e ripristinati dove compromessi, restituendo spazio alla natura e alla biodiversità.

STOP ALLE NUOVE OPERE DENTRO L'AREA PROTETTA

Basta con passerelle, piattaforme, cantieri e trasformazioni che sottraggono spazio agli habitat naturali. Un'area protetta non si valorizza costruendo, ma preservandone gli equilibri.

SERVIZI TURISTICI FUORI DALL'AREA PROTETTA

Eventi, strutture ricreative, parcheggi e servizi devono essere collocati nelle aree già urbanizzate, non all'interno degli ambienti più fragili e preziosi.

REGOLAMENTAZIONE DEGLI ACCESSI E DELLE ATTIVITÀ

Un'area protetta non può essere trasformata in un parco divertimenti. È necessario governare gli accessi e limitare le attività incompatibili con la tutela della fauna, degli habitat e della qualità ambientale.

PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

Le decisioni che riguardano un patrimonio naturale collettivo devono essere trasparenti, condivise e fondate sulla conoscenza scientifica, non su una visione del territorio subordinata alla sola attrattività turistica.

Comitato Difesa Laghi

Associazione Vallata Sana