Un altro progetto ai danni del territorio. La riapertura della cava Androz in Val Lapisina, una gigantesca estrazione di oltre 1,6 milioni di metri cubi di ghiaia per circa 17 anni di attività.
Nulla di inaspettato, purtroppo. La politica regionale a parole tutela il paesaggio, l'ambiente e gli ecosistemi ma nei fatti non mette mai un limite alla brama di chi vuole scavare, costruire, spianare e disboscare per un profitto che non genera vero progresso.
Il territorio è sottoposto a progetti di sfruttamento, cementificazione, estrazione, urbanizzazione mascherata da "riqualificazione". STA accadendo ai Laghi di Revine, nel Cansiglio, alle Grave di Ciano, in Val Lapisina. Luoghi diversi, uniti dalla stessa logica predatoria: trasformare ambienti naturali, ecosistemi fragili e paesaggi storici in prodotti da sfruttare, vendere e consumare.
Una gran parte degli Amministratori pubblici, d'intesa cone le aziende del settore, presentano questi scempi usando sempre gli stessi termini,, così come è sempre uguale l’inganno. Parole studiate per mascherare ciò che altrimenti verrebbe rifiutato e combattuto: “riqualificazione ambientale”, “valorizzazione ”, “progresso”, “sviluppo”, “creazione di valore”.
Chiamare “riqualificazione ambientale” un processo di artificializzazione significa insultare il territorio e chi lo vive. Significa sostenere che un bosco, una riva naturale, una zona umida o una grave fluviale non abbiano valore finché non vengono asfaltati, illuminati, recintati, attrezzati e monetizzati. Ma il loro valore esiste già. Il tesoro della Val Lapisina non è sottoterra. Per trovarlo non bisogna scavare ma aprire gli occhi.
Esiste nella biodiversità, nell’acqua che il suolo assorbe, nel clima che regola, nella memoria dei luoghi, nella relazione profonda tra comunità e paesaggio. Esiste anche nella loro apparente inutilità economica, perché non tutto deve produrre profitto per avere diritto di esistere.
Un territorio non è “abbandonato” perché non genera denaro. Un territorio viene abbandonato quando lo si consegna ai progetti di "valorizzazione" affidati ad aziende che arrivano con la valigetta degli investimenti e pretendono di comprare tutto: terra, silenzio, acqua, boschi e futuro.
Le cave vengono vendute come opportunità economiche. Le infrastrutture turistiche come rilancio del territorio. Le nuove opere come investimenti sul futuro. Ma quale futuro resta dopo la frammentazione degli habitat, dopo la cementificazione, dopo l’aumento del traffico, dell’inquinamento e della pressione antropica?
E se oggi gli investitori possono devastare interi territori è perché trovano Amministrazioni pronte ad aprire le porte e a concedere il lasciapassare.
Il problema non è la mancanza di soldi o di progetti. il problema non è solo una cava, un progetto o un’opera.
Il problema è un modello che considera la natura una merce e il territorio un bene da consumare finché produce profitto.
Difendere il territorio significa difendere la nostra dignità, la salute, l’acqua, il paesaggio e il diritto delle comunità di decidere sul proprio futuro. Difendere questi luoghi oggi è resistenza. Le prime dichiarazioni che abbiamo raccolto dagli abitanti della Val Lapisina sono chiare ed a loro che esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno.
Assieme a loro lanciamo un appello all'unità e alla mobilitazione perché l’attacco alla Val Lapisina di oggi è il risultato di attacchi precedenti e, purtroppo, non sarà l’ultimo. Chiediamo agli Amministratori pubblici, sindaci, assessori, consiglieri di essere coerenti difensori del territorio e della biodiversità.