La struggente politica del “è solo un caso”, del “niente di preoccupante” e del “lavoriamo in silenzio” è ormai una scorciatoia per non affrontare i problemi. Serve a evitare critiche, a non esporsi, a far passare tutto sotto silenzio. Ma mentre si tace, i danni crescono. Non è distrazione: è una scelta consapevole. Una gestione che preferisce non vedere, non sapere, non agire. Una politica senza visione, che svende i territori alla logica del “rendere tutto gradevole”, purché risulti appetibile agli occhi dei visitatori.
Succede anche nei laghi di Revine, un’area protetta che fa parte della rete europea Natura 2000, trasformata in un mero palcoscenico turistico. Dove dieci pesci morti vengono ignorati come un “incidente isolato” e non come un segnale d’allarme. Dove l’eccesso di alghe non viene affrontato con soluzioni ecologiche, ma con un taglio superficiale, per migliorare l’estetica dell’acqua e compiacere gli occhi dei visitatori. Dove una piattaforma di plastica per i tuffi ha più valore di un canneto, abbattuto perché ritenuto “sgradevole alla vista”, e dove il progetto integrale dell’intervento non è ancora stato reso pubblico ai cittadini. Dove, invece di promuovere pratiche di gestione ecologica, si reintroduce il diserbante chimico nei cimiteri, solo per il decoro, ignorando che quelle sostanze finiranno nel lago, compromettendo ulteriormente l’equilibrio naturale. Dove i filari di vigneti si spingono a pochi metri dalla riva, in barba a ogni principio di tutela, con il rischio concreto di contaminazione da pesticidi e fertilizzanti.
Dove, quando ARPAV segnala la presenza di feci nell’acqua, la risposta del Sindaco è: “forse poco prima qualcuno aveva fatto pipì”, come se bastasse una battuta leggera per lavare via anche la responsabilità. Dove si innalzano antenne per agevolare le compagnie telefoniche, incuranti dell’impatto paesaggistico e ambientale. Dove aumentano le specie alloctone, favorite dall’alterazione degli equilibri ecologici, mentre quelle autoctone scompaiono nel silenzio.

E tutto questo perché studiare la biodiversità, monitorare gli equilibri ecologici, fare prevenzione vera, significherebbe assumersi responsabilità, significherebbe smettere di guardare solo ai benefici economici e iniziare a tutelare davvero l’ambiente. Ma chi amministra, troppo spesso, preferisce la passerella alla lungimiranza. Il decoro al rispetto. L’apparenza alla verità.

Chiediamo che ogni decisione e azione futura riguardante i laghi di Revine sia preceduta da approfonditi studi scientifici, consultazioni con esperti indipendenti e un reale coinvolgimento della comunità locale. Riteniamo indispensabile un cambio di rotta che privilegi la rinaturalizzazione dell’area, la tutela della biodiversità e il ripristino degli equilibri ecologici originari. Chiediamo inoltre che i laghi di Revine vengano riconosciuti a tutti gli effetti come Parco Naturale, un bene comune da proteggere e valorizzare nel rispetto della loro unicità ambientale e culturale.

Associazione Vallata Sana