

L'Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene ha presentato al Comune di Tarzo una richiesta formale per ottenere in uso gratuito una porzione dell’area situata nei pressi dei Laghi di Revine, ai piedi del borgo di Fratta di Tarzo. L’obiettivo è installare una struttura artistica raffigurante un leone scolpito in legno, alto diversi metri, a pochi passi dalle rive del lago, in un contesto di particolare valore paesaggistico, culturale e ambientale.
Ma cosa ci fa un leone al lago? Beve Prosecco! Il Comune poteva forse dire di no ai suoi capi più influenti nel territorio? Figuriamoci! Per farlo ci sarebbe voluto un vero cuor di leone.
Quella del leone è solo l’ultima trovata di un’operazione di marketing travestita da valorizzazione culturale, parte del progetto “Borgo Aumentato sul Lago”. Un’iniziativa che, dietro la retorica del rilancio territoriale, propone passerelle, piattaforme galleggianti per tuffi, degustazioni vini e concerti e ora anche un’enorme scultura in legno, imponendo al paesaggio una teatralità fuori scala e fuori luogo. Tutto questo a favore del turismo di massa..
Ma a quale costo? Ancora una volta, si interviene in un ecosistema fragile e di alto valore naturalistico senza un vero confronto pubblico, ignorando le istanze della comunità e sacrificando l'identità del luogo sull'altare della spettacolarizzazione e del consumo rapido. Un’idea di sviluppo che svuota i territori, anziché valorizzarli. Basterebbe imparare dai comuni che si sono dati al turismo di massa e che ora ne pagano le conseguenze, tentando faticosamente di recuperare le loro identità.
Conosciamo e stimiamo l’artista Marco Martello, in arte Martalar. Il suo lavoro, spesso realizzato con legno recuperato da alberi abbattuti da eventi naturali come la tempesta Vaia del 2018, ha un valore simbolico e una forza espressiva riconosciuta e apprezzata. Ma qui non si discute l’arte: si discute il rispetto per un luogo che non ha bisogno di essere trasformato in un parco tematico per essere vissuto e amato.
I laghi di Revine godono dello status di habitat protetto a livello europeo, è inaccettabile che siano proprio i sindaci, che dovrebbero difenderli, a svenderli in nome del turismo del Prosecco, ignorando ogni responsabilità ambientale.
Comitato Difesa Laghi di Revine.


Ogni cittadino del mondo è, a vario titolo, fruitore, custode e tutore del luogo in cui abita.
Attorno ai nostri laghi di Revine e di Tarzo, siamo cittadini privilegiati, poiché beneficiamo del godimento di un ecosistema delicato e prezioso.
Come possiamo esserne anche custodi e tutori all’altezza?
Partendo da un’adeguata osservazione e da un opportuno studio dell’ambiente lacustre, possiamo imparare a comprenderne le dinamiche e il suo “respiro vitale”, affinché la nostra presenza sul territorio sia in sintonia con il lago e con i suoi delicati equilibri.
Il rispetto, ad esempio, non si esprime nell’irritazione o nello sconforto quando il lago, nei suoi cicli naturali e costanti, esonda e occupa i nostri sentieri…
La tutela richiede invece la salvaguardia dell’habitat naturale che ospita numerosi abitanti, sia lungo le rive sia nelle acque, affinché nessuno possa alterarlo secondo un giudizio arbitrario, mettendo a rischio la vita di flora e fauna che lì dimorano.
Anche noi esseri umani facciamo parte della biodiversità e, se ci permettiamo di non averne rispetto, prima o poi ne pagheremo le conseguenze.
Vale di più il mantenimento di un ambiente naturale ricco di risorse vitali, o il miope obiettivo di uno sfruttamento sconsiderato che porta al suo sconvolgimento e alla sua distruzione?
Con la mano sul cuore, dovremmo unirci idealmente alle parole della Ministra dell’Ambiente austriaca, che lo scorso anno, con il suo voto, ha contribuito all’approvazione in sede europea della tanto discussa Restoration Law:
“Fra 20 o 30 anni, quando parlerò con le mie nipoti della bellezza del nostro Paese e del nostro Continente, e loro mi chiederanno cosa io ho fatto quando era in gioco tutto, voglio poter rispondere che ho fatto tutto quello che potevo…”
Anche noi, oggi, cerchiamo di fare tutto ciò che ci è possibile, perché il nostro ecosistema lacustre venga difeso da miopi speculazioni economiche e utilitaristiche.
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha comunicato la sospensione del procedimento autorizzativo per la realizzazione della piattaforma galleggiante sul Lago di San Giorgio, prevista nell’ambito del progetto PNRR “Cortili Frattali. Il borgo aumentato sul lago”, promosso dal Comune di Tarzo. (scarica PDF della Soprintendenza)
Il motivo della sospensione è la carenza di documentazione tecnica adeguata, necessaria per una corretta valutazione dell’impatto paesaggistico e ambientale dell’opera. Si tratta esattamente della stessa criticità che il Comitato Difesa Laghi e altre realtà impegnate nella tutela del territorio avevano già evidenziato in più sedi: l’assenza di una progettazione chiara e completa e il rischio di un intervento potenzialmente impattante in un’area naturalisticamente e paesaggisticamente delicata. ( la nostra lettera alla Soprintendenza)
La Soprintendenza ha richiesto al Comune le seguenti integrazioni:
chiarimenti su eventuali modifiche morfologiche al terreno, come sbancamenti o appoggi per la passerella;
elaborati grafici aggiornati che rappresentino i percorsi di accesso alla piattaforma;
una relazione tecnica che giustifichi la scelta dell’area d’intervento e analizzi l’eventuale presenza di opere correlate.
Fino alla presentazione della documentazione richiesta, il procedimento resta sospeso. Se le integrazioni non saranno trasmesse entro 30 giorni dalla comunicazione ufficiale, l’autorizzazione paesaggistica verrà archiviata e il progetto non potrà proseguire.
Una volta completata l’istruttoria paesaggistica, cosa farà la Regione Veneto?
ll progetto ricade all’interno del Sito Natura 2000 “Laghi di Revine Lago - Tarzo” e, per questo, è obbligatoria la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale (VInCA), che deve essere richiesta dal Comune di Tarzo. Resta però il dubbio: il Comune ha effettivamente attivato questa procedura? La Regione si attiverà per verificare il rispetto delle norme ambientali?
In un territorio dove la Regione ha concesso l'espansione dei vigneti, l'uso massiccio di pesticidi e un modello economico che punta esclusivamente sull'export e sul turismo, la vera domanda è: la Regione sceglierà di proteggere i Laghi di Revine, un patrimonio naturale unico e fragile? I laghi rischiano di essere sacrificati in nome di uno sviluppo che ignora le necessità ecologiche. La scelta è chiara: preservare ciò che rimane di questo ecosistema o continuare a favorire un modello che sta distruggendo il nostro ambiente?
Chiediamo alla Regione di opporsi a questo progetto, per difendere i laghi e l’equilibrio del nostro paesaggio.
E a chi abita, conosce e ama questo territorio, rivolgiamo un invito sentito: domandiamoci se queste opere sono davvero necessarie per il bene dei laghi, dell’ambiente e della nostra comunità? Oppure rispondono soltanto a interessi personali, capricci e giochi di potere mascherati da progresso?"
Comitato Difesa Laghi di Revine

Questo rapporto è stato redatto da Gabrielle Aubert (Institute for European Environmental Policy), con il contributo di Evelyn Underwood (IEEP), Sabien Leemans (WWF European Policy Office), Sofie Ruysschaert (BirdLife Europe and Central Asia) e Ioannis Agapakis (ClientEarth). Ulteriori contributi di consulenza sono stati forniti da Kaley Hart e Kenny Meganck (IEEP) e da Sergiy Moroz (European Environmental Bureau).
La traduzione è a cura di Lipu- Birdlife Italia
Per scaricare l'opuscolo clicca qui>>>![]()

Apprendiamo oggi, da un articolo pubblicato sulla Tribuna di Treviso, le lamentele di alcuni turisti per l’impossibilità di completare il giro dei Laghi di Revine a causa dell’esondazione del lago. Una condizione che, ricordiamo, è del tutto naturale e ciclica, parte integrante del ciclo vitale di questo ecosistema.
Fortunatamente, ci sono ancora cittadini e abitanti del territorio che difendono quello che potremmo chiamare il “diritto del lago” a esondare, a respirare, a seguire i propri ritmi. Il vero problema non è l’acqua che invade i sentieri, ma l’idea che sia la natura a doversi adattare ai desideri e all’abbigliamento dei visitatori, e non viceversa.
Il lago non è una passerella né un parco giochi da modellare su misura di infradito o tacchetti. Chi sceglie di frequentare questi luoghi dovrebbe portare con sé RISPETTO.
Questo fa riflettere su quello che è il progetto " Borgo Aumentato sul lago" che sembra invece voler soddisfare proprio chi queste assurde richieste le fa.
Infatti il 13 marzo 2025 il Consiglio Comunale di Tarzo ha approvato una variante parziale al Piano degli Interventi, denominata “Cortili frattali. Il borgo aumentato sul lago – Attività 05: Passerella lungo lago – Percorso su terra”. Il progetto prevede la realizzazione di un nuovo percorso pedonale lungo il lago, che passa sotto il centro abitato di Fratta e si collega alla stradina secondaria che dal centro del paese scende fino all’acqua. Anche se nei documenti approvati non si fa mai esplicita menzione della piattaforma galleggiante prevista nel lago, appare evidente che il nuovo tracciato sia funzionale proprio a raggiungere quella struttura, già annunciata come “nuovo Cortile di Fratta”.
Proprio per fare chiarezza sulle intenzioni dell’Amministrazione, abbiamo presentato un’osservazione al progetto, evidenziando alcune criticità. Una delle principali riguarda il cambio di destinazione d’uso dei terreni attraversati dal nuovo tracciato, che da agricoli diventano destinati a viabilità. Riteniamo questa trasformazione non coerente con le norme del Parco dei Laghi né con il Disciplinare Unesco, anche perché un tracciato largo 2,5 metri difficilmente può essere definito un semplice “sentiero”. Inoltre, la rimozione del vincolo agricolo apre alla possibilità di future trasformazioni del paesaggio e interventi edilizi nei fondi confinanti.
Un secondo punto riguarda la mancata Valutazione di Impatto Ambientale. A nostro avviso, il progetto del sentiero non può essere considerato isolatamente, ma come parte di un intervento più ampio che comprende anche la piattaforma nel lago, la quale dovrebbe essere oggetto di una specifica valutazione ambientale, dato che il sito è protetto dalla Direttiva Habitat ed è già regolamentato dal Piano Ambientale del Parco dei Laghi. Invece, l’Amministrazione ha escluso tale procedura, motivo per cui abbiamo inviato una nota anche alla Sovrintendenza e agli uffici regionali competenti (Vinca-VAS).
La questione si fa ancora più delicata quando si considera che, pur non esistendo ancora un progetto ufficiale per la piattaforma galleggiante, l’Amministrazione sembra considerarla un’opera temporanea e removibile, cercando quindi di evitarne l’assoggettamento alle normali autorizzazioni. Abbiamo riscontrato che è stata avviata una pratica presso lo sportello SAUP del Comune che solitamente si occupa di supportare imprese e attività produttive.
In sintesi, ci troviamo di fronte a un’opera che interessa un’area a riserva naturale, che dovrebbe essere sottoposta a valutazioni ambientali puntuali e a un rigoroso controllo paesaggistico. Invece, il rischio concreto è che venga fatta passare come una semplice attività commerciale o produttiva, sottraendola al vaglio degli enti competenti e privando i cittadini di una corretta informazione.
È necessario fare piena luce sulle procedure adottate, sui vincoli eventualmente ignorati e sulla legittimità delle autorizzazioni rilasciate. Il patrimonio naturale e il principio di legalità non possono essere messi da parte per forzare un progetto che solleva troppe domande e lascia troppe zone d’ombra.
Per questi motivi chiediamo che vengano sospese tutte le autorizzazioni rilasciate e che siano bloccati i lavori in corso relativi al progetto PNRR "Cortili Frattali – Il Borgo Aumentato sul Lago", attività 04 , "Cortile dell’Acqua", in attesa di chiarimenti urgenti e approfonditi.
Chiediamo trasparenza su tutte le fasi autorizzative. Pretendiamo il rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici. Difendiamo il diritto dei cittadini a essere informati e coinvolti nei processi che riguardano il loro territorio.
Associazione Vallata Sana


--
La struggente politica del “è solo un caso”, del “niente di preoccupante” e del “lavoriamo in silenzio” è ormai una scorciatoia per non affrontare i problemi. Serve a evitare critiche, a non esporsi, a far passare tutto sotto silenzio. Ma mentre si tace, i danni crescono. Non è distrazione: è una scelta consapevole. Una gestione che preferisce non vedere, non sapere, non agire. Una politica senza visione, che svende i territori alla logica del “rendere tutto gradevole”, purché risulti appetibile agli occhi dei visitatori.
Succede anche nei laghi di Revine, un’area protetta che fa parte della rete europea Natura 2000, trasformata in un mero palcoscenico turistico. Dove dieci pesci morti vengono ignorati come un “incidente isolato” e non come un segnale d’allarme. Dove l’eccesso di alghe non viene affrontato con soluzioni ecologiche, ma con un taglio superficiale, per migliorare l’estetica dell’acqua e compiacere gli occhi dei visitatori. Dove una piattaforma di plastica per i tuffi ha più valore di un canneto, abbattuto perché ritenuto “sgradevole alla vista”, e dove il progetto integrale dell’intervento non è ancora stato reso pubblico ai cittadini. Dove, invece di promuovere pratiche di gestione ecologica, si reintroduce il diserbante chimico nei cimiteri, solo per il decoro, ignorando che quelle sostanze finiranno nel lago, compromettendo ulteriormente l’equilibrio naturale. Dove i filari di vigneti si spingono a pochi metri dalla riva, in barba a ogni principio di tutela, con il rischio concreto di contaminazione da pesticidi e fertilizzanti.
Dove, quando ARPAV segnala la presenza di feci nell’acqua, la risposta del Sindaco è: “forse poco prima qualcuno aveva fatto pipì”, come se bastasse una battuta leggera per lavare via anche la responsabilità. Dove si innalzano antenne per agevolare le compagnie telefoniche, incuranti dell’impatto paesaggistico e ambientale. Dove aumentano le specie alloctone, favorite dall’alterazione degli equilibri ecologici, mentre quelle autoctone scompaiono nel silenzio.
E tutto questo perché studiare la biodiversità, monitorare gli equilibri ecologici, fare prevenzione vera, significherebbe assumersi responsabilità, significherebbe smettere di guardare solo ai benefici economici e iniziare a tutelare davvero l’ambiente. Ma chi amministra, troppo spesso, preferisce la passerella alla lungimiranza. Il decoro al rispetto. L’apparenza alla verità.
Chiediamo che ogni decisione e azione futura riguardante i laghi di Revine sia preceduta da approfonditi studi scientifici, consultazioni con esperti indipendenti e un reale coinvolgimento della comunità locale. Riteniamo indispensabile un cambio di rotta che privilegi la rinaturalizzazione dell’area, la tutela della biodiversità e il ripristino degli equilibri ecologici originari. Chiediamo inoltre che i laghi di Revine vengano riconosciuti a tutti gli effetti come Parco Naturale, un bene comune da proteggere e valorizzare nel rispetto della loro unicità ambientale e culturale.
Associazione Vallata Sana

28.04.2025
Laghi di Revine/Segnalazione: altra carpa morta -Al lido di lago ,vicino la barca taglia erba-

Pagina 5 di 16